Addio ai colori: ecco come si decideranno le riaperture

Il sistema dei colori potrebbe essere sostituito dai "livelli di rischio" che faranno testo all'incidenza dei casi sulla popolazione

Addio ai colori: ecco come si decideranno le riaperture

Cambiano i parametri di valutazione della "diffusione del contagio". Stando alle indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 ore è probabile che, a partire dalle prossime settimane, l'attuale sistema di attribuzione dei colori in base all'Rt venga accantonato. Ciò significa che - qualora l'ipotesi fosse confermata - non avremmo più una mappa dell'Italia con "discromie" regionali (bianco, giallo, arancione o rosso, per intederci) ma una suddivisione per "livelli di rischio": alto, medio o basso. Decisivi, in tal senso, potrebbero essere due fattori: l'incidenza dei casi su una quota di abitanti e la soglia di occupazione delle terapie intensive. Ma proviamo a fare maggiore chiarezza.

Quali sono i nuovi parametri

La prima novità, come appena accennato, riguarda la suddivisione regionale per colori: potrebbe non esserci più. L'idea è quella di adottare nuovi parametri di monitoraggio in previsione delle riaperture per la stagione estiva. Pertanto, è probabile che ci si affiderà all'incidenza dei casi su una "quota fissa" di abitanti e quindi non più all'indice Rt. In buona sostanza, ci saranno dei "livelli di rischio" legati innanzitutto all'incidenza dei casi. Le asticelle su cui si sta ancora discutendo sarebbero fissate in questo modo: sotto i 50 casi settimanali per 100mila abitanti - il livello con il quale può ripartire il tracciamento - ci sarebbe il rischio "basso" con il massimo livello di aperture, tra 50 e 150 il rischio "medio" con le prime restrizioni e sopra 150 quello "alto" con le chiusure più dure (compreso il coprifuoco), anche se potrebbe essere recuperata in extremis la soglia attuale dei 250 casi. Ma non è tutto.

Un'altra discriminante potrebbe essere la soglia di occupazione delle terapie intensive e, più in generale, il tasso di occupazione dei reparti Covid. L'idea dei tecnici è di abbassare le attuali soglie di allerta portando le percentuali, sopra le quali scatta l'allarme, dal 30% al 20% per le rianimazioni e dal 40% al 30% per gli altri reparti. Ad ogni modo, si tratta solo di ipotesi alle quali stanno lavorando i tecnici delle Regioni e gli esperti dell'ISS in accordo con il ministro della Salute Roberto Speranza, quello agli Affari Regionali Mariastella Gelmini e i governatori.

Il rebus sulle riaperture

Il pressing dei governatori sull'operativo centrale per un sistema semplificato della valutazione del rischio di contagio, nasce dall'esigenza di garantire stabilità nelle riaperture di bar e ristoranti in previsione della stagione estiva. Tuttavia, pare che i tecnici del governo non abbiano intenzione di mollare i "21 parametri di monitoraggio" per misurare l'andamento dell'epidemia. Ed è proprio per questo motivo che, in giornata, ci sarà una nuova cabina di regia per decidere il dafarsi.

"Una serie di parametri ben equilibrati, magari un po' più snelli e veloci di quelli che abbiamo, dovranno essere il cruscotto di comando della prossima estate", è quanto chiede il governatore della Liguria Giovanni Toti. "Abbiamo chiesto una revisione che lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva detto sarebbe stata rivista, perché erano misure entrate in vigore quando non si era partiti con le vaccinazioni", ha aggiunto Stefano Bonaccini presidente dell'Emilia, ricordando che l'obiettivo della Conferenza delle Regioni, oggi guidata da Massimiliano Fedriga, è quello di considerare non più l'indice di diffusione del contagio per le chiusure, ma l'Rt ospedaliero. Ieri, a fronte di 6.946 casi, si sono registrati ancora 251 morti, ma il trend relativo al tasso di occupazione negli ospedali è sempre in netta discesa: -102 terapie intensive e -490 gli altri ricoveri.