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Le Bestie di Satana: il culto della morte che sconvolse l’Italia

Tre ragazzi uccisi, un altro indotto al suicidio e l'ombra di altre vittime. Il caso delle “bestie di Satana” scoppiò a inizio anni Duemila tra l'hinterland milanese e il Varesotto. Un gruppo di giovani che, tra la fine degli anni '90 e i primi del nuovo millennio, seminarono morte, tra musica metal, dinamiche esoteriche e consumo di droghe

Le Bestie di Satana: il culto della morte che sconvolse l’Italia

Tre ragazzi uccisi, un altro indotto al suicidio e l'ombra di altre vittime. Il caso delle “bestie di Satana” scoppiò a inizio anni Duemila tra l'hinterland milanese e il Varesotto. Un gruppo di giovani che, tra la fine degli anni '90 e i primi del nuovo millennio, seminarono morte, tra musica metal, dinamiche esoteriche e consumo di droghe. Il programma Incidente Probatorio, in onda sul canale 122 Fatti di Nera, ha ripercorso la vicenda partendo dalle prime due vittime accertate, scomparse nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1998. Chiara Marino, 19 anni, e Fabio Tollis, 16 anni, si allontanarono insieme da un locale metal milanese per scomparire nel nulla. Anni dopo, si scoprì che i due ragazzi si recarono in una zona isolata di Somma Lombardo, dove era pronta una fossa già scavata, e furono ammazzati nel silenzio della brughiera.

Per anni andarono avanti le indagini, senza testimoni né moventi, tra silenzi e depistaggi, e con l'ipotesi di un allontanamento volontario paventato da alcuni ragazzi coinvolti nel gruppo della morte. Solo nel 2004, dopo l'omicidio di Mariangela Pezzotta, arrivarono le prime confessioni che portarono alla luce anche il delitto del 1998. I due ragazzi erano stati sepolti nel bosco dove erano stati uccisi: i due dovevano incontrarsi per uccidersi l’un l’altro. Fu accertato il coinvolgimento del gruppo anche nel suicidio di un quarto giovane, e le ricostruzioni rivelarono dinamiche di manipolazioni psicologiche e violenza immotivata. I sette componenti del gruppo di serial killer furono condannati: due stanno scontando l'ergastolo, gli altri hanno già ricevuto benefici e sconti di pena. Tra gli assassini c'era un ragazzo minorenne.

“Il mondo del satanismo – ha spiegato Marco Strano, criminologo ed ex dirigente della Polizia di Stato – è un mondo a sé nell'universo delle sette perché riconoscibile, per certi versi meno subdolo: si presenta subito come esoterico e con i suoi obiettivi. Nel caso delle bestie di Satana non stiamo parlando di un gruppo atipico, non di una tipologia di setta che punta a una ritualità che dà soddisfazione fisica e mentale, ma che arriva anche a qualcosa di violento e pericoloso. Da capire se veramente fosse un gruppo satanico oppure un gruppo di adolescenti della provincia più profonda, immersi in un disagio giovanile che, in quegli anni, era molto legato al consumo di droga, e che tra le varie cose aveva adottato anche dei rituali, scimmiottando il satanismo. Il problema è che ci è scappato il morto, e si sospetta anche di altri delitti di altra natura, come l'induzione al suicidio. È un gruppo più o meno adolescenziale che ha superato livelli di violenza e pericolo che solitamente non si riscontrano nel mondo giovanile. I ragazzi appassionati di musica metal sono tanti, ed è difficile distinguerli dalle bestie di Satana solo dall'abbigliamento, perché si vestono con magliette con teschi e cose simili. Ed è difficile intervenire dal punto di vista investigativo, perché quella simbologia è molto inflazionata. Inoltre, le prove per appartenere a un gruppo sono tipiche dei gruppi adolescenziali estremi, per far vedere di essere degni”.

“Quello delle bestie di Satana – ha aggiunto il criminologo investigativo Gianluca Lombardi – è stato definito satanismo acido in virtù delle tipologie di droghe che utilizzavano. Possiamo parlare di una para-setta, un gruppo più criminale che satanista, pur restando tutte le basi anche simboliche. Rileggendo la cronologia dei fatti, ricordo che nel 1998 mi occupavo già di omicidi e riflettevo sul fatto che probabilmente c'è più disagio giovanile adesso che allora: non c'erano tanti cellulari e computer. Contestualizzare il vissuto dei ragazzi in quegli anni diventa difficile, ma non emergeva un particolare disagio rispetto a oggi. Punterei su una base criminale, certo caratterizzata da disturbi”.

“Sono passati meno di trent'anni – ha sottolineato Paolo Borgognone, storico e saggista – anche se ci sembra un'epoca lontana. Nel contesto di provincia, le droghe la facevano da padrone in quel periodo. Un interrogativo che dovrebbe essere portato all'attenzione riguarda il nucleo ideologico e aggregativo attorno al quale si è cementato questo gruppo. Quando si consumano droghe in gruppi di questo genere, la realtà può apparire distorta: si possono formare gerarchie di branco basate su una realtà inventata, sullo scollamento dalla realtà. E si può degenerare, fino a gesti violenti”.

Secondo la ricercatrice storica Rossella Pera, nella vicenda delle bestie di Satana “dobbiamo ricordare che anche i media hanno avuto un ruolo nel discorso del satanismo. Non esce mai il termine setta satanica dalle carte. Forse è più adeguato chiamarli gruppi o gang, che utilizzavano la chiave del satanismo per avvicinare altri ragazzi, ma il satanismo è altro. Il termine è sbagliato già da loro: non era una setta esoterica. Il legame con la musica metal e il collegamento con il satanismo è scorretto: il metal in Iraq è una musica di ribellione, ad esempio. La musica e le droghe non devono essere una scusante, ma all'interno del gruppo qualcosa non andava nelle persone: una cattiveria insita e un disagio, non scusabile con il solo utilizzo di stupefacenti. I metallari erano quelli "sfigati" che dovevano sfuggire alle botte, erano un contesto più nerd rispetto ai discotecari. Quello che è avvenuto con le bestie di Satana è qualcosa di atipico, che non ha niente a che fare con tutte queste caratteristiche: c’era qualcosa che non andava e una violenza basata sulla noia”.

“Purtroppo – ha detto il professor Tommaso Spasari, docente di Medicina Legale all’Unicusano – droghe come l’LSD, mescolate con altri stupefacenti e alcol, hanno effetti fortemente perturbanti per la salute mentale e inducono allucinazioni vere e proprie.

In genere l’alcol, spesso aggiunto per potenziare gli effetti di alcune droghe, da un lato ha la caratteristica di modificarne e renderne più pericolosi gli effetti per la salute fino ad arrivare a fasi allucinatorie, dall'altro ha effetti tossici che possono causare danni alla corteccia cerebrale e fenomeni ischemici, fino alla morte”.

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