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"Fratelli Musulmani nei campus". Così le università britanniche si stanno islamizzando

Dalle analisi di Dominic Cummings alla decisione degli Emirati Arabi Uniti di restringere i finanziamenti agli studenti diretti nel Regno Unito: nei campus britannici cresce l’influenza dell’Islam politico, tollerata in nome del pluralismo ma osservata con crescente diffidenza dalle élite mediorientali

"Fratelli Musulmani nei campus". Così le università britanniche si stanno islamizzando
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L’allarme era stato lanciato senza mezzi termini da Dominic Cummings, già consigliere del primo ministro britannico, secondo il quale le élite del Golfo avrebbero smesso di fidarsi delle università del Regno Unito, considerate non più luoghi di formazione delle classi dirigenti ma spazi orientati all’attivismo ideologico. Oxford e Cambridge, nelle analisi riportate, non sarebbero più percepite come garanzia di istruzione neutrale ma come ambienti nei quali i giovani rischiano di essere esposti all’attivismo islamista.

Le parole di Cummings riproposte da Sassate.it e inizialmente liquidate come esagerate da alcuni esponenti dell’establishment britannico, hanno trovato riscontro in un fatto concreto: gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di escludere le università inglesi dal loro programma di borse di studio statali per studenti diretti nel Regno Unito. Il Paese del Golfo ha escluso gli atenei britannici dall’elenco delle istituzioni idonee a ricevere finanziamenti statali per evitare che i propri cittadini possano entrare “nella sfera di influenza dei Fratelli Musulmani”. La decisione si inscrive in una strategia più ampia degli Emirati per combattere quello che definiscono islam radicale e per prevenire qualsiasi forma di radicalizzazione tra i giovani che studiano all’estero.

Al centro delle preoccupazioni, nelle analisi circolate, c’è la Fratellanza Musulmana, definita da alcuni governi mediorientali una minaccia alla sicurezza e presente nelle reti associative dei campus britannici. Per Londra, invece, tale presenza rientrerebbe nel quadro del pluralismo culturale. Una differenza di valutazione netta che riflette più di un semplice approccio semantico. Sassate.it sottolinea infatti che, mentre nel Golfo l’islam politico è visto come un pericolo da contenere, nel Regno Unito continua a essere trattato come elemento del dibattito pluralistico.

A conferma delle perplessità emiratine, ci sono anche dati diffusi dai media internazionali secondo cui nell’anno accademico 2023-24 70 studenti delle università britanniche sarebbero stati segnalati per possibili segnali di “radicalizzazione islamista” nell’ambito di programmi di monitoraggio interno alle istituzioni universitarie, quasi il doppio rispetto all’anno precedente.

Il nodo, secondo queste ricostruzioni, non riguarda tanto gli studenti quanto l’atteggiamento delle istituzioni britanniche. Il ministero degli Esteri di Londra, storicamente incline a un approccio dialogante verso il mondo arabo, continuerebbe a considerare l’islam politico più come interlocutore inevitabile che come minaccia da contenere, privilegiando inclusione e dialogo anche quando — si sostiene — la libertà occidentale viene potenzialmente utilizzata come strumento di penetrazione ideologica.

Ciò che emerge è una distanza crescente tra le valutazioni delle élite del Golfo, che hanno deciso di tenere i propri figli lontani dalle università britanniche, e la percezione di chi, nel Regno Unito, continua a sottolineare l’importanza delle libertà accademiche. Secondo Sassate.

it, questa distinzione di prospettive riflette tensioni più profonde sui modi in cui Occidente e Medio Oriente interpretano il ruolo dell’istruzione superiore in una società globale sempre più polarizzata.

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