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“Hanno umiliato la vittima”. Tre minorenni ai domiciliari per l'aggressione omofoba a Roma

Alessandro Ansaldo è stato picchiato barbaramente e gli hanno sputato addosso solo perché omosessuale. Per il gip i 17enni hanno una personalità “incline al delitto”

“Hanno umiliato la vittima”. Tre minorenni ai domiciliari per l'aggressione omofoba a Roma
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Si è conclusa l’indagine per ricostruire i dettagli dell’aggressione omofoba dello scorso 14 settembre a Roma, quando Alessandro Ansaldo, di 25 anni, è stato brutalmente picchiato e insultato con epiteti contro i gay. I responsabili sono stati individuati in tre minorenni, denunciati e ora agli arresti domiciliari. La loro identificazione è stata resa possibile grazie a un meticoloso lavoro di indagine che si è basato sull’incrocio di dati, tra i quali l'analisi delle telecamere di videosorveglianza, accertamenti bancari sui pagamenti effettuati dal gruppo, analisi dei social network, escussione di testimoni e precise individuazioni fotografiche.

La vittima quella sera stava rincasando da solo quando è stato raggiunto dal gruppetto di 17enni: non appena Ansaldo è stato avvicinato, uno dei minori gli ha strappato e spezzato un ventaglio che aveva tra le mani, per poi sputargli in viso, quindi sarebbero arrivati anche gli altri due che hanno proseguito con il pestaggio colpendolo ripetutamente con pugni al volto, alle costole e alla nuca. Ansaldo è stato colpito anche mentre si trovava a terra, deriso e bersagliato da pesanti insulti e minacce di matrice omofoba. Le conseguenze per lui sono state un trauma facciale complicato, la frattura delle ossa nasali e contusioni costali, per una prognosi iniziale di 20 giorni. A questo quadro clinico si è successivamente aggiunto un Disturbo Post Traumatico da Stress, formalmente accertato a dicembre 2025, con un'ulteriore prognosi di 30 giorni.

Nell’ordinanza di custodia cautelare domiciliare, il gip ha sottolineato profili di pericolosità e una personalità "caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto" da parte dei tre soggetti, che hanno agito per "mera sopraffazione e umiliazione" della vittima. “Come Partito Gay LGBT+ esprimiamo soddisfazione per il primo sviluppo giudiziario della vicenda e per l’azione delle forze dell’ordine. Restiamo comunque in attesa degli sviluppi e della individuazione degli altri aggressori”, ha dichiarato Fabrizio Marrazzo Portavoce Partito Gay LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale, di cui Ansaldo è stato attivista nel 2021.

Nella stessa nota il partito ha reso noto di volersi costituire parte civile “affiancando il proprio attivista, con gli avvocati Stefano Iadarola e Marina Zela fondatrice di Partito Gay LGBT+, al fine di tutelare non solo la vittima ma anche l’intera comunità LGBT+ colpita da un atto discriminatorio”. Nella stessa nota si evidenzia “la necessità che il Parlamento approvi una legge che miri al contrasto all’omotransfobia e nella prevenzione dei reati motivati dall’odio”.

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