Brindisi, chiusi due reparti dell'ospedale: medici e infermieri positivi

Il segretario della Fials: "Avevamo sollevato da tempo la mancanza dei dpi e delle misure precauzionali. C'erano medici che tossivano e continuavano a lavorare, ma nessuno ci ha creduto"

"È l'unica Asl, quella di Brindisi, dove all'ingresso dell'ospedale non viene misurata la temperatura corporea". Lo dice, quasi con rabbia, a ilGiornale.it Gianni Recchia componente della segreteria nazionale della Fials, la federazione italiana autonomie locali e sanità. E ci racconta cosa sta accadendo nell'ospedale "Perrino" di Brindisi, tra i più grandi e importanti ospedali del Sud Italia dove si teme un nuovo focolaio del Coronavirus. Due i reparti fuori uso. Tra i più importanti, pneumologia e chirurgia generale, perché alcuni operatori sanitari, sia medici che infermieri, sono risultati positivi al Covid-19.

Già da giorni la Fials e gli altri sindacati e l'ordine dei medici di Brindisi avevano sollevato il problema della mancanza dei dispositivi di sicurezza e delle misure precauzionali da prendere per l'emergenza. "Mancavano le misure elementari per prevenire il contagio. C'erano medici che tossivano e continuavano a lavorare. Abbiamo chiesto di allontanarli dal posto di lavoro, ma non ci hanno creduto, addirittura il primario di chirurgia generale voleva denunciarci sui giornali" continua Recchia.
Ora quel primario di chirurgia generale è uno dei pazienti dell'ospedale "Perrino" ed è ricoverato nel reparto di malattie infettive. "Proprio lui voleva denunciarci" ripete, ancora, Recchia.

L'azienda sanitaria, secondo quanto, ci riferisce il segretario della Fials, pare non abbia dato ai dipendenti dell'ospedale le linee guida da seguire nei comportamenti. "Negli spogliatoi, che sono delle stanze piccole, entravano in tre - quattro - cinque persone alla volta perché dovevano iniziare il loro turno di lavoro. Due reparti hanno chiuso, il personale è diminuito e alcuni infermieri sono stati mandati nei reparti dedicati al Covid senza formazione. È stato come vedere un esercito di soldati mandati allo sbaraglio".

Ma al di là di questi problemi, altri possono aver contribuito alla diffusione del contagio.
"Noi avevamo segnalato una serie di criticità già da tempo, a partire dal ritardo dell'esecuzione dei tamponi e la refertazione degli stessi. È una cosa inaccettabile" dichiara a ilGiornale.it Arturo Antonio Oliva, presidente dell'ordine dei medici di Brindisi.
"A volte ci sono voluti anche cinque, sette, dieci giorni per avere i risultati dei tamponi, potete immaginare come i pazienti in attesa e ricoverati all'interno dell'ospedale rappresentano un rischio anche se teoricamente isolati". Oliva usa un termine che non ci sfugge, "teoricamente" isolati. E praticamente? "Loro vengono seguiti dali operatori sanitari che non hanno le protezioni che dovrebbero avere quando vengono a contatto con possibili pazienti affetti dal virus". Il problema, secondo Oliva, ruota tutto intorno al ritardo dei risultati dei tamponi e la mancanza dei dispositivi di protezione individuale.

" Ma non solo, l'ospedale Perrino archittettonicamente ha grosse difficoltà a separare gli spazi" tra quelli dedicati al Covid e le altre patologie. "Non c'era la possibilità di individuare un padiglione in cui isolare i pazienti positivi al virus, quindi la promiscuità è stato l'altro problema che continua ad esserci ancora oggi" continua Oliva. Anche se l'amministrazione cerca di individuare reparti più isolati di altri in cui poter ricoverare i pazienti affetti da Coronavirus, come ci dice il presidente dell'ordine dei medici, si devono comunque attraversare dei corridoi che si hanno in comune con altri reparti e "il virus rimane sulle superfici e viene trasportato e inquina tutti gli ambienti".
I problemi erano sotto gli occhi di tutti. Già il 24 marzo scorso, le organizzazioni sindacali Aanao - Anpo, Fials, Nuova Ascoti - Aaroi - Cimo, Fesmed - Cisl Medici, Cgil Medici, Fassid, Fimmg, Fimp, Snami, Uilm Medici e l'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Brindisi denunciarono sei aspetti che non andavano nel "Perrino". La denuncia fu mandata al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al direttore del dipartimento di promozione della salute e del benessere sociale della Regione Puglia, al direttore denerale della Asl di Brindisi, al prefetto e al procuratore della Repubblica.

Cosa non andava:


- Ritardo nella effettuazione e refertazione (fino a a 4/5 gg. di attesa a
fronte dei normali tempi di refertazione di poche ore) dei tamponi “Covid-19” , che
espone pazienti, operatori sanitari e la comunità ad altissimi rischi , nonché a
gravissimi problemi organizzativo-assistenziali;
- Mancanza di aree e percorsi distinti per pazienti sospetti /accertati “Covid 19”;
- Inadeguata fornitura , qualitativa e quantitativa, di DPI;
- Inosservanza delle linee di indirizzo regionali in tema di “Strategia di depistaggio e di
diagnosi di Covid 19 in ambiente assistenziale” ovvero isolamento immediato , con
contumacia , dei “contatti stretti” del caso accertato;
- Necessità di puntuale comunicazione da parte del Dipartimento di Prevenzione dei
casi sospetti ed in quarantena da Covid 19, ai MMG e alle strutture ospedaliere;
- Impossibilità di dimettere/trasferire i pazienti guariti clinicamente ma non ancora
virologicamente negativizzati, con conseguente impossibilità ad accogliere nuovi
pazienti.

"Da oggi, su disposizioni del direttore generale della Asl di Brindisi, saranno effettuati i tamponi per tutti i dipendenti del 'Perrino' impegnati nella rete del Covid per sapere chi è positivo anche se asintomatico" ha concluso Gianni Recchia.

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