Quella «luce arancione nell’angolo del bar», l’ordine di evacuare, i tentativi di soccorso.
Comincia dal principio dell’inferno che ha ucciso 40 ragazzi il racconto ai pm di Jessica Moretti. «È il dramma della mia vita, non so come farò ad andare avanti», dice. Poco prima di essere arrestato per la strage di Capodanno suo marito Jacques Moretti ammette che la porta di servizio al piano terra del Le Constellation era bloccata dall’interno. L’ammissione non riguarda quella di emergenza nel seminterrato, che era comunque sbarrata, lasciando come unica via di fuga la scala di accesso ristretta nel 2015 e per questo diventata una trappola mortale per tanti. Perché la porta al piano terra fosse sbarrata, secondo la Tv svizzera Rts, l’uomo non sa spiegarlo. Lasciare chiusa quella di sotto, invece, secondo voci non confermate, sarebbe stata un’abitudine per risparmiare sulla vigilanza. La sera di Capodanno Moretti arriva quando l’incendio aveva già fatto strage di ragazzi. Dice di aver forzato lui stesso la porta dall’esterno e di aver trovato diversi corpi ammucchiati davanti all’uscita. A suo dire nel locale c’erano due uscite regolarmente indicate, c’erano gli estintori e negli ultimi 10 anni ci sarebbero stati 2-3 controlli dei vigili del fuoco. Mai avanzata alcuna richiesta di ristrutturazione o modifica dei locali. Moretti ammette di aver personalmente sostituito la schiuma acustica che ha preso fuoco, acquistandola nel negozio di bricolage Hornbach.
Era già emerso da alcune foto pubblicate dai giornali svizzeri il «fai date» dei lavori di ristrutturazione condotti nel 2015 in cui venne utilizzata una schiuma fonoassorbente altamente infiammabile. I fuochi Bengala e le cameriere sulle spalle dei colleghi? Una «pratica abituale», finora senza incidenti.
L’inchiesta dovrà accertare se i titolari del locale fossero consapevoli della pericolosità dell’uso dei materiali infiammabili, come sembrerebbe da un video del 2020 in cui un barman dice ad alcune clienti con in mano bottiglie di spumante con i fuochi scintillanti accesi di fare attenzione alla schiuma. Al momento Moretti e moglie sono indagati per omicidio, incendio e lesioni colpose. Lei è ai domiciliari. Si tratta di accuse che comporterebbero condanne ridicole per l’entità del dramma: per l’omicidio colposo la pena prevista è infatti di soli tre anni, che può essere aumentata fino a 4 anni e mezzo. Diverso se cambiassero i capi di imputazione.
Se dovesse essere dimostrato che i due erano consapevoli del pericolo rappresentato dalla chiusura dell’uscita di sicurezza e dalla schiuma infiammabile, e nonostante questo hanno accettato di correre il rischio riempiendo il locale oltre la capienza anche di minorenni e consentendo l’uso delle candele pirotecniche, potrebbe essere contestato il dolo eventuale che comporta condanne ben più pesanti. Un contributo all’indagine svizzera potrebbe arrivare dalla Procura di Roma, che ha disposto le autopsie sulle vittime italiane. La Procura del Cantone Vallese aveva scelto di non farle.