Sulla strage di Crans-Montana c'è ancora tanto da dire: la carneficina di giovanissimi non può essere chiusa come un "incidente" ma devono essere accertate responsabilità a ogni livello. E per farlo è necessario che i media e i giornalisti mantengano alta l'attenzione, lasciando i riflettori puntati sul Canton Vallese e raccontando, anche attraverso le testimonianze di chi è lì, di chi vive quella realtà e di chi può avere qualche conoscenza, anche indiretta, il contesto. Eppure, l'ex magistrato svizzero Paolo Bernasconi, che a sua volta è stato critico in queste settimane sull'azione della procura vallese, in merito al ruolo dei giornalisti ha espresso qualche riserva durante l'ultima puntata di Quarta Repubblica, alle quali ha replicato con decisione il direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, che ha invece rivendicato il diritto e il dovere di cronaca, dicendosi "orgoglioso di non essere svizzero se questa è l'idea che la Svizzera ha del ruolo dei giornali".
Nello specifico, l'ex magistrato ha dichiarato in tv che "i due gornalisti presentano la loro personale opinione e grazie al lavoro di tanti magistrati, deputati, in Italia, in Svizzera, in Francia si è creato un sistema che non è quello che viene proposto dai due giornalisti. Si è creato un sistema in cui anche le vittime dei reati più gravi, e anche le vittime dei reati più gravi, si chiede risposta alla giustizia, a un sistema organizzato e non si chiede risposta alle interpretazioni di persone che passano". Il riferimento è stato ai servizi giornalistici mandati in onda durante la puntata, nei quali sono state sentite anche le testimonianze di persone che hanno locali a Crans-Montana. "Oggi io non cado in questo facile tranello e gioco anti-giudiziario, che è quello di fornire la sentenza: la forniranno le autorità giudiziarie. Interessante e importante è anche che alcuni pm in Italia e in Francia hanno aperto dei procedimenti penali: bene, le autorità giudiziarie che si devono pronunciare domani, tra qualche mese, purtroppo per le vittime soltanto fra qualche anno, sono le autorità giudiziarie non di un unico Paese, non soltanto della Svizzera ma anche dell'Italia, della Francia, dei Paesi in cui abitano le famiglie delle vittime", ha proseguito il magistrato, che poi ha concluso: "Purtroppo il calvario per queste famiglie non è terminato, perché si dovranno confrontare con le debolezze dell'accertamento giudiziario, si dovranno confrontare, purtroppo ma questa è la regola dei Paesi civili...".
Il direttore a quel punto è intervenuto sostenendo che questa è la regola "dei Paesi omertosi" e si è detto "rabbrividito" dalle parole di Bernasconi. L'inchiesta attualmente è incerta, i primi dieci giorni la procura vallese si è dimostrata molto debole nella sua azione, lasciando per giunta liberi i due indagati, arrestati solo dopo le forti pressioni esterne e interne. Dalla Svizzera stessa chiedono che l'inchiesta venga avocata alla procura vallese e trasferita a un "super-procuratore" esterno per avere certezza di imparzialità e lavoro ben condotto, visto che la Svizzera ha ora gli del mondo puntati addosso. Non dovranno passare anni, come dice l'ex magistrato, per accertare la verità che renda giustizia alle vittime, 150 in tutto, tra chi ha perso la vita e chi ancora lotta per salvarla.
Rivolgedosi poi direttamente a Bernasconi ha aggiunto che "i giornali hanno reso possibili tante verità, Garlasco è l'ultima, che venivano nascoste da magistratura e da processi fatti con questo sorrisetto" e si è detto "onorato" che Bernasconi "non sia italiano". Cerno ha rivendicato di poterlo dire "davanti all'Italia", perché "è un insulto a quei morti, questo modo di interpretare l'orrore che abbiamo visto. La magistratura svizzera dovrà dimostrare che la Svizzera è un modello, perché per il momento non è un modello di nulla, nemmeno dei soccorsi. I giornali scrivono quello che vogliono". Bernasconi ha poi spiegato l'importanza che per lui ha la stampa libera e Cerno si è concentrato sul lavoro della giustizia svizzera, sottolineando che quanto accaduto a Crans-Montana è stata "una serie di eventi omissivi che nascono all'interno di un locale dove il fuoco è certamente la causa della morte e delle intossicazioni, ma è l'uomo quello che ha reso possibile questo orrore che ha fermato l'Italia".
Il direttore Cerno successivamente ha dichiarato che "l’immagine della Svizzera che ho ascoltato dall’ex magistrato è un compendio di luoghi comuni che, mi auguro, le famiglie svizzere di quei poveri ragazzi dimentichino al più presto".