Hanno legato le corde al porticato della loro villetta. Sono saliti sugli sgabelli e hanno detto basta. Maria Messenio e il marito Pasquale Carlomagno, 65 e 68 anni, hanno fatto ciò che avevano già preannunciato al secondogenito Davide lasciando la sua abitazione romana.
Una lunga lettera in cui i genitori di Claudio Carlomagno, reo confesso per l'omicidio della moglie Federica Torzullo, spiegano le ragioni del loro gesto. Il dolore, la vergogna e il terrore di continuare a vivere sopportando l'odio di un intero paese. Tutte cose per loro insopportabili. Nel messaggio scritto su una pagina di quaderno si racconta anche degli insulti via social a Maria. «Hai generato un mostro, ammazzati!» fra questi. Tanto che la Procura di Civitavecchia avrebbe aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, incaricando la polizia postale delle indagini per scoprire le identità degli haters. Un fascicolo che si aggiungerebbe a quello principale per femminicidio, ovvero per l'omicidio volontario e occultamento di cadavere della Torzullo, 41 anni, massacrata di coltellate da Claudio Carlomagno, 44 anni, in carcere da 8 giorni. Un atto dovuto per conferire l'incarico delle autopsie. Fra le certezze: moglie e marito erano ancora vivi nel primo pomeriggio quando lasciano l'appartamento del figlio a Roma e con il loro Fiat Doblò si dirigono verso casa, ad Anguillara Sabazia. Hanno già deciso tutto, devono solo metterlo in atto. Da giorni, almeno da quando viene scoperto il corpo della nuora, i due si sono trasferiti. Del resto non escono di casa da quando Claudio Agostino, l'assassino, viene iscritto nel registro degli indagati. Una sola volta Maria, commissario a Villa Glori poi, da pensionata, assessore comunale alla legalità, viene vista all'uscita di un supermercato di zona. Non hanno più il coraggio di uscire, moglie e marito. Lui, gran lavoratore, non può mettere piede nella propria ditta posta sotto sequestro o entrare nei bar del paese. Con la famiglia di Federica si congedano con un breve messaggio di perdono. Sanno anche che non vedranno più il nipote al quale erano molto legati. Non ci sono elementi che possano ipotizzare altre persone in casa. Insomma, Maria e Pasquale avrebbero fatto tutto da soli. Il 68enne avrebbe aiutato la donna a salire su uno scaletto per lasciarla andare pochi secondi prima di lui. Forse stringendosi le mani per l'ultima volta. Particolari che, probabilmente, nemmeno l'autopsia potrà confermare. All'Istituto di Medicina Legale de La Sapienza dovranno stabilire l'ora esatta della morte avvenuta in un lasso di tempo breve, fra il loro arrivo ad Anguillara, dopo le 15,30 di sabato, e l'allarme lanciato da una sorella di Maria, allertata dal nipote una volta scoperta la lettera, attorno alle 18. Alle 18,30 i carabinieri sfondano la porta al 25 di via Tevere e fanno la macabra scoperta. I rilievi della scientifica vanno avanti per tutta la notte.
La notizia della loro morte arriva in serata anche a Claudio nel penitenziario di Borgata Aurelia, a Civitavecchia. Per il detenuto, già guardato a vista, vengono potenziati i controlli. Si teme un (altro) gesto estremo.