Cattolici, i tradizionalisti non conoscono crisi vocazionale

Se la Chiesa cattolica vive una crisi numerica e vocazionale, i tradizionalisti aumentano per fedeli aderenti e per sacerdoti ordinati

Cattolici, i tradizionalisti non conoscono crisi vocazionale

"L’uomo religioso nasceva per essere salvato. L’uomo psicologico nasce per essere contento". É una frase di Philip Rieff, che è cara a quelli che vengono chiamati tradizionalisti. Per una disamina sulla presa delle realtà cattoliche oltranziste in dottrina, si può partire da questo aspetto: dalla critica ad una Chiesa che viene percepita come sempre più simile al mondo, quindi dal distacco con un approccio definito, ancora oggi, "modernista". E dalle esigenze spirituali di chi ricerca una dimensione solo o per lo più spirituale.

Se la crisi vocazionale interessa Roma e gli altri centri del cattolicesimo universale - si parla di seimila sacerdoti in meno nell'arco di un trentennio - il "fronte tradizionale", che esula persino da chi in questi anni ha portato avanti preoccupate critiche sulla "confusione imperante", non può dire lo stesso. Anzi, tenendo conto delle dovute proporzioni, si può parlare di una vero e proprio incremento di coloro che si avvicinano o aderiscono. Membri del clero o no che siano. Per quanto i fenomeni scismatici odierni si riducano ad un unico caso: quello della Fraternità San Pio X, che è nata agli inizi degli anni 70'.

Stando a quanto riportato dalla edizione odierna de La Verità, i lefebvriani - così come vengono chiamati per via del cognome del loro vescovo fondatore - possono vantare numeri di tutto rispetto. Questo almeno rispetto alla statistica originaria. In alcune fasi di questo pontificato, sembrava che la ferita potesse essere risanata. Ma le perplessità sul Concilio Vaticano II sono sempre quelle. Tanto che il titolo dell'ultima intervista rilasciata dal superiore generale Davide Pagliarani è: "Una Chiesa che funziona al contrario". Con Jorge Mario Bergoglio sul soglio di Pietro, per un po' c'è stata la sensazione che lo spirito unitario potesse prevalere, ma leggendo le affermazioni rilasciate dal vertice dei lefebvriani pare di poter dire che nulla, in fin dei conti, sia cambiato dai tempi della rottura ad oggi: "Amoris Laetitia rappresenta, nella storia della Chiesa di questi ultimi anni, quello che Hiroshima e Nagasaki rappresentano per la storia del Giappone moderno: umanamente parlando, i danni sono irreparabili", ha dichiarato meno di un mese fa.

E non siamo neppure dalle parti di chi solleva dubbi sul fatto che Joseph Ratzinger abbia davvero rinunciato al pontificato. Quello è tutto un altro emisfero ecclesiastico. Poi la fonte sopracitata sottolinea il caso dell'istituto Mater Boni Consilii: pure questo insieme di fedeli, che si distingue dai lefebvriani per via del mancato riconoscimento formale del vescovo di Roma, può raccontare di aver assistito ad una crescita esponenziale. Vale comunque la pena rimarcare la relatività dell'analisi quantitativa: il "boom" è basato soprattutto sui quasi 700 sacerdoti lefebvriani incaricati nei tempi odierni. Non siamo dinanzi un'invasione. Ma un fenomeno legato ai tradizionalisti esiste e va tenuto in considerazione.

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