Anziani malnutriti, è vera emergenza Tra le cause ci sono i problemi economici

Il 58% degli anziani che entra in ospedale risulta malnutrito. Lo afferma uno studio eseguito su oltre 667 pazienti analizzati e seguiti dal Servizio di dietetica e nutrizione clinica del San Matteo di Pavia diretto da Riccardo Caccialanza, responsabile della struttura e segretario nazionale della Sinpe, la Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo. «Il 33% dei pazienti con età superiore ai 65 anni è ad alto rischio ed è un dato molto preoccupante - spiega Caccialanza - soprattutto per le conseguenze che la malnutrizione comporta: una degenza più lunga, complicanze maggiori durante i ricoveri, un aumento della mortalità, dei costi di gestione ospedalieri e ricoveri più frequenti». I motivi sono clinici e socioeconomici. I primi riguardano diverse patologie, come le malattie neurologiche, infettive e oncologiche che comportano la perdita dell'appetito e difficoltà organiche. Incide, però, sempre più spesso, il problema economico: la crisi colpisce soprattutto chi vive con un pensione minima che determina le scelte alimentari. Carne e pesce si mangiano sempre meno e ciò significa diminuire le proteine fondamentali per la salute dei muscoli e delle ossa con ovvie conseguenze. L'alimentazione più equilibrata è quella diversificata ed è molto difficile rimpiazzare le fonti proteiche principali e una dieta equilibrata con cereali e legumi, che oltrettutto possono incidere sulla salute intestinale dell'anziano.

Inoltre, l'Italia detiene la percentuale più alta in Europa di over 80: il 5,8% della popolazione e la percentuale di ultrasessantacinquenni è cresciuta dal 19% nel 2003 al 21,1% nel 2013 (dati Istat). Siamo il Paese dove il 30% degli anziani con più di 65 anni vive in solitudine. Il record spetta alle donne, con il 37,5% contro il 14,5% degli uomini. In Valle d'Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Liguria e Sicilia la percentuale supera la soglia del 40%. Il 55% degli anziani italiani è costretto a campare con un reddito mensile inferiore a mille euro e, uno su quattro, non raggiunge neanche i cinquecento.

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