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"Così il Villaggio diventerà campus"

Da aprile l'area sarà restituita a Coima. Stanze promosse dal Comitato paralimpico

"Così il Villaggio diventerà campus"
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Cinque mesi, forse meno, per trasformare il Villaggio olimpico nel primo «campus universitario urbano» di Milano, come lo definisce Luca Mangia, general manager di Coima Res. Non un mondo a parte come gli altri studentati ma «aperto e connesso con il quartiere, al piano terra delle palazzine ci saranno 10mila metri quadri di servizi convenzionati aperti a tutti, li stiamo definendo con il Comune». Intanto, dal primo aprile la Fondazione Milano Cortina 2026 restituirà progressivamente le aree alla società del gruppo Coima che si occupa di sviluppo immobiliare e partiranno i lavori per adattare alla velocità della luce le 1.200 stanze e gli spazi comuni a modello di studente (ne accoglierà 1.700). «Apriremo entro fine agosto o i primi di settembre, in tempo per l'anno accademico 2026/27, è un altro programma sfidante e saremo concentrati per raggiungere l'obiettivo sia come operatori, sia per la città che ha bisogno di posti letto per studenti, c'è carenza» sottolinea. Verso la quarta Medaglia d'oro? La prima l'hanno vinta con la consegna del Villaggio in anticipo rispetto al cronoprogramma, secondo oro è la promozione (testimoniata da video e foto sui social) da parte degli atleti olimpici. E le Paralimpiadi si sono chiuse domenica scorsa con un'altra promozione. «Ci risulta che il Comitato Paralimpico internazionale e gli atleti siano rimasti soddisfatti» riferisce. É stato un test anche in vista della trasformazione in studentato. Le opere per rendere accessibile il villaggio e il 5% delle camere (tutte le altre sono comunque adattabili a seconda della domanda) sono state realizzate fin dall'inizio in coordinamento con il Comune, la Fondazione de 2026 e il Commissario straordinario per le paralimpiadi, «abbiamo implementato le dotazioni rispetto a quelle base previste per rendere più confortevole l'accessibilità» sottolinea Mangia. Percorsi pedotattili, con scritte in braille all'ingresso delle stanze, avvisatori sonori di arrivo al piano all'interno degli ascensori, chiudiporta automatici nelle porte delle 85 stanze senza barriere, specchi ad altezza carrozzina, installazione di ulteriori ganci appendi-asciugamano a meno di 120 cm di altezza, apertura degli armadi a 180 gradi, installazione di seggiolini doccia e specchi fissi negli 85 bagni accessibili, sostituzione di zerbini in cocco con modelli più resistenti al passaggio delle carrozzine negli ingressi ai piani terra, maniglie delle porte a gancio e non a pomello. Tutte dotazioni che rimarranno come legacy nel futuro campus.

La conversione del villaggio come si diceva prende il via da aprile. Gli arredi, a partire da letti e comodini, saranno tutti conservati e integrati con «scrivanie e librerie che erano necessarie per gli atleti e sono fondamentali per gli studenti. E completeremo tutte le aree comuni - spiega il general manager -, dalle cucine al piano alle sale studio. Le avevamo consegnate vuote a MiCo perchè servivano per altre finalità». Ci saranno anche spazi sportivi, le palazzine sono divise in due corpi di fabbrica e ciascuno avrà una palestra e «stiamo lavorando per convenzionare una palestra di dimensioni più ampie al piano terra». Anche le passerelle di collegamento tra gli edifici, luoghi di socialità per gli studenti, ora «verranno arredate e allestite con del verde». E verranno posati alberi all'ingresso e nell'ampia area a terra dello studentato, «in questo periodo la Fondazione ci aveva chiesto di lasciare liberi gli spazi ma le piante sono in vivaio dallo scorso anno e tra questo e il prossimo saranno inserite nel contesto». A chi ha criticato all'inizio il villaggio fa presente che «ora vediamo sei palazzine nel nulla, tra un anno, quando il campus sarà abitato dagli studenti, con verde e servizi aperti al quartiere, sarà un nuovo piccolo quartiere.

E il contesto urbano si completerà nell'arco dei prossimi 5 anni», con tutto il progetto di sviluppo dell'ex scalo Romana. Resteranno anche qua e là dei lasciti dei Giochi, «abbiamo fatto uno studio e una mappatura di alcuni segni che saranno ripresi all'interno del campus. Per noi è importante lasciare una memoria delle Olimpiadi».

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