È una buona idea dare a Trump il Nobel per la Pace

Un Nobel per Trump? Ma siamo impazziti? Certo, se dovessimo giudicare il presidente degli Stati Uniti col metro con cui lo misurano la stampa e le televisioni, ci sarebbe da inorridire

Un Nobel per Trump? Ma siamo impazziti? Certo, se dovessimo giudicare il presidente degli Stati Uniti col metro con cui lo misurano la stampa e le televisioni, ci sarebbe da inorridire. Ma non avevamo detto che era un pazzo pericoloso? No, non l'avevamo detto. L'avete detto voi, nel senso della solita parata dei commentatori e cronisti che non riescono a capire l'America neppure vivendoci dentro e che seguitano a descrivere un Paese e un uomo che non corrispondono ai fatti. Trump è candidato al premio Nobel per la Pace per aver portato a buon fine la pace diplomatica e dunque militare fra lo Stato di Israele e gli Emirati arabi che sono la spina dorsale dell'economia del Medio Oriente. Lo ha fatto lavorando e mediando, come è nel suo stile. E, quel che più importa, c'è riuscito. Ma non solo: ha contenuto l'Iran vibrando un colpo letale sulla testa del generale Souleimani che guidava tutte le imprese di Hezbollah, cosa che ha mandato su tutte le furie Teheran, ma sono furie che non lasciano traccia. Trump ha finora compiuto un unico atto di forza e fu quando, avendo a cena in Florida il presidente cinese XI, fece osservare al suo ospite via satellite i missili americani che senza uccidere un solo essere umano infliggevano alla Siria il castigo per il mancato rispetto delle regole. Trump in queste ore è impegnato in un silenzioso e micidiale braccio di ferro nel Mar della Cina del Sud in difesa dei diritti di navigazione internazionale confermati dal tribunale dell'Aja, schierando la più grande flotta americana, cui si è aggiunta la flotta del Vietnam, l'antico nemico oggi alleato degli Usa insieme alle forze armate dell'Australia, Giappone, India e Brunei, per far capire alla Cina che il mondo del rispetto delle leggi ritrova la sua unità quando si tratta di imporre quel rispetto. I cinesi sono furenti perché imprese come Samsung se ne sono andate dal suo territorio (su richiesta americana) così come quasi tutte le industrie grazie alle quali l'economia cinese sopravvive. Trump ha agito finora seguendo il motto di Roosevelt non Franklin Delano, ma il suo ben più robusto zio Theodor secondo cui è bene «parlare a bassa voce, ma impugnando un grosso bastone». Trump ha rimesso in piedi la potenza militare americana, che Obama aveva dismesso, riportandola al rango di prima potenza anche rispetto a tutte le altre potenze messe insieme. Nel frattempo, il suo taglio delle tasse ha fatto scattare la più grande crescita economica di tutti i tempi, soltanto interrotta dal virus ma che è già ripartiva a razzo. E, quel che più conta mai come sotto il presidente repubblicano Trump, gli afroamericani hanno avuto un tasso di impiego tanto alto, con figli alle università e ai vertici delle aziende e lo stesso dicasi per gli americani di origine messicani e cubana. Per quanto la notizia venga accuratamente occultata, sotto Trump il numero di neri morti in scontri con la polizia è molto inferiore a quello che si registrò sotto la presidenza Obama, di cui tutti i leader neri sono delusi, come dimostra la massiccia partecipazione di intellettuali, specialmente donne, neri nel partito repubblicano. Il loro motto è stato: «Davvero pensate che il colore della mia pelle dovrebbe farmi decidere a votare per i democratici? Vi sbagliate: io faccio decidere la mia testa. E voto repubblicano». Sappiamo che Joe Biden sta perdendo terreno ogni giorno, beccato persino a copiare i discorsi degli altri candidati mentre Nancy Pelosi la speaker democratica che odia Trump - si fa beccare dal parrucchiere a viso nudo, lei che aveva ossessionato tutti perché Trump non portava la mascherina. Troppo presto per dire che Donald ce la farà, ma tutti sanno che è probabile che ce la faccia perché ogni giorno vediamo quel che dicono gli americani della classe media, sia bianca che nera: «Basta con i tumulti, vogliamo giustizia per tutti insieme a lavoro e benessere». E non dimentichiamo il fantastico viaggio di Trump oltre il 38mo parallelo per andare «dall'omino che spara i razzi» dalla Corea del Nord. Oltre al Nobel per la Pace dovrebbero dargli anche un Oscar alla carriera come miglior attore protagonista.

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Commenti

Franky7778

Ven, 11/09/2020 - 12:00

Donald Drunk meriterebbe il Nobel per la pace? Certo, e io sono Superman. Che massa di imbrattacarte.