Cronache

Cari romani, il bus rincara ma non fate i portoghesi

Il prezzo è aumentato di cinquanta centesimi, proprio come a Milano. E torna lo slogan "trasporti gratis". Ma solo chi paga può protestare

Cari romani, il bus rincara  ma non fate i portoghesi

Cari amici romani, sono un milanese che da anni - pur usando l'automobile quanto è necessario e anche un po' di più - gira con un abbonamento annuale all'Atm, la nostra Atac. Insomma sono un forte utilizzatore dei mezzi pubblici e, lo ammetto, relativamente soddisfatto. Potete perciò immaginare come reagii quando, un anno fa, il sindaco arancione Giuliano Pisapia appena eletto, istigato dal potentissimo e spietato assessore al Bilancio Bruno Tabacci, annunciò un aumento iperbolico del biglietto: da un euro a un euro e mezzo, inaudita mazzata del 50 per cento in più, nessuno aveva mai osato tanto. È esattamente quello che accade a voi: da ieri il biglietto costa un euro e 50. E questo mi porta, una volta tanto, a solidarizzare con i romani.

La comprensione, però, finisce qui. Vengo a sapere infatti di proteste vivacissime davanti alla sede della vostra azienda di trasporto pubblico e perfino di esplicite e rumorose istigazioni all'evasione dal biglietto, a viaggiare gratis al grido di «Atac non ti pago». Un aperto invito, insomma, a fare i «portoghesi». D'altra parte voi certo ricordate che in realtà i «portoghesi» erano romani: ricordate infatti quell'episodio del XVIII secolo, quando l'ambasciata di Lisbona a Roma invitò i concittadini lusitani ad assistere gratis a uno spettacolo, bastava denunciare la nazionalità portoghese. Cosa che i romani, per non pagare, fecero in massa. Così come in massa già da tempo viaggiano gratis sui mezzi dell'Atac, senza sentire il bisogno di ulteriori sollecitazioni. Ma, francamente, anche a Milano non si scherza, giacché pare che qui da noi l'evasione dal biglietto sia di più del 20 per cento - e non si tratta solo di rom e immigrati clandestini, come sostiene qualcuno.

Comunque, cari amici romani, quando la bulimica coppia Pisapia-Tabacci annunciò la stangata -insieme a una lunga teoria di altri aumenti, a cominciare dall’odiata addizionale Irpef- ci lamentammo, protestammo, sbraitammo, da parte mia ne scrissi di tutti colori sulle pagine milanesi di questo giornale, ma nessuno, proprio nessuno si sognò di istigare all'evasione - semmai, anzi, temevamo che l'aumento la incrementasse - e alla fine, con la nostra solita civica tolleranza, col consueto doverismo ambrosiano, pur pagando di più continuammo a viaggiare Atm. Anzi l'introduzione di una nuova diavoleria della strana coppia di Palazzo Marino, la famosa Area C (ingresso a pagamento nel centro storico) ci costrinse a usare i mezzi pubblici più di prima.

Già conosco la vostra replica: «Ma a Milano tram bus e metrò funzionano, a Roma no». Il fatto è, cari amici romani, che non è certamente omettendo di pagare il biglietto che il servizio dell'Atac potrà migliorare. Mi dicono che dalle vostre parti alcune frange estremiste, neppure tanto minoritarie e marginali, perseguono da tempo l'utopia del trasporto urbano gratuito. Ebbene sappiate che sarebbe un disastro. Ci provò negli anni '70 la efficientissima e rossissima Bologna. L'esperimento durò pochi mesi creando pesanti problemi di bilancio al Comune gioiello del Pci, che dovette fare una precipitosa marcia indietro. Insomma, se il servizio dell'Atac non vi soddisfa, sappiate che se smetterete di pagare il biglietto, non potrà che peggiorare. Il fatto poi che quell'azienda sia imbottita di assunzioni clientelari e costituisca una specie di riserva elettorale (da sempre, non prendetevela solo con Alemanno), rappresenta solo un elemento polemico e propagandistico in più ma non cambia i termini della questione, sia dal punto di vista del senso civico da quello economico.

Che fare allora? Pagare, cari amici romani. Pagare e pretendere con sempre maggior forza un servizio migliore, protestando in ogni occasione, denunciando tutto il denunciabile, organizzando anche qualche class action, cioè azioni legali collettive contro l'azienda, insomma, inventandone di tutti colori ma pagando il biglietto. Perché è giusto.

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