47enne positivo fugge da Bergamo. "A Jesolo mi hanno salvato la vita"

Alberto Battistel, paziente Covid di 47 anni, ha lasciato Bergamo rientrando a Jesolo perchè impossibilitato a ricevere le cure adeguate. "È come fosse scoppiata una bomba, non potevo farmi curare lì". Ha perso 9 chili ma ha vinto la sua battaglia contro il virus

Da Bergamo a Jesolo, è voluto rientrare a tutti i costi nella sua terra dove ha vinto la battaglia contro il Coronavirus. Alberto Battistel, 47 anni e con il domicilio a Martinego, in provincia di Bergamo, vista l'emergenza sanitaria del capoluogo lombardo, ha pagato il trasferimento in Veneto con un'ambulanza privata per ricevere le cure adeguate.

Tutti positivi al Covid

"A Jesolo mi hanno salvato la vita", dichiara il 47enne ormai guarito al Covid-19. Come riporta IlMessaggero, il suo è stato un lungo calvario cominciato all'inizio di marzo quando ha avvertito i primi sintomi della malattia. "Non posso dire dove sono stato contagiato perché nella provincia di Bergamo l’80% della popolazione è stata contagiata - afferma Alberto - nel nostro caso abbiamo avuto tutti i sintomi: io, mia moglie, i nostri due figli di 5 e 7 anni, i miei cognati e mio suocero. Io sono quello che ha avuto i sintomi più gravi".

600 euro per tornare a Jesolo

Ma la situazione a Bergamo è al collasso e l'accesso agli ospedali era riservato alle persone più gravi, come racconta il 47enne, costretto a curarsi in casa per ben 11 giorni con la tachipirina ed un antibiotico secondo quanto concordato con il proprio medico di base. A quel punto, è maturata la scelta di tornare a Jesolo, dove vivono la madre ed il fratello, per farsi curare.

"Ho verificato se, con il fatto di avere la residenza a Jesolo – spiega ancora Alberto – potevo farmi curare in quel luogo. Ottenuta la risposta affermativa, ho organizzato il trasferimento con un’ambulanza privata che mi è costata 600 euro". Il 47enne ha lasciato Bergamo perchè impossibilitato a curarsi e perchè, con il peggioramento del suo quadro clinico, non poteva più rimanere in casa. Arrivato a Jesolo il 17 marzo, è stato sottoposto a tamponi che hanno confermato la positività al Covid-19.

"Un inferno, ma sono guarito"

"A quel punto sono stato ricoverato a Jesolo" – sottolinea sempre Alberto, che ha descritto la situazione ospedaleria come "un inferno", con gente che moriva e la paura di non poter più rivedere i propri cari. Il personale medico dal quale ha ricevuto "un'assistenza eccezionale", lo ha curato per cinque giorni con una terapia anti Hiv ed anti-malarica grazie alla quale è guarito risultanto negativo a tre tamponi.

Prima di far rientro a casa, l'ultima tappa nel reparto di medicina dell'ospedale di San Donà di Piave per le cure finali. "Oggi sono un po' debilitato, ho perso nove chili ma ho vinto la battaglia. Appena possibile ritornerò a Bergamo, prima devo fare degli accertamenti previsti per queste situazioni. Voglio tornare alla mia quotidianità anche se certe cicatrici sono destinate a durare per sempre. A Bergamo abbiamo perso un’intera generazione di nonni e anche tanti giovani".

A tutti coloro combattono contro il Coronavirus, Alberto ha lanciato un messaggio di forza e di speranza. "Di Covid-19 si può guarire, io sono l’esempio".

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Commenti

roberto67

Lun, 30/03/2020 - 13:26

Ancora non è chiaro, leggendo i giornali, se queste cure a base di antivirali, antimalarici ed altri farmaci per l'artrite sono effettivamente usate su tutti i pazienti in tutti gli ospedali, o se qualche paziente viene tranquillamente lasciato morire somministrando solo le terapie classiche, notoriamente inefficaci. Uno studio statistico sulla mortalità nei vari ospedali potrebbe chiarire molte cose.

maurizio50

Lun, 30/03/2020 - 13:45

Effettivamente si ha la sensazione che negli Ospedali si brancola nel buio senza linee guida per l'impiego dei farmaci. In Lombardia fanno una cura, in Veneto un'altra, in Emilia un'alltra ancora. Ecco perchè l'epidemia, oltre che una malattia, è diventata una catastrofe:si va per tentativi!!!!

roberto67

Lun, 30/03/2020 - 14:26

Si direbbe che a Napoli, Roma e in altri centri meno sotto pressione si utilizzino protocolli sperimentali più efficaci che in Lombardia. Forse riuscire a farsi trasferire altrove permette veramente di salvarsi.