Caos all'Università di Napoli. Corsi gratis ai migranti, test falsati agli studenti

Si rischia una guerra tra poveri all’Università di Napoli “l’Orientale”, ancora una volta a causa dei sempre più imbarazzanti deficit organizzativi delle Istituzioni, questa volta scolastiche

Caos all'Università di Napoli. Corsi gratis ai migranti, test falsati agli studenti

Si rischia una guerra tra poveri all’Università di Napoli “l’Orientale”, ancora una volta a causa dei sempre più imbarazzanti deficit organizzativi delle Istituzioni, questa volta scolastiche. Gli scorsi giorni, in pieno discernimento mediatico sulla questione profughi in Europa, l’Ateneo napoletano era balzato alle cronache nazionali dopo l’annuncio della disposizione di corsi di lingua gratuiti per migranti, volti all’integrazione di quelle persone che sono costrette a fuggire dai paesi di provenienza a causa delle guerre in atto. Sono bastate poche ore dalle breaking news perché si componessero (almeno) due fazioni, e non solo sul web: da una parte i vivi complimenti ai fautori dell’iniziativa, concepita in seno ad uno storico Ateneo da sempre simbolo di integrazione tra popoli e multiculturalità, dall’altra critiche e sbigottimento di studenti e famiglie che corsi o laurea gratuiti non possono neppure sognarli la notte. Ma la goccia che ha inondato di polemiche palazzo Giusso è caduta lo scorso 14 settembre, quando sono stati pubblicati i risultati dei test di ammissione allo studio della lingua inglese svoltisi sei giorni prima.

Sono stati gli studenti, attraverso il web, a mettere in luce la presenza di visibili anomalie: le graduatorie, infatti, presentavano dei conteggi falsati, non essendo stato preso in riferimento il regolamento prestabilito. Nei giorni successivi, però, l’ateneo ha comunicato che quei risultati erano solo degli indicatori parziali, utili dunque al monitoraggio interno dei dati, ed in quanto tali, non avrebbero dovuto essere pubblicati. Come non detto, rimossi e ripubblicati corretti. Un errore gravissimo che ha scatenato l’ira di decine e decine di studenti, che prima erano risultati ammessi, ora sono non idonei, ed esclusi dunque dallo studio della lingua. Tutto ciò ha generato a ruota una situazione alquanto critica, poiché alcuni degli studenti avevano già cercato casa, fatto richiesta per la borsa di studio ed effettuato l’iscrizione, pur non essendo - a tutti gli effetti - idonei. È in quel momento che la notizia dei corsi per migranti si è tramutata per gli studenti nella valvola di sfogo in cui far valere i propri diritti, generando una facile contrapposizione italiani e stranieri. Eccolo, il fallimento di un sistema accademico che non solo non riesce a garantire ai suoi studenti i servizi essenziali (già sempre più privatizzati o fatiscenti, in un già frantumato contesto sociale che poco o nulla offre), ma che non sa neppure garantire la certezza dei dati pubblicati sul proprio sito istituzionale. È un dinosauro decrepito che vuole darsi delle arie, questo mondo accademico. Una zattera che perde acqua da tutte le fessure mentre i suoi naviganti impavidi la trattano come un veliero. Non stupisce allora che gli studenti «standard» si vedano ritenuti di «serie B» dal loro stesso Ateneo, a fronte di "altri" che sono visti di "serie A", perché magari una certa iniziativa "fa più in" rispetto ad altre. Certo, magari è un’allegoria non così semplice e la questione andrebbe sviscerata a lungo, ma chi si prenderebbe la briga di spiegare che colui che sta facendo demagogia è lo studente che lavora per pagarsi gli studi, il padre che si priva di beni essenziali o la famiglia che sceglie di non partire per le vacanze per far frequentare l’Università al figlio? Nel frattempo quell’Università diventa sempre meno pubblica e si fa sempre più elitaria, catapultata negli anni ’50 dello studio-privilegio.

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