Boia chi non riapre (i bar)

Dal Boia chi molla a Boia chi non riapre (i bar). Cinquant'anni dopo i Moti per Reggio Calabria capoluogo di Regione, che consegnarono definitivamente il territorio (e la politica) alla 'ndrangheta, la Calabria si ribella allo Stato.

Boia chi non riapre (i bar)

Dal Boia chi molla a Boia chi non riapre (i bar). Cinquant'anni dopo i Moti per Reggio Calabria capoluogo di Regione, che consegnarono definitivamente il territorio (e la politica) alla 'ndrangheta, la Calabria si ribella allo Stato. Lo fa sventolando brioches con gelato e panna, gassosa al caffè e granita di fragole anziché le bombe sui treni e gli assalti alle armerie, ma tant'è.

A guidare la rivolta non c'è il caudillo in sedicesimi Ciccio Franco ma Jole Santelli, governatrice coraggiosa che - lo dicono i numeri e lo scrive il New York Times - è riuscita a sconfiggere il Coronavirus con qualche lockdown mirato, un po' di fortuna e probabilmente un ambiente «ostile» al Covid-19: caldo, vento, zero inquinamento. Se la riapertura di bar e negozi sarà stata improvvida - ai tamponi l'ardua sentenza - ne pagherà le conseguenze. Se invece la già flebile economia riuscirà a ripartire lentamente, senza farsi fagocitare definitivamente dalle cosche con le tasche piene di liquidità, la Santelli se ne intesterà i meriti.

Ma la ribellione di un territorio allo Stato, seppur democratica e in nome della legge, è qualcosa che appartiene a questo territorio. Non esiste un unico Sud. La Puglia e la Campania non hanno niente a che spartire con la Calabria, che già di suo è divisa tra Jonio e Tirreno e ancora tra Calabria Citeriore (o latina) e Ulteriore (o Calabria greca).

Quel che resta delle Calabrie è un territorio devastato da un Big Bang morale, figlio di una classe politica cialtrona e mangiona e da un'archeologia industriale che l'ha imbruttito con macerie e briciole. Un micidiale cocktail di revanscismo e fatalismo che non scoppia più come cinquant'anni fa perché non ha più gambe giovani su cui correre. Chi ha potuto è scappato, chi ha potuto oggi è ritornato, come fa l'assassino sul luogo del delitto, a rimirarne un po' compiaciuto il cadavere quasi in decomposizione, pensando di averla fatta franca.

Già. Cosa resta oggi delle Calabrie? Il familismo amorale dei clan di 'ndrangheta, che si spartiscono persino il controllo delle mattonelle sbeccate dei marciapiedi, e il familismo buono, che non ha la forza neanche più di battersi se non su Facebook ma che anziché condividere post distribuisce quel poco che c'è tra tanti, e se lo fa bastare. È per loro che la Santelli ha deciso di riaprire. Per quell'economia microfamiliare del bar e del negozio, in cui non c'è un padrone a cui pagare l'affitto ma solo bocche a cui dar da mangiare. La Calabria è una gabbia salariale dove tutto costa meno, (con 50 centesimi si beve un caffè buono) e dove a fare la perequazione sociale ci pensa la 'ndrangheta con il suo welfare parallelo di sommerso, lavoro nero e contante. Ma anche questo modello stava mostrando la corda. Un Paese nel Paese, dove - al netto dei Dpcm di Conte - vigono da sempre leggi diverse. Senza che lo Stato in fondo se ne dispiaccia troppo.

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