Cambiano le rotte dei migranti: cosa c'è dietro il boom di sbarchi

In questo 2021 gli stranieri che seguono la rotta centrale del Mediterraneo provengono dalla Libia. Meno tunisini in arrivo, qualcosa sta cambiando

Cambiano le rotte dei migranti: cosa c'è dietro il boom di sbarchi

Nei primi mesi del 2021 è già possibile tracciare il quadro generale del fenomeno migratorio nel Mediterraneo. Il trend degli arrivi nel nostro Paese si presenta superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma c’è un cambiamento: oggi si parte maggiormente dalle coste libiche. Cosa sta accadendo?

Il trend delle rotte nel Mediterraneo

Sono dati interessanti quelli raccolti dall’Unhcr in questi primi mesi del 2021 facenti riferimento ai flussi nel Mediterraneo da parte dei migranti. Circa 16.558 stranieri lo hanno attraversato per raggiungere le mete prefissate. Entrando nei dettagli è possibile analizzare cosa sta accadendo lungo il tracciato delle tre rotte: quella centrale, quella occidentale e quella orientale. Quella centrale, che interessa l’Italia,risulta la più seguita con 8.472 migranti. Ad essa segue quella occidentale che ha come punto di approdo la Spagna con 7.051 stranieri e poi quella orientale che riguarda la Grecia con 1.998 stranieri. Il trend dei flussi lungo il Mediterraneo conferma già da adesso che la rotta centrale è quella più seguita proprio come il 2020. Dunque, fin qui nulla di nuovo. Un netto cambiamento invece lo si può riscontrare rispetto al 2019 dove invece, al contrario dei dati attuali, era la rotta orientale ad essere quella maggiormente navigata. In quell’anno infatti la Grecia ha registrato un boom di arrivi con 67mila persone. Dopo l’emergenza scattata in quel momento, il trend ha gradatamente iniziato a registrare una flessione a causa dette tensioni tra il governo di Atene e la Turchia. Le dispute politiche tra i due Paesi hanno attivato maggiori controlli sulle partenze che sono diminuite notevolmente.

La rotta libica il vero pericolo

La rotta del Mediterraneo centrale è quindi la più gettonata in questa prima fase dell’anno e quasi certamente lo rimarrà fino al 31 dicembre prossimo. Chiarito questo aspetto occorre far luce anche su un fatto emblematico del fenomeno migratorio:all’interno dello stesso tratto di mare l’Italia non è l’unica terra di approdo. Con essa c’è anche Malta. Ma se gli stranieri sbarcati finora sul suolo italiano sono stati 8.472, sul territorio maltese sono stati invece 65. Numeri dai quali emerge la netta sproporzione degli arrivi all’interno dei due Paesi che hanno sì diverse dimensioni territoriali ma dove la gestione del fenomeno migratorio viene attuata in modo completamente differente. Ma chi sono i migranti che arrivano? Sull’origine degli stranieri che varcano il confine italiano inizia ad essere sempre più marcata la differenza rispetto allo scorso anno. Nel 2020 infatti i tunisini sono stati i protagonisti indiscussi degli sbarchi con il 41% di presenze. In questo 2021 invece i dati parlano di un calo delle loro partenze dall’altra parte del Mediterraneo: fino ad oggi infatti l’arrivo dei tunisini in Italia si aggira al 15%. Da dove arrivano i migranti allora? Dalla Libia. Quando si parla di persone che arrivano dal territorio libico occorre fare un’ importante precisazione e cioè che dalla Libia non partono cittadini libici bensì i cittadini dell’Africa subsahariana. Cosa sta accadendo da quelle parti?

Perché si parte maggiormente dalla Libia

Fino allo scorso mese di dicembre la convinzione generale era che, anche per il nuovo anno, l'Italia sul fronte migratorio dovesse guardarsi dalla rotta tunisina. Il quadro adesso risulta completamente ribaltato. Il perché lo ha spiegato su IlGiornale.it il professor Vittorio Emanuele Parsi, docente dell'università Cattolica: “In Libia – ha dichiarato – gli sbarchi si azzerano se ci sono due condizioni: se c'è un totale controllo del territorio da parte delle milizie oppure, al contrario, se c'è totale anarchia”. Nel primo caso è l'attività dei miliziani ad impedire ai barconi di prendere il largo, nel secondo invece è l'insicurezza a scoraggiare i migranti a dirigersi verso i porti di partenza. Attualmente in Libia non c'è né l'una e né l'altra situazione: “Adesso a Tripoli si è insediato un nuovo governo – ha aggiunto Parsi – e questo di per sé è un bene. Ma le nuove autorità non sono ancora in grado di controllare il territorio. Da qui l'impennata di partenze verso l'Italia”. Una situazione che si potrebbe protrarre ancora a lungo, specialmente durante i mesi estivi: “Draghi nella sua recente visita – ha dichiarato ancora Parsi – ha rimarcato l'importanza della cooperazione con la Libia. Quello che ora Roma deve fare è cambiare realmente atteggiamento, guardare a una politica comune con l'Ue e non guardarsi indietro rimpiangendo Gheddafi”. Serve, in poche parole, far funzionare la rinnovata intesa con Tripoli per scongiurare nuove impennate di sbarchi.

Le conseguenze della pandemia

L'aumento di migranti lungo la rotta centrale del Mediterraneo è stata dovuta anche a una serie di congiunture: “Ad est – è la considerazione del docente – Vi è una situazione di forte tensione politica tra Grecia e Turchia e questo ha favorito l'afflusso di navi militari nell'area. Ad ovest, Spagna e Marocco continuano con una loro tradizionale politica di controllo”. I flussi migratori hanno quindi trovato naturale sfogo nel tratto di mare antistante l'Italia. E non c'è soltanto la Libia a preoccupare: “Noi guardiamo sempre con interesse alle rotte che partono dalla Tunisia – ha dichiarato una fonte della Procura di Agrigento su IlGiornale.it – buona parte degli sbarchi autonomi provengono da lì”.

Un concetto ribadito anche dallo stesso professor Parsi: “La Tunisia è ancora il punto debole del Mediterraneo”. Il perché è presto detto: il Paese è quello che più sta risentendo della crisi innescata dalla pandemia. Con il turismo crollato e un'economia ancora più in affanno, lo spauracchio di un massiccio arrivo di migranti dalle coste tunisine non è affatto remoto. Secondo Vittorio Emanuele Parsi, così come da lui stesso descritto nel libro “Vulnerabili”, gli effetti del Covid sull'immigrazione sono destinati a rimanere visibili per lungo tempo: “Sono aumentate le diseguaglianze – ha ribadito – la pressione di migliaia di persone dall'altra parte del Mediterraneo nei prossimi anni sarà ancora più accentuata”.

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