Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:58
Cronaca internazionale

Un Paese in fuga

Ma quello che oggi colpisce è come, senza dirlo, il sistema svizzero sia complice e non intenda celebrare un processo giusto e cerchi di svignarsela

Il Comune di Crans senza brevetto e il baco nei software

Precisi come orologi svizzeri, hanno liberato Jacques Moretti, titolare de Le Constellation a Crans-Montana, teatro dell'ecatombe di Capodanno. Non vedevano l'ora. E l'hanno fatto per la cifra di 200mila franchi, poco più di 200mila euro. Con l'accusa di omicidio colposo, come quando cade un vaso da un terrazzino e per sfiga colpisce un passante. Vergogna. Anche se non c'è nulla di cui stupirsi. In tv mi era già capitato un confronto con uno strano personaggio, un ex giudice elvetico, cui ho detto ciò che penso da quella notte maledetta. E cioè che la Svizzera non è

affatto un modello e l'ha dimostrato di fronte alla strage dei nostri (e loro) ragazzi. Certo che un dramma può capitare ovunque, non siamo certo il Paese che può fare la morale per regole non rispettate. Abbiamo una tradizione di lavori non realizzati, precauzioni non prese, disastri che si abbattono su abusivismo e cialtronerie. Ma una cosa non abbiamo mai fatto: comportarci come la Svizzera dopo il dramma. Quasi a volerlo cancellare. L'impressione che i due titolari di quell'inferno volessero darsela a gambe l'ho avuta dal primo minuto. Ma quello

che oggi colpisce è come, senza dirlo, il sistema svizzero sia complice e non intenda celebrare un processo giusto e cerchi di svignarsela, proprio come in quelle drammatiche immagini in cui abbiamo visto scappare una sagoma, somigliante a Jessica. Non era la fuga di uno soltanto. Era la fuga di tutto un Paese.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.