Il ministro Matteo Piantedosi, titolare del Viminale, in un’intervista esclusiva concessa al Giornale oggi in edicola, ha rivelato la presenza di alcune mail violente e blasfeme inviate in passato da Salim El Koudri alla sua università, sottolineando anche che per quelle parole si era poi scusato. In quelle mail emergeva un sentimento d’odio profondo da parte del 31enne di origine marocchina nato a Bergamo nei confronti della religione cattolica e di Gesù Cristo.
“Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo (scritto in minuscolo) in croce. Lo brucio”, scriveva El Koudri cinque anni fa. “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dovete ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”, aggiungeva nel messaggio.
Ma El Koudri accusava anche: “Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare”. La profilazione di malato che stato in cura psichiatrica è emersa fin da subito, nelle prime ore dell’indagine ed effettivamente l’uomo è stato seguito dal 2022 al 2024, quando poi non ha più rispettato gli appuntamenti. Tuttavia, come ha sottolineato il ministro, “sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante”. Bisogna andare a fondo e capire che cosa abbia portato El Koudri a un gesto simile. I pezzi del puzzle vanno messi in ordine, vanno interpretati e vanno inseriti in un quadro di contesto, dove nessun elemento dev’essere ignorato.
Sono tutte frasi che sono ora all’attenzione di chi sta indagando per capire quale sia stato il movente di El Koudri per lanciarsi con la propria auto a velocità folle nel centro di modena e falciare i malcapitati che si trovavano lungo la sua traiettoria, zigzagando per prenderne il più possibile. “In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i bastardi cristiani e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni.
Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata, non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista”, ha spiegato il ministro al nostro quotidiano.
Tuttavia, come riportiamo in un altro articolo in edicola, sebbene sia stato escluso che El Koudri frequentasse la moschea della provincia di Modena dove viveva, non vengono esclusi i contatti con il centro islamico di Seriate, sua città di origine. Alcuni giovani di seconda generazione come lui, infatti, hanno dichiarato ad Antonio Borrelli che “ha incontrato qualche fedele, è andato in moschea. Sembrava che si conoscessero da tempo”.