La posizione giudiziaria di Jacques Moretti, gestore del Constellation di Crans-Montana e tra gli indagati per la strage di Capodanno costata la vita a 41 persone, tra cui sei italiani, e il ferimento di altre 115, potrebbe complicarsi ulteriormente. E proprio la sua condizione psicologica potrebbe diventare il nuovo terreno sul quale la difesa intende giocare la propria partita. I suoi avvocati potrebbero chiedere una valutazione formale della capacità di Moretti di affrontare il procedimento, comprendere le accuse e partecipare agli interrogatori e alle eventuali udienze. Una strada che la difesa aveva già iniziato a preparare in primavera, quando aveva depositato certificati medici per ottenere il rinvio di un interrogatorio. La documentazione parlava di depressione reattiva, stress post-traumatico, disturbi del sonno, stato confusionale ed episodi di amnesia, condizioni che secondo i legali sarebbero insorte dopo l’incendio del primo gennaio e la successiva carcerazione. Nel frattempo, però, è intervenuto un nuovo elemento destinato a pesare sulla sua posizione, nella notte tra l’11 e il 12 agosto Moretti è stato arrestato dopo una lite con la moglie Jessica, accompagnata al pronto soccorso di Sierre. L’uomo è ora detenuto nel carcere di Sion con l’accusa di violenze domestiche. Jessica, dopo essere stata dimessa, è tornata a casa con i due figli. Non ha denunciato il marito, ma non lo ha neppure formalmente scagionato. La vicenda privata ha così aperto un nuovo fronte giudiziario che si intreccia con l’inchiesta sulla strage del Constellation.
La difesa porta i certificati sulle condizioni di salute di Moretti
La questione delle condizioni psicologiche di Moretti non nasce dunque con il nuovo arresto. Il primo certificato medico, datato 18 marzo, descriveva uno “stato depressivo reattivo” attribuito allo shock post-traumatico provocato dall’incendio del primo gennaio e dalla carcerazione. Nel documento veniva inoltre segnalato uno stato confusionale con diversi episodi di amnesia. Secondo la difesa, una situazione di questo tipo avrebbe reso problematico sottoporre l’uomo a un interrogatorio senza prima verificarne le condizioni. Un secondo certificato, del 31 marzo, aggiungeva un altro elemento, Moretti avrebbe dormito appena tre ore per notte e avrebbe avuto difficoltà, in quel momento, a sostenere un interrogatorio. A questi disturbi si sarebbe aggiunta una forte pressione esterna. In una lettera, uno dei suoi legali aveva parlato di una pressione mediatica “fuori dal comune”, sostenendo che alcuni giornalisti fossero accampati davanti alla sua abitazione. La difesa aveva inoltre riferito di una perdita di peso di circa 15 chili in pochi mesi e di minacce di morte rivolte a Moretti e, secondo quanto sostenuto dagli avvocati, anche ai suoi figli piccoli. Sono questi gli elementi sui quali la difesa potrebbe tornare a fare leva per chiedere un accertamento più approfondito dello stato mentale dell’imputato.
Gli accertamenti psichiatrici
La richiesta di verificare la capacità di stare a giudizio riguarda una questione precisa: stabilire se l’imputato sia in grado, in quel momento, di comprendere il procedimento che lo riguarda e di partecipare effettivamente alla propria difesa. Non equivale automaticamente a sostenere che Moretti fosse incapace di intendere e di volere quando è avvenuta la tragedia. Sono infatti due questioni differenti. I certificati presentati dai difensori non basterebbero da soli a stabilire l’eventuale incapacità processuale. Sarebbe necessario un accertamento specialistico, affidato a un perito indipendente, che dovrebbe verificare la reale entità dei disturbi descritti e stabilire se questi compromettano concretamente la capacità dell’uomo di comprendere le accuse, seguire gli atti e collaborare con i propri legali. Se una perizia dovesse accertare una temporanea incapacità a partecipare al procedimento, gli atti potrebbero essere rinviati fino al miglioramento delle condizioni di salute. Ed è proprio questo il possibile effetto strategico della richiesta; guadagnare tempo. Un rinvio degli interrogatori e delle successive fasi giudiziarie consentirebbe alla difesa di lavorare sul procedimento mentre la posizione di Moretti viene sottoposta a una valutazione medica ufficiale. Non significherebbe, però, cancellare le accuse né evitare definitivamente il processo.
