Cronaca locale

"Dammi 50 euro". Il giro delle tangenti all'obitorio per vedere i cari defunti

Chiedevano delle tangenti di 50 euro per far vedere ai familiari un'ultima volta i parenti morti di Covid o per vestire la salma del caro estinto

"Dammi 50 euro". Il giro delle tangenti all'obitorio per vedere i cari defunti

Chiedevano delle tangenti per permettere ai familiari di vedere i loro parenti morti di Covid e salutarli per un’ultima volta, nonostante fosse vietato in piena pandemia. In seguito all’indagine condotta dai carabinieri, terminata con l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che ha disposto due arresti e otto misure interdittive, sono finiti nei guai alcuni lavoratori che erano addetti all’obitorio dell’ospedale di Saronno e quattro imprenditori del settore funebre. Altri accertamenti, l’inchiesta intanto prosegue, hanno portato a scoprire altri dipendenti, sempre della stessa struttura, che si davano per malati per poter quindi lavorare in altri posti, così da riuscire ad avere un doppio stipendio.

Le indagini dei carabinieri

La dottoressa Roberta Tagliasacchi, direttore medico dell’ospedale, aveva sporto denuncia nell’autunno del 2020, in piena pandemia Covid-19, presso la caserma dei carabinieri. Il medico era infatti venuto a conoscenza, attraverso un collaboratore, che c’erano attività illecite all’interno della camera mortuaria. A quel punto erano partite le indagini da parte dei carabinieri della Compagnia di Saronno e del Comando provinciale di Varese che hanno poi accertato un giro di corruzione e tangenti.

Secondo quanto emerso, quando arrivava un cadavere all’obitorio i familiari della persona deceduta venivano indirizzati dal personale a contattare sempre le solite pompe funebri, per essere messi a conoscenza sul da farsi. Per ogni ‘favore’ venivano chiesti dei soldi. Per esempio, un operatore dell'obitorio dell'ospedale di Saronno avrebbe chiesto e ottenuto da un impresario funebre 50 euro "per aver raso la barba a una salma”. Un atto, come segnalato dal giudice di Busto Arsizio che ha firmato l'ordinanza letta dall'AGI disponendo le dieci misure cautelari nell'ambito dell'indagine sulla presunta corruzione nell'obitorio di Saronno, non certo di pietas verso il caro estinto ma, secondo la legge,"contrario ai doveri d'ufficio".

Sempre la stessa cifra

Lo stesso modus operandi si sarebbe replicato più volte vedendo protagonisti impresari di diverse ditte e lavoratori del luogo dove vanno a finire le salme di coloro che sono deceduti all'ospedale di Saronno. Altri 50 euro li avrebbe incassati un impresario "per avere vestito la salma di una donna”. "Verosimilmente" la stessa cifra sarebbe arrivata da un altro operatore funebre nelle tasche di un dipendente come ringraziamento per "essersi attivato per conoscere l'esito del tampone" sul corpo di un uomo, giunto in una body-bag, così "da accelerare le procedure di ritiro e trasporto a cassa aperta". La stessa somma sarebbe arrivata da un altro impresario sempre in direzione obitorio"per avere mostrato" alla figlia il corpo del padre "prima di chiudere la bara". Nell’indagine ci sono diverse intercettazioni telefoniche in cui gli indagati parlavano tra loro senza problemi, sicuri di passarla liscia.

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