A scuola con l'incubo Coronavirus

L'epidemia partita dalla Cina fa paura. E nei quartieri cinesi di Milano, Roma, Prato, Napoli e Palermo l'ansia cresce

A scuola con l'incubo Coronavirus

Un contagio che sembra senza fine. Un'epidemia che sta spaventando mezzo mondo e che ha già superato l'emergenza Sars. La paura del coronavirus che è partito dalla Cina si allarga con il passare dei giorni. Ormai è accertato che il virus si trasmette anche da persone senza sintomi. E - per quanto medici ed esperti rassicurino - anche in Italia il rischio psicosi è elevato. Soprattutto in quei quartieri storicamente abitati da cinesi, dove le paure si riversano soprattutto sui bambini in un periodo in cui basta un raffreddore a scatenare le preoccupazioni dei genitori.

Milano - A Chinatown tra mascherine e Capodanno cancellato

di Francesca Bernasconi

Nel quartiere Chinatown di Milano la popolazione non sembra essere caduta nella psicosi collettiva. I genitori, fuori dalla scuola primaria di via Giusti e da quella dell'infanzia SS. Trinità, entrambe a pochi passi da via Paolo Sarpi, sembrano tranquilli, anche se qualcuno ammette di avere paura.

"Le mascherine le abbiamo prese, più per lo smog che per il virus", dice un papà, "Ma potrebbero sempre tornare utili". Anche nelle classi, a detta di una mamma, qualche bambino cinese "va con la mascherina", ma sembra più una misura precauzionale che l'azione dettata da un reale rischio di contagio. E se tra i genitori c'è chi ammette di avere paura, pur senza essersi fatto prendere dal panico, c'è anche chi si dice del tutto tranquillo: "È un'influenza normale", afferma un papà, "Non abbiamo paura".

Intanto, anche nella Chinatown milanese, i festeggiamenti per il capodanno sono stati sospesi, sia nel quartiere che nelle scuole, un po' per rispetto verso la Cina, un po' anche per "evitare assembramenti di folla". Nessuna misura particolare è stata adottata, solo le solite raccomandazioni ai bambini da parte dei genitori.

Prato - "Qui i cinesi viaggiano spesso, impossibile star tranquilli"

di Costanza Tosi

È a Prato, in Toscana, la terza comunità cinese più numerosa di tutta Europa. 23.217 i cinesi stanziati nella città del tessile. Inevitabile l’andirivieni degli immigrati verso i paesi orientali, in cui gli asiatici hanno non solo le loro radici, ma anche legami di tipo economico. Una realtà che, dopo l’allarme del coronavirus, ha iniziato a preoccupare i cittadini italiani che vivono nella zona. Passeggiando per via Pistoiese i passanti non nascondono le proprie paure. È proprio in questa zona, tra il centro e la periferia, che abita la maggiore parte dei cinesi: “La Chinatown".

"Stiamo iniziando ad andare in giro con le mascherine... ma lavorando al pubblico non é semplice neanche utilizzare queste precauzioni", ci spiega il proprietario di un piccolo tabacchi. "Molti cinesi della zona viaggiano spesso per la Cina...i bambini nelle scuole sono tutti insieme e non è facile stare tranquilli. Speriamo solo che l’amministrazione prenda le giuste precauzioni", aggiunge un nonno della zona.

Al momento, però, dal Comune nessuna risposta. “A Prato c’è un problema reale", spiega Patrizia Ovattoni, capogruppo Lega in consiglio comunale, "Ci sono molti clandestini difficili da controllare. Abbiamo fatto un’interpellanza, ma il silenzio della giunta è assordante. Forse vogliono nascondere il problema”. E a sottovalutare i rischi del virus cinese sembra essere anche la Regione Toscana, che ha deciso di non prendere precauzioni neanche per quanto riguarda le scuole. “È arrivata una circolare in cui dicono di continuare ad agire secondo i protocolli standard. Nessuna indicazione speciale per quanto riguarda il virus”, ci spiega il preside dell’istituto Gramsci Keynes.

Ma il presidente della Provincia, Francesco Puggelli, minimizza: “Ci sono decine di malattie più preoccupanti del coronavirus. Le mamme possono stare tranquille. Per le scuole bisogna solo rispettare le normali norme igeniche... il lavaggio delle mani e l’utilizzo dei gel disinfettanti”. Intanto però, nelle fabbriche gli operai cinesi lavorano proteggendosi dal virus. Coprendosi il volto con le mascherine.

