Un messaggio d’aiuto affidato ai social e una rete che si muove per salvare una 18enne. È quanto accaduto ad Ancona nei giorni scorsi. Una ragazza africana ha lasciato un messaggio nel gruppo Facebook “La sai l’ultima a Falconara” dicendo che non si sentiva al sicuro. A quel punto tanti utenti le hanno risposto, spiegandole che in città c’era una persona che poteva aiutarla, una commerciante che da qualche tempo ha attivato presso il suo negozio di termoidraulica, ma anche in altre realtà del territorio, il cosiddetto “Punto Viola”, un luogo sicuro per donne in difficoltà.
“Le ho scritto in privato, in inglese, you are not alone (non sei sola, ndr). Volevo farle capire subito che poteva fidarsi”, ha spiegato a il Resto del Carlino Enrica Schettino, titolare della ferramenta e ideatrice del “Punto Viola”. La giovane, ha spiegato Schettino, “stava subendo violenza psicologica e anche fisica, a casa il padre la picchiava. Discutevano per un matrimonio, lei doveva sposare qualcuno che non voleva”. In collaborazione con i carabinieri, Schettino è riuscita a raggiungerla e a portarla in caserma dai carabinieri a Falconara. Era evidentemente scossa e preoccupata, tremava e piangeva e non riusciva a calmarsi. “Guardava sempre la porta, temeva che arrivasse il padre, aveva paura. Poi in inglese ha raccontato quello che stava vivendo. Da un mese era a Falconara con una difficile situazione familiare. Il padre l’ha picchiata e minacciata, le ha detto se parli con qualcuno ti ammazzo. Era così disperata d’aver pensato di uccidersi. Sono stata con lei fino alla sera, in caserma, dove ha sporto denuncia. Voleva che l’accompagnassi io nella struttura segreta dove è stata messa ma le ho detto che per la sua sicurezza era meglio che io non sapessi dove fosse”, ha aggiunto ancora.
Questa è una storia a lieto fine, che ha trovato una conclusione positiva per la vittima grazie alla mobilitazione di una città che ha riconosciuto in Enrica Schettino un punto di riferimento valido per un intervento di questo tipo. Questa vicenda è la dimostrazione che anche nel nostro Paese sono diffuse situazioni ad alto rischio, incardinate su consuetudini e usanze che non appartengono al nostro ordinamento. Quello dei matrimoni forzati e delle violenze patriarcali non è un fenomeno isolato, ma una piaga strutturale.
Pratiche arcaiche e tribali vengono preservate intatte, a scapito dei diritti umani più basilari. La vicenda di questa diciottenne dimostra come la mancata adesione alla cultura della legalità italiana si traduca in una prigione invisibile.