Cronaca internazionale

"Un conto alle Seychelles". La rivelazione di un capitano su una Ong

Abilitazione italiana e conto alle Seychelles: il racconto di un comandante contattato nel 2018 da una Ong per una missione in mare

"Un conto alle Seychelles". La rivelazione di un capitano su una Ong

Cosa c'è dietro le Ong? Spesso attività fosche, come sta dimostrando lo scandalo del Qatargate nel parlamento europeo. Ma, come più volte supposto, anche per quelle che si occupano di ricerca e soccorso in mare nel Mediterraneo potrebbero esserci sorprese se si andasse a indagare seriamente. O, almeno, così dovrebbero fare gli organi competenti davanti alle dichiarazioni di un comandante di lungo corso che, dalle colonne del quotidiano Libero, ha denunciato un'attività sospetta da parte di una Ong, "una delle più attive" nel Mediterraneo centrale.

L'abilitazione italiana per ottenere lo sbarco

L.M. fa base a Palma di Maiorca, in Spagna e si trovava qui, nel 2018, quando è stato contattato per diventare comandante di una delle navi Ong. "Dopo quattro o cinque giorni dal no allo sbarco della Diciotti, mi ha contattato un amico, il primo ufficiale di una ong nota per fare rescue, salvataggio in mare", spiega il comandante. Quell'amico, gli spiegò di essere stato contattato "perché cercavano un comandante italiano con titolazioni italiane da imbarcare per fare rescue". L.M. ha ascoltato cosa la Ong avesse da offrire prima di dare la sua risposta: "Per me era un lavoro, lo consideravo tale". La ragione per la quale cercassero un comandante con quelle caratteristiche è facile da comprendere: "Chiedevano un comandante con titolo italiano, come me, a cui l'Italia non poteva negare lo sbarco".

Il conto alle Seychelles per i pagamenti

Ma se la richiesta di un comandante italiano era facile da comprendere per le ragioni note, a L.M. qualche dubbio è venuto quando è stata avanzata una richiesta particolare: "Oltre all'abilitazione italiana serviva un conto corrente alle Seychelles. Il conto serviva per il pagamento. Una parte mi sarebbe stata pagata sul conto della mia banca, a Palma, un'altra alle Seychelles". Com'è facile immaginare, L.M. non dispone di un conto alle Seychelles. Ma la Ong pare si sia offerta di dare al comandante dei contatti che lo avrebbero aiutato ad aprirne uno. Ed è proprio nel conto alle Seychelles che pare sarebbe andata gran parte della paga: "In sostanza dichiaravano i 5mila euro che davano all'equipaggio a bordo, ossia 9 persone. Il resto lo pagavano alle Seychelles, 10mila-10.500 euro".

Una paga importante alla quale, come ha spiegato il comandante, andrebbe aggiunto un extra: "Per ogni giorno in più che i migranti trascorrevano a bordo c'era un ulteriore rimborso spese". Un incentivo per convincere i comandanti ad accettare l'incarico, visto che per loro il rischio di sanzioni sulla patente è molto alto: "Ti danno uno stipendio doppio o triplo rispetto a quanto pagano altrove. Anche perché il rischio è che la tua patente venga segnalata e non ti imbarchino da altre parti, l'assicurazione non ti copre e loro lo sanno".

La "vedetta" in porto

L.M. vive da anni in Spagna, quindi non conosce le dinamiche del nostro Paese, ma vede da vicino quelle del luogo in cui vive. Ha conosciuto tempo fa in mare un uomo algerino: "Lui avvisa le imbarcazioni delle Ong per dire dove arriveranno i migranti. Questo signore abita davanti al porto, pulisce i pescherecci e sa esattamente quando la guardia costiera è in porto, per esempio a fare rifornimento. È lui, è quell'algerino, la loro base in Europa". Per quanto riguarda l'equipaggio, invece, spiega: "Vogliono fare carriera in maniera più veloce e questo è il modo più rapido per fare miglia nautiche e farci anche qualche soldo. Si trovano in mare su una nave che fa tantissime miglia durante la navigazione: stanno lì 4 o 5 mesi e poi possono andare al comando di una barca più piccola o possono diventare primi ufficiali su un'altra barca. Invece di andare a scuola, tu entri lì sopra, è il modo più veloce per fare carriera".

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