Cronache

Calevo si confessa: "Cantavo Buscaglione per non impazzire"

Andrea Calevo racconta i suoi giorni sotto sequestro: "Dal secondo giorno ho capito che non erano professionisti"

Calevo si confessa: "Cantavo Buscaglione per non impazzire"

Andrea Calevo, a Unomattina per raccontare la sua esperienza di sequestrato, svela particolari inediti e interessanti: "Dal secondo giorno ho capito che non erano professionisti, commettevano molti errori, per esempio mi davano
troppa confidenza, parlavano molto, raccontavano cose che un rapitore professionale non avrebbe mai detto".

"I sequestratori - prosegue l'imprenditore liberato grazie a un blitz dei carabinieri del 31 dicembre - venivano sempre con il volto coperto, armati, con i guanti, i passamontagna, prima che entrassero si vestivano e poi sentivo lo scatto dell’arma. Una volta si sono presentati anche con un fucile a tracolla". Quanto alle visite nella prigione (nello scantinato di una villetta, ndr) "i primi giorni venivano due volte al giorno, poi via via che passavano i giorni sempre meno, una volta al giorno. In un’occasione «sono restato solo un giorno e mezzo".

Il giorno del rapimento

"All’inizio - ha detto Calevo ricordando il 16 dicembre scorso - sembrava la tipica rapina. Mi hanno sorpreso nel viale di casa mentre uscivo dall’auto, poi sono entrati in casa, hanno legato anche mia madre, hanno fatto la tipica rapina che si fa in casa e dopodiché mi hanno detto tua mamma resta qua, tu vieni con noi e ti liberiamo tra qualche chilometro. Dopo dieci minuti mi sono ritrovato in una stanza. Credevo in un sequestro lampo". Poi "è entrato un uomo con il volto coperto, parlava con un accento meridionale che non so se era imitato". Calevo è stato minacciato in alcune occasioni: "Mi hanno detto di non urlare, una volta mi hanno minacciato di spararmi in faccia o a una gamba". Quanto a Pierluigi Destri, il settantenne considerato l’ideatore del sequestro, Calevo ha detto di non conoscerlo: "Mi hanno detto che era un piccolo cliente e quindi non aveva rapporti diretti con me".

"Cantavo per non impazzire"

"Di quei 15 giorni passati nella stanza ricordo un gran silenzio, un gran senso di solitudine e anche di noia perché a un certo punto non sapevo proprio cosa fare, cosa inventarmi per passare il tempo. Dopo 5 o 6 giorni di solitudine - prosegue Calevo- ho detto devo fare qualcosa perché sennò impazzisco e allora ho cominciato a cantare varie canzoni di Fred Buscaglione, che è un po' il mio cavallo di battaglia, di Battiato e della Carrà".

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