Il nodo della responsabilità per la tragedia
Un eventuale accertamento psichiatrico potrebbe avere, in prospettiva, anche un’altra conseguenza. La difesa potrebbe cercare di utilizzare le conclusioni degli specialisti per affrontare, in un momento successivo, la questione della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Si tratta però di un passaggio completamente diverso. La capacità di stare a giudizio riguarda le condizioni dell’imputato durante il procedimento; la capacità di intendere e di volere riguarda invece il suo stato psichico quando i fatti contestati sono avvenuti. Per incidere sulla responsabilità relativa all’incendio del Constellation, quindi, non sarebbe sufficiente dimostrare che Moretti soffre di depressione o di disturbi psicologici dopo la tragedia. Occorrerebbe accertare una condizione clinica rilevante proprio al momento dei fatti. Per questo, almeno sulla base degli elementi emersi finora, la strada appare molto più difficile da percorrere rispetto a una richiesta relativa alla capacità di partecipare al procedimento.
L’arresto dopo la lite con Jessica
A rendere ancora più complessa la posizione di Moretti è stata la vicenda esplosa nella notte tra l’11 e il 12 agosto.La polizia del Vallese è arrivata nella villa della famiglia dopo una violenta lite tra i coniugi. Moretti è stato arrestato e trasferito nel carcere di Sion, mentre Jessica è stata accompagnata al pronto soccorso di Sierre per le conseguenze dell’aggressione e successivamente dimessa. I due, che fino ai primi giorni di agosto erano apparsi uniti anche nella gestione della loro posizione giudiziaria, sono ora separati. Jessica è rimasta nella villa con i due bambini, mentre Moretti è detenuto. I tre legali della coppia hanno descritto l’accaduto come una vicenda legata esclusivamente alla loro vita privata e inserita in una situazione di particolare pressione. Secondo quanto riferito dalla difesa, Moretti avrebbe avuto un crollo nervoso, anche in relazione alla prospettiva di dover continuare a presentarsi quotidianamente alla polizia. Sul caso la procuratrice Beatrice Pilloud ha mantenuto il riserbo, limitandosi a non rilasciare dichiarazioni sui procedimenti relativi alla violenza domestica.
Lo scontro tra i coniugi
Nelle ricostruzioni della vicenda, un ruolo importante viene attribuito anche all’obbligo di firma imposto a Moretti. Alla vigilia dell’intervento della polizia, i giudici avevano respinto la richiesta dell’uomo di sostituire la presenza quotidiana in caserma con una videochiamata effettuata da un luogo conosciuto. L’8 agosto, inoltre, il tribunale aveva prorogato di altri tre mesi le misure coercitive. Secondo quanto riferito dai legali, proprio la prospettiva di dover continuare a presentarsi ogni giorno davanti alla polizia avrebbe contribuito al forte stato di tensione culminato nella lite. Il nuovo arresto ha però modificato radicalmente il quadro; la questione non riguarda più soltanto gli obblighi imposti nell’ambito dell’inchiesta sulla strage, ma anche la tutela della moglie e la possibilità che una nuova situazione di violenza possa verificarsi.
Jessica non ha denunciato il marito
Dopo essere stata curata in ospedale, Jessica non ha presentato denuncia contro Moretti. La circostanza non ha però impedito alla magistratura di intervenire sulla base degli elementi emersi nella notte dell’aggressione. La donna, dunque, non ha formalmente accusato il marito attraverso una denuncia, ma non lo ha nemmeno scagionato. La polizia è intervenuta, Jessica è stata portata in ospedale e Moretti è stato arrestato. La sua posizione resta particolarmente delicata anche per un altro motivo, la donna è a sua volta coinvolta nell’inchiesta relativa al rogo del Constellation. Per questo, un’eventuale collaborazione con la procura potrebbe avere conseguenze anche sul procedimento principale. La rottura del rapporto con il marito, qualora diventasse definitiva, potrebbe modificare gli equilibri tra i due coniugi e la disponibilità di Jessica a fornire agli inquirenti elementi sulla vicenda del locale.
