Assalto ai fondi europei targato Sud (e Pd)

Non basta spendere i soldi. L'Italia ha una malattia antica che preoccupa molto l'Europa. Dove andrà a finire quel flusso di denaro che sta arrivando con il Recovery?

Assalto ai fondi europei targato Sud (e Pd)

Non basta spendere i soldi. L'Italia ha una malattia antica che preoccupa molto l'Europa. Dove andrà a finire quel flusso di denaro che sta arrivando con il Recovery? È una domanda a cui un giorno si dovrà rispondere. Il timore è che si cada nel solito vizio: le clientele. Aiuto chi mi vota. Il rischio chiaramente c'è. È un'abitudine, un abito mentale, una patologia che si nasconde spesso verso chi rivendica una vocazione governativa. È la tentazione di chi interpreta il potere in modo un po' troppo feudale: i signori del territorio. È per questo che vale la pena di raccontare una storia piccola che svela però certi vizi culturali. Non si parla di reati, ma di visioni politiche. La Regione Campania nel 2019 scrive un bando per l'assunzione di 2243 persone nella pubblica amministrazione. È uno dei grandi concorsi che aprono un sentiero nella roccaforte del posto fisso. I candidati sono 303.965. La Regione fa però una prima selezione. Si inventa un corso per la preparazione al concorso. È un bando nel bando. Gli ammessi sono 2610, che diventano 1880 perché qualcuno più fortunato ha trovato altro da fare. Il corso dura 10 mesi, fino al 31 maggio 2021, e chi partecipa riceve anche una borsa di studio di mille euro lordi mensili. È un po' strano ma non c'è nulla di male. Chiamiamola formazione. Ora però nel Pd a qualcuno è venuta una brillante idea: perché perdere tempo con il concorso? Si fa prima ad assumere tutti quelli che stanno facendo il corso. Tra gli ispiratori di questa mossa c'è Piero De Luca (in foto), vice-capogruppo del Pd alla Camera e figlio del presidente della Campania. Non è un caso. Il padre ci tiene molto e ha fatto pressioni anche sul governo. Il primo aprile è stato firmato un decreto legge per sbloccare i concorsi ancora fermi, compreso quello campano. Solo che lì non c'è la scorciatoia per i corsisti, allora il Pd si è subito mosso per riparare la dimenticanza. Lo fa con un emendamento firmato da Valeria Valente. È il tentativo di far approvare in Parlamento il lodo De Luca, padre e figlio. Qui si apre lo scontro con Renato Brunetta. Il ministro fa le barricate: «Non si può entrare nella pubblica amministrazione senza un concorso». Non è un vezzo, lo dice l'articolo 97 della Costituzione. Ma, replica il Pd, c'è il corso. Appunto. Il corso non è un concorso. Non sono la stessa cosa. Il partito di Enrico Letta alza ora la bandiera degli «apprendisti statali». Il clima non è dei migliori. I corsisti pretendono il posto e sono già iniziate le proteste.

È un primo segno di quello che ci aspetta, ma la pubblica amministrazione non è una scorciatoia.

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