Le mascherine di Arcuri? Ferme e ancora imballate Perché non sono utili

Dopo la scoperta di non conformità di alcuni lotti di mascherine FCA, Striscia ha trovato milioni di mascherine già finanziate ma ferme nei magazzini perché FCA ha saturato il mercato

Le mascherine di Arcuri? Ferme e ancora imballate Perché non sono utili

Da qualche settimana, Striscia la notizia si sta occupando del caso delle mascherine FCA distribuite nelle scuole italiane. A partire da settembre sono stati tanti i genitori che si sono lamentati della scarsa qualità dei dispositivi di sicurezza distribuiti nelle scuole. I bambini e i ragazzi hanno lamentato in più di un'occasione un cattivo odore proveniente dalle mascherine e in alcuni casi ci sono stati anche dei malesseri. Questo non può essere un indicatore valido per valutare l'efficacia delle mascherine ma partendo da questo il programma satirico di Canale5 ha condotto un'indagine, scoprendo che le mascherine di Stato, distribuiti con il logo della presidenza del Consiglio, non sono conformi alle linee guida. Inoltre, in un altro servizio, Striscia la notizia ha riportato anche la protesta di alcuni produttori.

Moreno Morello ha raccolto la testimonianza di diversi produttori che diversi mesi fa sono stati finanziati dallo Stato per produrre mascherine destinate alla distribuzione da parte delle istituzioni. Comprensibile il loro disappunto nel scoprire che alcuni lotti di mascherine prodotte da FCA negli stabilimenti di Torino Mirafiori, su commissione di Domenico Aruri, non siano conformi alle indicazioni che, invece, sono state loro imposto. Ma c'è di più, perché nei loro magazzini ora giacciono interi pallet invenduti di dispositivi di sicurezza perché la produzione FCA soddisfa interamente il fabbisogno nazionale. Uno dei piccoli imprenditori "assoldati" dallo Stato per la produzione di mascherine anche grazie al finanziamento al 75% a fondo perduto di Invitalia, ha mostrato nei suoi magazzini le materie prime per la produzione di 3 milioni e mezzo di mascherine a norma che non verranno mai prodotte. "A maggio abbiamo iniziato a produrre e commercializzare ma a settembre si è bloccato tutto. L'FCA ci ha saturato il mercato e quindi 3 milioni e mezzo di mascherine, già finanziate da Invitalia, rimangono ferme qua", ha detto uno dei 127 imprenditori scelti a maggio per la produzione di mascherine di Stato.

Ma c'è anche chi è meno fortunato e non ha nemmeno ottenuto i finanziamenti Invitalia: "Abbiamo investito oltre 1 milione e mezzo di euro, realizzando prodotti certificati e rispettando la normativa vigente. Avevamo diversi clienti della pubblica amministrazione, che attualmente non acquistano più. Sarebbe mortificante, dopo tutti gli sforzi fatti per produrre dispositivi a norma, prendere atto che le mascherine denunciate nel vostro servizio non lo sono". Il servizio al quale fa riferimento l'imprenditore è andato in onda qualche giorno fa e si basava sui test effettuati su alcune confezioni distribuite nelle scuole. "Nei due lotti i test hanno rivelato una capacità di filtrazione rispettivamente del 67% e del 77%, decisamente inferiore quindi al 95% previsto dalla legge. Anche il coefficiente di respirabilità è risultato anomalo con un valore di 52,6 Pa/cm², dato che per legge deve essere inferiore a 40 Pa/cm²", si legge nel comunicato stampa del programma. Ma non è questa l'unica anomalia, perché, come spiega Striscia la notizia, "qualche perplessità arriva anche dalla “validazione” garantita dall’Istituto Superiore di Sanità alle mascherine messe in commercio. Il motivo? L’ente non effettua test aggiuntivi e concede la sua certificazione solo sulla base dei documenti che le aziende stesse inviano".

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