Roma - "Paura? No, ma c'è un'ansia tremenda"

di Alessandra Benignetti

Per il momento nella Città Eterna a creare problemi, più che il Coronavirus è l’influenza stagionale. “Ci ha decimato”, racconta una mamma che ha appena lasciato i suoi figli all’ingresso della scuola elementare Di Donato, nel rione Esquilino, dove vive la storica comunità cinese della Capitale. “Non ci sentiamo più esposti degli altri”, spiegano i genitori dei piccoli che frequentano la scuola. “Preoccupati leggermente ma spaventati no, c’è troppo allarmismo”, si lamenta un papà. “I cinesi non sono untori”, mettono in chiaro nel rione multiculturale di Roma. Eppure, giura un altro genitore, “nel liceo che frequenta mia figlia c’è una ragazza orientale che negli ultimi tempi tende ad essere isolata, sui mezzi pubblici, ma anche a scuola”.

Qualcuno però ci confessa che nelle chat di classe le mamme iniziano a scambiarsi consigli per preservare i piccoli da possibili infezioni. “Lavarsi le mani, usare disinfettanti”, elenca un papà. “Abbiamo un ansia tremenda – si sfoga - ma tendiamo a non esporci perché poi si passa per razzisti”. In classe dei suoi figli ci sono diversi bimbi cinesi. “Il fatto che vengano in contatto con prodotti che arrivano da lì – ci spiega - per me può rappresentare un problema”. Certo, siamo ben lontani dalla psicosi, ma il caso di un’altra scuola elementare, la Falcone e Borsellino di via Reggio Calabria, in zona piazza Bologna, è indicativo. Da ieri i genitori sono in allerta per il viaggio di un maestro ad Hong Kong. “Speriamo che al suo ritorno la scuola prenda le precauzioni opportune”, ci dicono al telefono. Sono pronti a mandare i figli a scuola con le mascherine.

Napoli - "Ora le scuole attivino un protocollo"

di Agata Marianna Giannino

A Napoli qualche preoccupazione si è insinuata in alcuni dei genitori degli alunni che frequentano le scuole situate nella zona di Gianturco, area della città dove vive e lavora una folta comunità cinese. Valentina è mamma di due bimbi che frequentano il plesso Quattro Giornate. Uno dei figli ha dei compagni di classe di origine cinese. “La tranquillità non c’è”, ammette. E vorrebbe rassicurazioni dalla scuola.

“Sono venuta stamattina apposta per parlare con la preside. Non è una psicosi", chiarisce, "Voglio capire se è stato attivato un protocollo”. Valentina è una delle mamme in apprensione per l’allarme coronavirus. Ma non tutti i genitori manifestano timori. “Altre mamme sono preoccupate. Ma il virus mica sta qua? Sta in Cina”, dice una donna che ha appena lasciato la sua bimba all’ingresso della scuola. “È vero che c’è il rischio di parenti che possono aver fatto viaggi e che potrebbero aver contratto il virus, però non mi sento allarmato da questa situazione”, dichiara un papà. Hanno preferito evitare i microfoni alcuni genitori di origine cinese che abbiamo incontrato davanti alla scuola. Abbiamo provato a parlare della questione con la dirigente scolastica, Rossella De Feo, ma non ha voluto riceverci.

Palermo - Un vertice per prepararsi al peggio

di Roberto Chifari

"Niente panico", la parola d'ordine è quella di non creare allarmismi. A Palermo la zona di via Lincoln è la piccola Chinatown della città. Negli anni la zona è diventata a totale controllo dei cinesi. Le attività commerciali che un tempo erano in mano ai palermitani adesso sono in mano ai cinesi che a Palermo è la seconda colonia più grande della città dopo i tamil.

Eppure la vita scorre come sempre, anche se l'assessorato alla Salute della Regione ha voluto organizzare un vertice dedicato al Coronavirus. Per prima cosa è stata effettuata una ricognizione dei reparti di malattie infettive presenti in Sicilia e dotati di posti letto con isolamento respiratorio. Una misura indispensabile per ridurre al minimo le ipotesi di contagio nel caso in cui dovesse accertarsi un caso di infezione nell’isola.

"Ad oggi in Sicilia non si registrano casi, nemmeno sospetti, riconducibili al Coronavirus", afferma l’assessore Ruggero Razza. L’assessorato della Salute, tuttavia, ha già predisposto un piano che coinvolge le Aziende del SSR, il 118 ed i medici di medicina generale attraverso una procedura dedicata che in caso di necessità verrebbe immediatamente attivata. Un caso sospetto si può certamente controllare, il panico no". Dello stesso avviso il professore Antonio Cascio, ordinario di Malattie Infettive dell’Ateneo di Palermo: "Da studi recentissimi sembrerebbe il nuovo coronavirus provenga da una ricombinazione di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di uno dei rettili e che da questi ultimi sarebbe passato all’uomo".