Il caso Parma e l'inceneritore che ha bruciato Grillo e M5s

Il caso Parma e l'inceneritore che ha bruciato Grillo e M5s

La guerra agli inceneritori porta male ai Cinque Stelle, a giudicare da quanto accadde nella prima città da loro conquistata, Parma. Era il 2012. Il M5s candidò Federico Pizzarotti, un giovane outsider, come outsider erano e in gran parte sono ancora tutti i loro candidati. Il punto principale del programma era uno slogan: «No Iren». Cioè no al termovalorizzatore che la Iren aveva appena ultimato a Ugozzolo, alla periferia di Parma, a lato dell'autostrada. Si diceva che inquinava, che era inutile, vecchio, sorpassato, insomma si dicevano tutte le cose che dicono adesso Di Maio e compagnia cantante. Grillo venne a Parma più volte per sostenere Pizzarotti, riempì le piazze, il confronto con le manifestazioni dei rivali fu impietoso, si capiva che il vento stava soffiando forte dalla sua parte. Pizzarotti arrivò secondo al primo turno con il 19 per cento, ma stravinse il ballottaggio contro il candidato del Pd e diventò sindaco. Fu la prima grande vittoria grillina. Era maggio.

A settembre Beppe Grillo tornò a Parma per il «Dies Iren», la grande manifestazione che avrebbe dovuto sancire il definitivo «no» del popolo parmigiano al termovalorizzatore, o inceneritore che dir si voglia. Arrivò su un Suv con i vetri oscurati, quando scese le prime parole furono «giornalisti carogna», giusto per dire che l'ossessione è di vecchia data. «In Italia non ci sono giornali liberi tranne il Fatto Quotidiano», disse. Aggiunse - in un piazzale della Pace però semivuoto, questa volta - che era lì per tutelare la salute dei cittadini perché l'inceneritore fa male, anche se appunto, «il vero cancro è l'informazione». E comunque, la Iren secondo Grillo avrebbe fatto «diventare Parma come Napoli». E dunque: «L'inceneritore non deve partire». Anzi, assicurò: «A Parma l'inceneritore non lo faranno mai. E se lo faranno, dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti». Non sul suo, naturalmente.

Ma Pizzarotti, una volta diventato sindaco, si rese subito conto che l'inceneritore, già bell'e pronto, non poteva essere bloccato. Il Comune non aveva il potere di bloccarlo, e poi sarebbe costato troppo fare marcia indietro. E comunque. La nuova giunta pentastellata si accorse ben presto che l'impianto (il quale, stando a tutti i controlli, inquina migliaia di volte meno della vicina autostrada) è utile eccome. È una balla che se la gente si comporta bene con la differenziata, l'inceneritore non serve. L'impianto di Ugozzolo è andato aumentando sempre più i rifiuti da distruggere, nel 2017 è arrivato a 154mila tonnellate, nonostante Parma e provincia siano una delle aree più virtuose quanto a raccolta differenziata: 77,6 per cento in città e 76,5 negli altri 35 comuni del Parmense che portano la monnezza a Ugozzolo. Ma l'impianto riceve rifiuti anche da altre province, e perfino la Roma della sindaca Raggi alla fine dell'anno scorso aveva ipotizzato di mandare i propri a Parma.

Insomma, è finita così. È finita che la Iren fa utili, il Comune riceve contributi importanti e il disobbediente Pizzarotti (di certo il migliore, fra gli amministratori pubblici eletti con il Movimento) è stato espulso dal comico e dal suo cerchio tragico. Non è però diventato cadavere come Grillo aveva profetizzato, anzi: nel 2017 ha rivinto, con una sua lista civica, le elezioni ed è stato confermato sindaco, mentre il M5s è scomparso dal consiglio comunale: zero eletti.

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