Care politiche, le vostre scarpe dicono di voi più dei discorsi

Ma perché, ministro Boschi, non dovremmo giudicare le politiche (anche) dai tacchi?

Care politiche, le vostre scarpe dicono di voi più dei discorsi

Ma perché, ministro Boschi, non dovremmo giudicare le politiche (anche) dai tacchi? E le donne tutte, e non solo quelle? Il problema non è avere un paio di scarpe leopardate ai piedi. Il problema è non avere una risposta all'altezza delle scarpe leopardate che si portano ai piedi. Tocca domarli, portarli in giro i tacchi, altrimenti sono loro che portano in giro te. Guardi Theresa May, ripensi al motto di Daniela Santanchè e alla sua difesa oltranzista dello stiletto: «I tacchi logorano chi non ce li ha. Perché per portarli ci vogliono coraggio ed equilibrio», si ispiri ai tacchi vertiginosi ma perfettamente disinvolti di Michela Vittoria Brambilla.

Che male c'è, ministro Boschi, a giudicare anche dalle scarpe? Le scarpe ci somigliano. A lei, ministro Boschi, somigliano i plateau spuntati e maculati, a Rosy Bindi quelle comode, severe e vagamente esauste da moglie di tranviere. A Victoria Beckham le sue décolleté smodate perché con il tacco rasoterra non riesce a concentrarsi. È guardando i negozi di scarpe cresciuti come funghi a Vigevano che Giorgio Bocca scoprì il boom economico. Le scarpe di Imelda Marcos (che un giorno tentò di giustificarsi: «Non è vero che possedevo 3.000 paia di scarpe, ne avevo solo 1.060»), spiegarono le Filippine più di decine di editoriali del New York Times. E fu lanciandogli una scarpa in una conferenza stampa che gli iracheni spiegarono a Bush che cosa pensavano di lui. Regalando una scarpa prima del voto e un'altra dopo, Lauro costruì un'intera carriera a Napoli. Ed è su Ghino di Tacco (il brigante medievale) che Craxi e Scalfari costruirono la loro: il primo usandolo come pseudonimo per i suoi articoli su l'Avanti!.

I tacchi ci hanno spiegato tutto di Carl Lewis, di Miguel Bosè e di Gianluca Vacchi: perché un uomo sì e una donna no? C'è più ipocrisia in una ballerina che in un'intera scuola di danza. E a proposito di danza... Ginger Rogers li ha indossati come un handicap perché sulla scena faceva tutto quello che faceva Fred Astaire, e per di più lo faceva sui tacchi alti. Le scarpe contano di più per quello che «direbbero se»: ve l'immaginate la Binetti in tacco 12 e la Gruber con le Birkenstock? Sui tacchi di Berlusconi e della Santanchè la sinistra ci ha campato vent'anni. E allora? Adesso improvvisamente è proibito parlarne o inquadrarli in tv? Adesso improvvisamente non assomigliano più a chi li indossa? Ma perché le donne in generale (e le ministre in particolare) possono calzare quel che resta di un coccodrillo, ma chi se le trova di fronte deve fingere di non notarlo. Che poi è per essere notate che ci si arrampica sui tacchi.

E poi, ministro Boschi, molto meglio l'esibizione del tacco che il bacio della pantofola.

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