La minaccia sulla mascherina: "Costretti a rimetterle..."

Anche se la situazione pandemica in questo momento mostra dati positivi, non è escluso che, in caso di focolai, vengano usati strumenti opportuni

La minaccia sulla mascherina: "Costretti a rimetterle..."

Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità e segretario del Comitato tecnico scientifico, lo scorso venerdì scorso ha partecipato al cinquantottesimo monitoraggio sull'andamento della pandemia da parte della Cabina di regia e ha spiegato cosa aspettarci nei prossimi mesi, soprattutto in vista di una maggiore diffusione della variante Delta.

L'importanza del ciclo completo vaccianle

Innanzitutto ha tenuto a spiegare che coloro che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, come dimostrato dai dati giunti dal Regno Unito, sono meno protetti rispetto a chi ha invece completato l’intero iter vaccinale. "Sappiamo che la vaccinazione, anche con una dose, può già essere efficace nel ridurre le forme cliniche gravi. Ma solo il ciclo completo garantisce una maggior sicurezza" ha aggiunto. Inoltre, chi contrae l’infezione, anche se vaccinato, può trasmetterla. Come sottolineato da Brusaferro, la seconda dose è più protettiva contro la variante “e raggiunge il livello migliore di protezione a una settimana dalla somministrazione". Per non rischiare di arrivare in autunno ad avere una situazione simile a quella dell’anno scorso, il presidente ha precisato che dobbiamo riuscire ad avere alte coperture velocemente, con l’obiettivo di controllare la circolazione del virus anche durante la stagione autunnale.

Brusaferro ha toccato anche l’argomento riguardante l’obbligo di utilizzo o meno delle mascherine: "I sistemi di monitoraggio guardano incidenza, trasmissibilità e cioè l'Rt e circolazione delle varianti. I primi due soprattutto sono indicatori di come si muove l'epidemia. Il report di venerdì scorso ci ha detto che per ora la situazione permette di toglierle. Abbiamo solo 11 casi per 100mila abitanti in 7 giorni a livello nazionale". Grazie al monitoraggio possiamo capire come evolve la situazione ed eventualmente intervenire e correre ai ripari,“anche reintroducendo misure".

Scuola in presenza, ma come?

Come specificato da Brusaferro, l’importante è riprendere la scuola in presenza da settembre, in che modo questo avverrà si saprà solo in base alla curva epidemiologica: “Il punto di partenza è che il distanziamento è importante. La mascherina dipenderà dalla circolazione". Non è escluso quindi che a settembre gli alunni torneranno a scuola con la mascherina, dipenderà dal quadro epidemiologico che ci sarà. Anche Brusaferro, come altri esperti prima di lui, ha spiegato che è la maggiore trasmissibilità della variante Delta, che ne facilita la diffusione tra i soggetti non vaccinati, a fare paura.“Anche da noi sta provocando focolai. Per queste caratteristiche i modelli europei dicono che diventerà dominante durante l'estate" ha aggiunto. Anche se i casi totali stanno diminuendo, stanno però aumentando quelli causati dalla variante Delta.

Brusaferro: "Il sequenziamento è importante"

A questo punto è importante il sequenziamento "per conoscere l'andamento delle varianti già note ma anche per intercettarne di nuove. Il virus muta continuamente per sua natura ed è importante individuare tra tutte le mutazioni quelle che destano preoccupazione per la loro potenzialità di trasmettersi più efficacemente o di evadere parzialmente l'immunità. Per questo è importare disporre di una mappa delle varianti". Secondo Brusaferro è verosimile che in futuro avremo a che fare con altre varianti e proprio per questo motivo dobbiamo essere preparati per censirle e, per quelle ritenute maggiormente pericolose, a controllarne la diffusione. Adottando anche più strumenti, come gli studi prevalenza periodici.

Come ha reso noto il segretario del Cts, "stiamo controllando quotidianamente la circolazione del virus grazie alla rete nazionale che include oltre 60 laboratori in tutte le Regioni tra cui alcuni ad alta capacità di sequenziamento. Abbiamo controlli di due tipi, uno routinario i cui risultati vengono riportati su bollettini quindicinali come quello pubblicato ieri. Poi ci sono le "flash surveys" che ci danno un quadro istantaneo della situazione dell'intero Paese, e che vengono fatte periodicamente. Si tratta di strumenti che debbono poi adattarsi anche in base al numero dei casi che si verificano quotidianamente".

Si torna alle zone rosse?

Sulla presenza di focolai e il ritorno di zone rosse, Brusaferro è cauto, infatti, anche se siamo al momento in una situazione pandemica con dati positivi, ha asserito che si devono sempre avere gli strumenti adatti per ogni situazione, ovvero, se vi è un focolaio in aree localizzate, le autorità sanitarie locali e Regioni devono per forza adottare gli strumenti più opportuni. "È chiaro che con un numero di casi decrescente i tamponi sono più contenuti. Abbiamo censito 2.156 test a settimana per 100mila abitanti. Un dato buono è che tra questi la positività è allo 0,5%. L'importante è mantenere questi numeri. Continuare a tamponare è importante, anche i sospetti perché questo permette di tracciare i positivi e i loro contatti" ha infine chiarito.

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