Storia di David Berkowitz, il "figlio di Sam" che terrorizzò New York

Esecuzioni truculente ordinate dai demoni, lettere minatorie, una città sull’orlo del collasso: la furia di David Berkowitz, il killer della calibro 44 tra luci e ombre

Screen FOX 26 Houston via YouTube

Sei vittime accertate, vite spezzate o rovinate per sempre. Lettere minatorie, promesse di strage. Una città, New York, sotto scacco. David Berkowitz ha tenuto in ostaggio l’America con la sua furia omicida per un anno intero, per la precisione tra il luglio del 1976 e il luglio del 1977. Nel mirino del "figlio di Sam" le coppie che si trovavano da sole in macchina in quartieri come il Bronx e il Queens: nessuna preferenza degna di nota, tutto affidato al caso. O meglio ordinato dai demoni.

L'infanzia turbolenta

David Berkowitz nasce a New York il 1° giugno 1952, frutto indesiderato della relazione tra la madre Betty Broder e un uomo di affari sposato. Appena nato, viene dato in adozione a Nathan e Pearl Berkowitz. Un bimbo molto sveglio, capace, ma con tendenze preoccupanti. Ancora giovanissimo inizia a rubare e evidenzia la propensione a diventare un piromane. Asociale e aggressivo, a tratti ingestibile.

Nel 1965, quando ha tredici anni, un evento che cambia per sempre la sua vita: la morte della madre adottiva Pearl, sconfitta da un tumore al seno. Berkowitz è sotto choc, si sente tradito, si sente solo. Una sensazione che aumenta esponenzialmente qualche tempo dopo, quando Nathan si risposa e si trasferisce in Florida. Ma il futuro “figlio di Sam” non riesce ad andare d’accordo con la nuova madre e la sorellastra, decide così di andarsene da casa e di arruolarsi. Viene subito mandato in Corea, dove sperimenta varie droghe e fa qualche esperienza. Lasciato l’esercito, torna a New York, dove nel 1974 inizia a lavorare nel servizio postale.

A poco più di vent’anni, David Berkowitz prova a riallacciare i rapporti con la madre naturale, ma desiste dopo qualche incontro. Il rapporto con le donne è particolarmente complicato, anche da un punto di vista sessuale. L’unico rapporto lo ha con una prostituta coreana, che per giunta lo infetta con una malattia venerea. In quel periodo, nel 1975, entra in contatto con il mondo esoterico grazie ad alcuni giovani. Inizia a guardare film dell’orrore e soprattutto studia “The Satanic Bible”, libro pubblicato qualche anno prima da Anton LaVey e testo di riferimento della Chiesa di Satana.

Il killer della calibro 44

David Berkowitz matura strane, pericolose idee. E prova a metterle in pratica alla fine del 1975, per la precisione alla vigilia di Natale: l’uomo aggredisce due giovani per strada: una si salva fuggendo, l’altra viene raggiunta da diverse coltellate, ma riesce a sopravvivere. Il futuro serial killer riesce a farla franca: nessuna delle due riesce a identificarlo.

Il primo omicidio è datato 29 luglio 1976, nel Bronx: David Berkowitz aggredisce due amiche, Jody Valenti e Donna Lauria, mentre chiacchierano in una macchina parcheggiata. Appena Donna apre la portiera per scendere, Berkowitz tira fuori una pistola calibro 44 nascosta in un sacchetto di carta e apre il fuoco: la Lauria muore sul colpo, mentre la Valenti riporta una ferita alla coscia. Anche in questo caso non rientra nella lista dei sospettati: le forze dell’ordine pensano a un attacco mafioso con scambio di persona.

Passano tre mesi e David Berkowitz torna a colpire, questa volta nel Queens. Un’altra sparatoria, un altro parcheggio: vittime della sparatoria Rosemary Keenan (illesa) e Carl Denaro, raggiunto da un colpo alla testa non fatale. Il 26 novembre la terza aggressione, sempre nel Queens: Donna DeMasi e Joanne Lomino vengono sorprese mentre tornano a casa. Donna riesce a cavarsela con qualche ferita, mentre Joanne – colpita alla spina dorsale – rimane paralizzata.

David Berkowitz torna a colpire il 30 gennaio 1977, nuovamente nel Queens. Poco dopo la mezzanotte assale Christine Freund e John Diel, seduti in macchina in un parcheggio dopo aver visto Rocky al cinema. Un amore spezzato per sempre: Christine viene raggiunta da colpi mortali, mentre John riesce a salvarsi. L’8 marzo 1977 Berkowitz torna a colpire nella stessa zona, uccidendo la studentessa Virginia Voskerichian: cambia il modus operandi, in questo caso la vittima non era seduta in macchina ma tranquilla per strada.

