La buffonata

Sceneggiata di Conte su Facebook, 24 ore dopo arriva un decreto pasticciato

La buffonata

L'altra sera abbiamo avuto la prova di quanto il premier Conte pensi prima a se stesso e poi al bene dell'Italia. La sua conferenza stampa notturna via Facebook, gestita con cinica abilità dal fido portavoce Casalino (ex Grande Fratello), gli ha fatto fare un balzo di contatti personali sui social che appaga il suo narcisismo, non certo la sete di certezza dei cittadini. Che sono andati a letto più confusi e impauriti di quanto lo fossero prima.

Quella del duo Casalino-Conte è stata una buffonata che ha reso più ricco Facebook (azienda privata) e più povera la democrazia. Annunciare in quel modo e in piena notte ai social un decreto che ancora non c'era, dovrebbe fare sobbalzare sulla poltrona i parlamentari di maggioranza ancora prima di quelli di opposizione; dovrebbe far dichiarare lo sciopero immediato dei giornalisti del servizio pubblico, perché un premier italiano che si rispetti gli annunci li fa attraverso la tv di Stato (e a reti unificate su tutte le altre), non su una piattaforma straniera che lucra sugli accessi; dovrebbe farci chiedere se per caso Palazzo Chigi, approfittando della situazione, non sia diventata un'azienda privata nelle mani di un signore, Rocco Casalino, tanto spregiudicato quanto arrogante.

Speculare su morti e paure per guadagnare follower su Facebook e per non lasciare il palcoscenico mediatico ai governatori del Nord è da sciacalli, farlo senza motivo (lo ripeto, Conte l'altra sera non ha firmato alcun decreto urgente) è da stupidi. Casalino conti i morti, non i like. E Conte faccia il premier, non l'imbonitore televisivo notturno.

Nel merito del provvedimento, varato su pressione delle regioni maggiormente colpite, che chiude tutte le attività produttive non indispensabili (compresi gli studi professionali), in molti stanno storcendo il naso in nome delle libertà d'impresa e del rischio economico di uno stop. Ragioni valide e condivisibili, ma siamo al bivio: o chiudiamo le imprese o chiudono gli ospedali, che in molti casi non hanno più un posto neppure nei sottoscala. Una terza ipotesi non esiste. Da sano, ognuno la pensa come crede e può avere pure ragione. Ma quando a chiunque di noi (o dei nostri cari) dovesse mai mancare improvvisamente il respiro, ecco che allora ci troveremmo tutti concordi: meglio così, per fortuna che è così.