Vento di rivolta in Germania: la Chiesa ora attende la prova

La Chiesa tedesca non molla la presa: tanti vescovi vorrebbero benedire le coppie omosessuali (e molti già lo fanno). Il Papa ferma la fuga in avanti. Mentre i conservatori tentano l'ultima resistenza

Vento di rivolta in Germania: la Chiesa ora attende la prova

Il guanto di sfida è stato lanciato. Se fosse politica (o a questo punto anche calcio, vedasi la vicenda della "Superlega") sarebbe "ribellione". Il luogo su cui il guanto si è posato, però, è il sagrato universale della Chiesa cattolica, con tutte le singolarità del caso. Il fatto è che i vescovi tedeschi, almeno in larga parte, non hanno proprio intenzione di assecondare la posizione espressa dal Vaticano sulle benedizioni per le coppie omosessuali: la Santa Sede ha detto "no", mentre dalla Germania insistono per la liberalizzazione dottrinale.

"Ribellione" può essere percepito come un termine inappropriato: perché nessuno, all'interno di Santa Madre Chiesa, può ribellarsi al Papa ed alla sua linea. Altrimenti si palesa l'anarchia in un contesto che neppure è democratico. Oppure, come in questo caso, il concreto rischio del ritorno delle Chiese nazionali e delle loro velleità. Gli scenari odierni però non prevedono il ripristino dei vecchi potentati curiali. La fatica nel comprendere il perché i teutonici abbiano intrapreso la strada dell'autonomia non dichiarata o quasi circola. E il Papa, questo in primis, sarebbe semmai per smantellare i potentati, figurarsi quelli nazionali. Considerando pure quanto la parola "nazione" non vada a genio per il regno dell'argentino.

Chi si aspettava che papa Francesco fosse quello della rivoluzione copernicana ha sbagliato. Certo, nella storia di Jorge Mario Bergoglio ci sono gli insegnamenti progressista padre Arrupe, il dogma del dialogo, il sì alle unioni civili e la contiguità culturale con le correnti teologiche che pretendono una riforma. Nel corso di questi otto anni di pontificato, poi, qualche svolta dottrinale è arrivata. Qualche, appunto, e non su tutto. Bergoglio non è il pontefice delle "sacerdotesse" e neppure quello dell'abolizione del celibato sacerdotale. La questione delle benedizioni per le coppie omosessuali assume così un valore quasi simbolico: per la sinistra ecclesiastica può essere il primo tassello di un cambiamento profondo. Però dal Vaticano hanno già parlato. Si è detto pure di un Bergoglio contrariato per i toni della presa di posizione scelti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per il documento che affronta il punto. I toni, al limite, perché se il Papa la pensasse in modo diverso, allora l'ex Sant'Uffizio, con ogni probabilità, non sarebbe intervenuto con un niet. Di questi tempi si citano parole ingombranti come "scisma" e "scontro", oltre ad espressioni che sembrano difettare di altrettanta sostanza, come "doppia linea in Vaticano". Il Papa è uno e ad oggi le benedizioni per le coppie omosessuali non sono ammesse.

Il volto della "ribellione" può essere quello del presidente della Conferenza episcopale tedesca Georg Bätzing oppure no: cambia poco. Il monsignore è in prima linea per la revisione dell'andazzo dottrinale, ma i vescovi che si sono esposti in pubblico sono tanti e non tutti tedeschi: a far notizia è l'umore complessivo, che chiede a gran voce una svolta. Il tema ha fatto capolino pure dalle parti nostre, con le dichiarazioni di Don Giulio Mignani. Il principio della rivendicazione ha origini antiche ed effetti noti: gli episcopati del Nord Europa o degli Stati Uniti progressisti, ossia quelli prossimi alla cultura protestante, non avrebbero problemi. I presuli dell'Europa mediterranea, dell'Est Europa, degli ambienti conservatori americani ed africani palesano qualche perplessità in più, per usare un eufemismo. I primi confidano in Bergoglio ed in un ripensamento improvviso. I secondi sembrano sperare che, nonostante le premesse, tutto cambi affinché cambi poco o meglio niente, almeno sul piano dottrinale. Poi ben venga la riforma della Costituzione apostolica e così via. Ma la dottrina no: quella è immutabile per definizione. Se questa dialettica fosse separata da tempi di gioco, saremmo all'intervallo: la pandemia ha obbligato tutti ad uno stop.

La Chiesa tedesca però, nonostante il mondo sia impegnato in altro e guardi meno a questi aspetti per via dell'emergenza sanitaria ed economica, spinge. E forse il Papa ha risposto alle tendenze dottrinali teutoniche quando, a metà aprile, ha parlato di "certi gruppi che si mettono d’accordo per portare avanti riforme ecclesiali, cambiamenti nella vita della Chiesa…Ci sono tutte le organizzazioni, ci sono i media che informano tutti… Ma la preghiera non si vede - ha aggiunto il vescovo di Roma - , non si prega", così come riporta la Sir. Come a dire che senza preghiera, che è la base, i "cambiamenti" o i presunti tali sono o rischiano di essere vuoti. La scelta della parola "ribellione" forse ora appare più chiara, dato che il dibattito è stato elevato al livello della luce del sole.

Del resto, quando è "un gruppo" che si organizza per la modifica della vita e delle architravi culturali di una istituzione, la narrativa separatista o autocefala sembra tenere. I commentatori conservatori - non è un mistero - aggiungono se possibile un altro elemento: gli ambienti che oggi alimentano la richiesta di riforma complessiva, quella per cui le benedizioni alle coppie omosessuali costituirebbero soltanto il primo passaggio, sarebbero gli stessi che hanno lavorato per far sì che l'ex arcivescovo di Buenos Aires sedesse sul soglio di Pietro. Questa è l'eccezione politica sollevata a destra. Un retroscena, che può essere vero o meno, ma che contribuisce a fotografare la situazione. La Chiesa tedesca trarrà le conclusioni del suo "Sinodo biennale". Il Vaticano risponderà. Tra chi cerca la ribellione, chi la via di mezzo e chi la conservazione della dottrina per come l'abbiamo conosciuta, tutto è in movimento. Il futuro del cattolicesimo è dietro l'angolo. Il difficile è capire quale sarà.

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