New York è terrorizzata, una città sull’orlo del collasso. Il sindaco Ed Koch organizza una conferenza stampa e annuncia la presenza di un serial killer a piede libero. Ma non solo: rivela un dettaglio fondamentale, ovvero l’arma utilizzata dall’assassino, una pistola calibro 44. Un’informazione che potrebbe spingere il ricercato a disfarsi dell’arma, ma non è questo il caso.

Il figlio di Sam

Il 17 aprile 1977 David Berkowitz mette la firma su un duplice omicidio nel Bronx, a pochi passi dal luogo della sparatoria che ha coinvolto qualche tempo prima Donna DeMasi e Joanne Lomino: Alexander Esau e Valentina Suriani sono raggiunti da diversi colpi d’arma da fuoco mentre sono seduti in macchina. Le forze dell’ordine devono fare i conti con una scena del crimine orrenda, due giovani vite strappate in un fiume di sangue.

Ma non è tutto. Il serial killer ha infatti lasciato un indizio importante, una lettera indirizzata al capitano Joseph Borrell. “Tornerò, tornerò! Che va interpretato così – bang bang bang bang”, uno dei passaggi più importanti tra minacce e simboli satanici. La conclusione, poi, passata alla storia: “Sono il figlio di Sam.

Il 30 maggio del 1977 David Berkowitz manda una seconda lettera, questa volta al giornalista Jimmy Breslin. Non è una scelta fatta a caso: lui è il cronista di punta del New York Daily News. Molto più lunga della precedente, la missiva conferma minacce sinistre: “Ciao dal rigagnolo di NYC che è alimentato da escrementi di cane, vomito, vino stagnante, urina e sangue. Ciao dalle fogne di NYC che ingoiano queste bontà quando sono lavate dai camion dei netturbini. Ciao dalle fessure nelle strade di NYC e dalle formiche che scendono in queste buche e mangiano il sangue dei morti nascosti in queste fessure...”.

Poco meno di un mese dopo, il 26 giugno 1977, un nuovo assalto sanguinoso a Bayside, sobborgo del Queens. Seduti in macchina dopo aver passato la serata in discoteca, Judy Placido e Salvatore Lupo vengono raggiunti dagli spari. Solo qualche ferita per loro fortunatamente.

31 luglio 1977, Brooklyn. Stacy Moskowitz e Robert Violante si incontrano per un primo appuntamento, prima un film al cinema e poi la cena fuori. E in macchina, per scambiarsi delle effusioni, nonostante la preoccupazione per il “figlio di Sam”, che però ha sempre colpito in altre zone. Ma questa volta è diverso: David Berkowitz è lì, assetato di sangue. Estrae la sua fedelissima calibro 44 e fa fuoco: Stacy viene colpita alla testa, muore il giorno dopo, Bobby viene colpito al volto e perde la vista da un occhio, ma riesce a sopravvivere.

La multa, l'arresto e la "speranza"

La pressione sulle autorità è palpabile, ma spuntano parecchi testimoni per l’ultimo omicidio. Uno di loro fornisce l’indizio decisivo: una donna racconta agli investigatori di aver visto una Ford Galaxy gialla parcheggiata in sosta vietata. Il giovane proprietario è arrivato in un secondo momento e, dopo aver tolto la contravvenzione, se n’è andato. Proprio grazie a quella multa, risalgono al nome di David Berkowitz.

Due inquirenti si recano a casa di Berkowitz e trovano la Ford Galaxy gialla, la aprono e trovano una prova schiacciante: una lettera indirizzata al commissario di polizia con all’interno un'intimidazione circa una sparatoria a Long Island. Un foglio da lasciare sulla prossima scena del crimine, la grafia non lascia spazio a dubbi. Il serial killer viene arrestato a Yonkers il 10 agosto, senza opporre resistenza: “Sono Sam”, risponde alle domande degli agenti. Nel suo appartamento viene sequestrato un arsenale di armi.

Nel corso dell’interrogatorio, David Berkowitz conferma allegramente tutte le uccisioni. E non solo. Afferma infatti di essere stato spinto a uccidere da voci demoniache. Il Sam citato nelle lettere, aggiunge, è il vicino di casa Sam Carr. E ancora, il cane di Sam – un labrador nero – è posseduto da un vecchio demone ed è stato lui a ordinargli di assassinare tutte quelle persone.

Durante il processo David Berkowitz ammette di essere colpevole: giudicato in grado di intendere e di volere, viene condannato a sei ergastoli, per un totale di 365 anni. Dopo aver rischiato di morire in seguito all'aggressione di un altro detenuto, il killer della calibro 44 accetta l’invito dell’esorcista Malachi Martin e fornisce diverse versioni del suo passato – dai sacrifici per Satana ai giri di pedo-pornografia, passando per i presunti altri “figli di Sam” in giro per l’America.

La seduta lo trasforma: David Berkowitz si converte al

cristianesimo e riconosce i crimini ammessi. Sostenuto dalla fede, invia lettere di scuse per i barbari omicidi e dà vita a un sito internet. Il “figlio di Sam” ora si fa chiamare il “figlio della speranza”.

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