Martedì 5 maggio a Milano il presidio promosso dalla maggioranza delle sigle sindacali milanesi del settore taxi. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle criticità che da tempo interessano il trasporto pubblico non di linea, in particolare nel rapporto tra taxi, NCC e piattaforme digitali.
Al centro della mobilitazione ci sono la richiesta di controlli più efficaci e continuativi, il rispetto delle norme e la necessità di garantire condizioni di equilibrio tra operatori che svolgono attività diverse e sono soggetti a regole differenti. Tra i temi segnalati dalla categoria figurano l’utilizzo distorto di alcune autorizzazioni NCC, la presenza di piattaforme che operano in un quadro non sempre adeguatamente controllato e la difficoltà di assicurare verifiche costanti sul territorio.
Il presidio, secondo quanto indicato dagli organizzatori, coinvolgerà i colleghi fuori turno, garantendo comunque la disponibilità del servizio taxi alla cittadinanza. Un aspetto ritenuto importante per sottolineare il carattere responsabile dell’iniziativa e la volontà di non scaricare eventuali disagi sugli utenti.
La questione non riguarda soltanto gli operatori del settore, ma il corretto funzionamento di un servizio pubblico e la tutela dell’utenza. Taxi e NCC, infatti, rispondono a discipline diverse, con obblighi, tariffe e modalità operative differenti. Quando questi confini vengono aggirati o non adeguatamente controllati, il rischio è quello di creare squilibri nel mercato, incertezza per i cittadini e penalizzazioni per chi lavora nel rispetto delle norme.
La categoria chiede quindi che venga data concreta attuazione agli impegni assunti nelle sedi competenti, in particolare sul controllo dell’utilizzo delle autorizzazioni NCC e sull’attività delle piattaforme. L’obiettivo dichiarato è riportare al centro il principio della legalità, non come ostacolo al mercato, ma come condizione indispensabile per garantire equilibrio, trasparenza e sicurezza.
Il presidio vuole dunque essere
un segnale politico e sindacale chiaro: difendere il servizio pubblico significa tutelare il lavoro degli operatori regolari, i diritti dei cittadini e la credibilità delle istituzioni chiamate a far rispettare le regole.