"Alberto finalmente è libero". Sono le prime parole della famiglia Trentini, che da 423 giorni aspettava la fine della prigionia per il cooperante originario del Lido di Venezia, fermato il 15 novembre 2024 in Venezuela con accuse mai formalizzate.
"Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione", dicono ora i familiari attraverso il loro legale, l'avvocato Alessandra Ballerini, "Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie".
Dal suo arresto, di Alberto Trentini non si seppe più nulla fino al 16 maggio di quest'anno, quando è arrivata la prima telefonata alla madre in cui il cooperante, dal carcere di Caracas, aveva detto di essere in buone condizioni e di ricevere le cure mediche di cui aveva bisogno.
Un contatto ottenuto dopo lunghe pressioni diplomatiche che in questi mesi hanno lavorato nel silenzio e che è stato accolto con sollievo dai familiari ma anche dal governo italiano. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli lo definì "un passo in avanti frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica".