Shafraz Naeem, ex sommozzatore militare ora consulente per la Difesa e la Polizia delle Maldive, è un esperto nell'esplorazione delle grotte marine negli atolli, con 30 anni di esperienza subacquea sulle spalle. Conosce come le proprie tasche il luogo dove sono morti tragicamente i cinque sub italiani. "Ho fatto fatto almeno 50 immersioni nelle grotte di Alimathà, con le giuste precauzioni e l'equipaggiamento adatto. Ogni volta è stata un'esperienza fantastica ma con la consapevolezza dei rischi estremi che stavo correndo".
"Perizia e precauzione - spiega - sono necessarie: per me scendere ad Alimathà non è stato difficile, sono un sub specializzato in immersioni in grotta e ogni volta avevo la giusta miscela di gas, l'attrezzatura adeguata e un sistema di riserva". Secondo Naeem è dell'avviso che i cinque sub italiani non avessero requisti e attrezzature adatte. "Le autorità - spiega - hanno confermato che l'operatore ha superato il limite di profondità ricreativa di 30 metri delle Maldive e ha effettuato le immersioni senza i permessi necessari. Tutti sanno che le regole sono state infrante, non avevano neanche il permesso per fare ricerca a quelle profondità".
Naeem conosce bene quella grotta, che ha visitato e fotografato: "L'ingresso è tra i 55 e i 58 metri di profondità, si addentra fino a circa 100 metri, poi si biforca e prosegue sempre più giù. Le immersioni in grotte profonde sono generalmente considerate immersioni tecniche avanzate che richiedono una formazione specializzata, procedure rigorose, un'adeguata pianificazione del gas e configurazioni di attrezzatura appropriate. Anche i subacquei più esperti possono trovarsi ad affrontare sfide considerevoli in ambienti del genere".
Naeem è convinto che i cinque sub italiani siano morti "per una concomitanza di cause perché in quegli ambienti estremi un solo problema ne genera altri a catena e un imprevisto può rapidamente trasformarsi in tragedia". "Sarebbe irresponsabile affermare con precisione cosa sia successo senza un'indagine approfondita - spiega -. Però in base alla mia esperienza, un'immersione in grotta a quasi 58 metri con aria normale presenta già molteplici fattori di rischio. A quella profondità, la narcosi da azoto può compromettere gravemente la consapevolezza. Il consumo di gas aumenta rapidamente e in un ambiente come una grotta risalire in superficie è molto complesso".
Dunque, spiega l'esperto, qualunque sia il fattore scatenante "narcosi, stress,
disorientamento, perdita di visibilità, problemi di navigazione, riserve di gas insufficienti, problemi all'attrezzatura, separazione dal gruppo o panico", sono tutti fattori che possono presentarsi in sequenza e a cascata.