Il trasferimento a Curabilis come alternativa al carcere
La nuova situazione potrebbe inoltre offrire alla difesa un altro terreno sul quale intervenire: la compatibilità dello stato psicologico di Moretti con il regime carcerario. Se le sue condizioni venissero ritenute incompatibili con la detenzione ordinaria, i legali potrebbero chiedere una soluzione alternativa che garantisca comunque la custodia ma consenta un trattamento specialistico. Secondo quanto riportato da alcuni media, la difesa starebbe valutando il trasferimento dal carcere di Sion al centro Curabilis di Ginevra, struttura penitenziaria specializzata nel trattamento terapeutico. Un eventuale trasferimento non coinciderebbe quindi necessariamente con una scarcerazione, Moretti resterebbe sottoposto a una misura restrittiva, ma in un contesto adeguato alle sue condizioni cliniche. Anche un nuovo certificato medico potrebbe essere utilizzato per chiedere il rinvio degli interrogatori previsti tra la fine di novembre e dicembre.
Il rischio di fuga pesa sulla posizione di Moretti
La vicenda familiare introduce però anche un problema opposto per la difesa: quello delle misure cautelari. Un eventuale ritorno di Moretti nella casa con Jessica e i figli sarebbe difficilmente compatibile con l’accusa di violenza domestica e con la necessità di evitare il rischio di reiterazione. Una sistemazione diversa potrebbe teoricamente consentire di valutare una misura alternativa alla detenzione in carcere, come gli arresti domiciliari, ma la situazione resta complessa. A questo si aggiunge il pericolo di fuga, che secondo la ricostruzione della vicenda rappresenta uno degli elementi considerati dalla procura. La separazione dal nucleo familiare modifica infatti gli equilibri che fino a poco tempo fa legavano i due coniugi anche nella gestione delle rispettive posizioni giudiziarie. Un legale svizzero ha osservato che, in assenza di un’abitazione alternativa, un ritorno a casa sarebbe problematico; allo stesso tempo, una crisi familiare che separi Moretti dalla moglie e dai figli potrebbe aumentare i presupposti per ritenere concreto il rischio di fuga. La custodia cautelare resta quindi uno dei nodi principali, da una parte le condizioni psicologiche sulle quali insiste la difesa, dall’altra le esigenze di sicurezza e quelle dell’inchiesta.
Il ruolo di Jessica
Il nuovo fronte familiare rischia così di avere ripercussioni anche sull’inchiesta per la tragedia del Constellation. Jessica è infatti coinvolta nel procedimento relativo all’incendio e, in quanto parte della coppia che gestiva il locale, la sua eventuale collaborazione con la procura potrebbe contribuire a chiarire alcuni aspetti della vicenda. Il fatto che non abbia denunciato il marito per le violenze non significa automaticamente che la sua posizione processuale sia destinata a cambiare. Tuttavia, una rottura definitiva con Moretti potrebbe modificare il rapporto tra i due e la sua eventuale disponibilità a collaborare con gli inquirenti. Secondo l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, le prove raccolte nei confronti dei Moretti per la strage sarebbero già solide e sufficienti. Il legale ha inoltre sottolineato l’importanza che il procedimento per le violenze domestiche rimanga distinto da quello relativo alla tragedia del Constellation e che quest’ultimo non subisca ulteriori rallentamenti.
La difesa punta sul tempo
La partita che si apre ora riguarda dunque soprattutto i tempi del procedimento. La difesa può utilizzare le condizioni psicologiche già documentate per chiedere una valutazione ufficiale della capacità di Moretti di affrontare gli atti giudiziari. Se gli accertamenti dovessero confermare una temporanea incapacità, interrogatori e altre attività potrebbero essere rinviati. Parallelamente, i legali possono tentare di ottenere per il loro assistito un trattamento carcerario compatibile con il suo stato di salute, eventualmente attraverso il trasferimento in una struttura terapeutica. Sul fronte familiare, invece, resta da capire quale sarà l’evoluzione del rapporto con Jessica. La donna non ha denunciato il marito, ma l’intervento della polizia e il ricovero seguito alla lite hanno comunque aperto un nuovo procedimento.
