Condannato in via definitiva, marocchino torna in Italia col visto turistico

All’ambasciata italiana gli avevano concesso un visto da turista della durata di 6 mesi, senza minimamente valutare se ci fossero delle condanne pendenti nel nostro paese. Gli uomini della Polaria lo intercettano e lo spediscono dietro le sbarre

Condannato in via definitiva, marocchino torna in Italia col visto turistico

È finito in manette a Bologna poco dopo esser atterrato all’aeroporto Marconi.

Si tratta di Abderrahmane Moussaid, 32enne marocchino condannato in via definitiva a 5 anni, 8 mesi e 6 giorni di reclusione per le accuse di violenza sessuale di gruppo continuata, rapina in concorso e lesioni aggravate. Ciò che lascia maggiormente di stucco è che lo straniero abbia ricevuto un visto turistico della durata di 6 mesi proprio dall’ambasciata italiana di Casablanca, città da cui è decollato lo scorso giovedì.

Il pluripregiudicato extracomunitario aveva mostrato fin da subito ai controlli evidenti segnali di nervosismo. Nonappena gli agenti di servizio hanno inserito il suo nominativo nel computer è parso chiaro il perché di tanta agitazione. Immediatamente, infatti, è emersa la condanna, accompagnata da una lunga lista di precedenti.

La conseguente perquisizione ha rivelato, inoltre, che l’africano nascondeva nel portafogli delle affilatissime lamette. La qual cosa suggerisce che in Marocco non fosse stato fatto alcun controllo, oppure che fosse una situazione evidentemente tollerata o ben accetta. Proprio per questo motivo si è aggiunta un’altra voce alla lunga lista di reati ascrivibili allo straniero. Moussaid, che era stato espulso dall’Italia nel 2011 dopo 9 mesi di custodia cautelare in carcere seguiti alla condanna per stupro ai danni di due prostitute, evidentemente ignorava il risultato definitivo della sentenza emessa nel 2012.

Il marocchino, in compagnia di un compare originario del Ghana, si era reso protagonista di terribili episodi di violenza tra il 18 ed il 19 dicembre 2008. Il primo avvenne a Crespellano (Bologna), quando i due aggredirono una prostituta albanese. Moussaid la fece salire in auto, poi la condusse in una zona isolata. Una volta lontano da occhi indiscreti, il marocchino fece uscire il ghanese dal portabagagli in cui si era nascosto, ed insieme si accanirono sulla giovane che venne pestata, rapinata ed infine stuprata.

Con le medesime modalità si erano svolte le brutali violenze anche il giorno dopo. Cambiava solo la nazionalità della prostituta, una rumena, ed il luogo d’azione. La ragazza fu in quell’occasione abbordata a Porta Lame (Bologna) e poi ripetutamente abusata nei giardini di via Azzo Gardino. Nonostante il brutale pestaggio subito dopo gli stupri, la donna riuscì a memorizzare la targa dell’auto guidata dal marocchino e, grazie a ciò, fu possibile per la polizia rintracciare i due responsabili.

Convinto che il tempo trascorso fosse sufficiente a far perdere memoria di sé, l’africano ha pertanto fatto ritorno nel nostro paese. Tuttavia dall’aeroporto ha preso immediatamente la deviazione verso il carcere della Dozza, dal quale sarà con ogni probabilità trasferito dietro le sbarre di una struttura detentiva del suo paese natale.

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