C’è un caso che sta incendiando il dibattito pubblico francese e che di sicuro non passa inosservato. Un testo islamico medioevale, firmato da un imam del XIV secolo e intriso di una violenza esplicita contro ebrei, cristiani e omosessuali, è finito negli scaffali della FNAC, una delle più note catene di vendita del Paese, e persino nel catalogo dei titoli acquistabili tramite il Bonus cultura. Non un reperto da studio storico, ma un libro che contiene affermazioni del calibro di: “L’omosessualità è peggio dell’omicidio”, “Che Allah maledica ebrei e cristiani” e “Il Messia ucciderà ebrei e cristiani”. E ancora: "L'esecuzione del passivo (omosessuale) è meglio per lui che essere sodomizzato” e "Dobbiamo trovare l'edificio più alto della città, buttare l'omosessuale a testa in giù e poi lapidarlo". Parole che non lasciano margine di interpretazione.
Ritenuto un manifesto di violenza da diversi osservatori, il volume “Peccati e guarigioni” (“Péchés et guérison”) circolava liberamente alla FNAC e su Amazon fino a quando la bufera non è esplosa. Solo allora le piattaforme hanno iniziato le prime, prudenti retromarce: la catena francese ha rimosso il titolo dal catalogo online, Amazon ne ha sospeso la vendita. Tardi, secondo molti. Nel frattempo, al ministero della Cultura è scattato l’allarme: l’esecutivo ha fatto sapere di stare “esaminando” la presenza del testo tra le opere acquistabili con il Bonus cultura, ricordando che il beneficio non dovrebbe coprire materiali provenienti da soggetti a finalità politiche o religiose. "Nessun commento odioso o incitamento alla violenza contro chiunque è tollerabile" ha rimarcato il dicastero, osservando che le citazioni provengono da una traduzione di un'opera scritta nel XIV secolo. Tali commenti "non possono in nessun caso essere tollerati oggi" e richiedono "una lettura con la necessaria prospettiva storica". Una precisazione che però non cambia il punto: il libro non è vietato alla vendita, resta perfettamente reperibile altrove.
A rompere gli indugi è stato il Rassemblement National. Il deputato Jean-Philippe Tanguy ha denunciato senza mezzi termini la situazione, lanciando un messaggio diretto: “Serve una legge che vieti l’islamismo” le sue parole a CNews Europe 1.
Ma più di qualcuno si sta chiedendo come sia possibile che un testo che predica apertamente la violenza possa finire tra i benefici culturali per i giovani. Un dato è cristallino: non sarà una semplice rimozione dai siti di vendita a placare la bufera.