L'anno record delle sparatorie: la scia di sangue che spaventa l'America

Il 2023 rischia di passare alla storia come uno dei più letali sul fronte della violenza delle armi da fuoco. In soli sette mesi la media è salita a 2 sparatorie al giorno

L'anno record delle sparatorie: la scia di sangue che spaventa l'America

Gli Stati Uniti si avvicinano a un macabro record. Il 2023 rischia di passare alla storia per il numero di sparatorie di massa. I dati, raccolti dal progetto Gun Violence Archive, parlano chiaro. Nei primi sette mesi del 2023 le mass shooting sono state 419, in pratica due al giorno. Se il trend dovesse continuare fino alla fine dell’anno verrebbe infranto il record del 2021 quando furono 690. E purtroppo i presupposti ci sono tutti. Nello stesso periodo di tempo nell’anno record le sparatorie registrate furono 401, con una media di 1.9 al giorno.

In America con sparatorie di massa si intende uno scontro a fuoco in cui vengono colpite almeno quattro persone, ferite o uccise, senza includere l’autore della sparatoria. Ovviamente anche i numeri delle persone colpite sono preoccupanti. Al 1 agosto 2023 risulta che 25.198 americani sono morti a causa delle armi da fuoco, circa 118 al giorno. Un numero altissimo che include anche 879 adolescenti e 170 bambini.

Dentro questa valutazione, ovviamente c’è di tutto. La maggior parte dei morti per arma da fuoco da fuoco (14 mila) sono da imputare a suicidi, con una media giornaliera di 66. Le restanti 11mila vittime sono morte invece per scontri a fuoco, sparatorie e omicidi. Ma i numeri dicono anche molto altro. L’America dopo la pandemia sta vivendo una stagione violenta con un trend in crescita. Basti pensare come nel 2018 le sparatorie di massa siano state 336, mentre 2019 sono salite a 417 per poi esplodere negli anni successivi: 610 nel 2020, 690 nel 2021 e 647 nel 2022. Come abbiamo visto dentro questi numeri c’è di tutto. Ci sono 960 morti per sparatorie non intenzionali ad esempio, ma ci sono anche 488 persone morte in sparatorie che hanno coinvolto agenti di polizia.

La geografia delle violenza

La violenza non è però distribuita nello stesso modo. La maggior parte delle morti per arma da fuoco è distribuita negli stati più popolosi, come Texas, California o Florida, ma non solo. Riguardano anche Nord Carolina, Illinois, Georgia e Louisiana.

L’anno si è aperto a gennaio con tre mass shooting che in pochi giorni hanno flagellato la California, una di queste avvenuta in uno studio di Monterey Park ha provocato la morte di 10 persone. Ma Il 2023 non è stato un anno tranquillo nemmeno nelle scuole, che dopo il massacro della Columbine High School nel 1999 sono diventate l’emblema delle sparatorie di massa senza senso. Secondo i dati del progetto k-12 School Shooting Database nel 2023 ci sono stati almeno 196 “incidenti” con 149 vittime.

Nel 2022 le sparatorie a scuola erano state 304 e nel 2021, 250. Anche qui un preoccupante trend in crescita. Secondo una ricerca del Pew Research Center negli ultimi due anni i decessi per arma da fuoco tra i bambini sono aumentati del 50%. In febbraio alla Michigan State University di East Lansing tre studenti sono morti e cinque sono rimasti feriti in una sparatoria. Mentre a marzo nell’istituto elementare Covenant School di Nashville, in Tennessee hanno perso la vita tre insegnanti e tre bambini.

Un dolore nazionale

I numeri mostrano un fenomeno che non accenna a diminuire, ma nascondono dolori più profondi. Fatti di comunità lacerate, genitori che piangono figli e famiglie distrutte. Kelly Drane, che si occupa della prevenzione contro la violenza armata per il Giffords Law Center, ha spiegato ad Axios che “la violenza armata ha un impatto enorme sul Paese e che si tratta di una sorta di tributo che paga ogni singolo cittadino americano”. E la cosa forse più triste, ha aggiunto, “è che sappiamo molto bene come questa violenza sia prevedibile, come si possano fare delle cose per ridurre il numero di sparatorie”.

Il rapporto morboso degli americani con le armi da fuoco è stato oggetto di indagine per anni. Alla base c’è un intreccio di interessi delle lobby e cultura difficile da scardinare. Per moltissimi americani possedere un’arma da fuoco rappresenta una forma di esercizio della libertà di espressione. Eppure l’opzione pubblica sta lentamente cambiando idea.

Un’America stanca delle armi

Nell’aprile scorso è stato pubblicato un interessante sondaggio da Fox News: la maggior parte degli americani sarebbe favorevole a forme di controllo delle armi. Non a un loro bando, sia chiaro, ma a una regolamentazione più stringente. Ad esempio l’87% è favorevole ai controlli sul passato criminale degli acquirenti. L’81% vorrebbe aumentare l’età di acquisto delle armi a 21 anni e l’80% vorrebbe che alla polizia fosse concesso sequestrare pistole e fucili a chi viene considerato pericoloso. Ma soprattutto il 61% degli americani è favorevole a bannare armi d’assalto e facili semi-automatici.

In tutto il Paese cresce la paura delle armi e le rilevazioni parlano chiaro. Otto americani su dieci percepiscono un aumento della violenza armata nel paese e tre quarti lo considerano uno dei maggiori problemi in termini di sicurezza. Tanto per avere un’idea a maggio il 26% la considerava la minaccia numero uno alla salute pubblica, tanto quanto la crisi del fentanyl.

Non solo. Un quinto degli americani ha raccontato che loro (o un parente molto vicino) ha toccato con mano in qualche modo la violenza delle armi da fuoco. Eppure c’è un ennesimo dato che conferma quanto sia difficile trovare una soluzione efficace al problema. Il 52% degli americani sostiene che serva un modo per prevenire le sparatorie di massa, allo stesso tempo sempre il 52% sottolinea che il diritto a possedere armi vada tutelato.

Una politica al rallentatore

Nel giugno dell’anno scorso Joe Biden ha firmato una legge licenziata dal Congresso che conteneva un primo provvedimento per porre un freno alle armi da fuoco. Il pacchetto disegnato da Camera e Senato era arrivato dopo la tragica sparatoria alla scuola elementare di Uvalde in Texas che costò la vita a 19 bambini e due insegnanti.

La legge è stata presentata come un successo dato che da anni non si legiferava in materia di armi da fuoco. Eppure molti deputati, soprattutto quelli dell’ala radicale dei democratici, hanno bollato il provvedimento come troppo limitato. Nel pacchetto erano presenti fondi per gli Stati che permettessero di migliorare i controlli su persone ritenute pericolose, ma anche stanziamenti per programmi per sostenere il supporto psicologico nelle scuole. In più aggiungeva controlli più serrati per gli acquirenti con meno di 21 anni.

Nel frattempo con le midterm del 2022 il colore del Congresso è cambiato e i repubblicani hanno iniziato a battagliare. Ad esempio hanno passato una legge che stracci un provvedimento dell’amministrazione Biden che prendeva di mira un accessorio per armi da fuoco. Intanto a marzo la Casa Bianca ha messo un altro puntello.

Il presidente ha firmato un ordine esecutivo per aumentare il numero di background checks, in controlli sul passato dei possessori d’armi. Un provvedimento appoggiato dalla maggioranza degli americani, ma solo un piccolo passo davanti all’immensa montagna da scalare delle sparatorie che quest’anno si avviano a sfondare un nuovo, sanguinoso, record.

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