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Referendum, le toghe tentano il blitz

Mina giudiziaria: la Cassazione "riscrive" il quesito. Nel collegio l'ex Pd Ferranti

Referendum, le toghe tentano il blitz
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Nel giorno in cui Sergio Mattarella rappresenta l'Italia nel mondo all'inaugurazione dell'Olimpiade invernale Milano-Cortina 2026 dalla Cassazione arriva un atto di pirateria istituzionale che costringerà il Colle a riscrivere il Dpr del 13 gennaio scorso. A firmarla c'è anche una toga rossa: l'ex parlamentare Pd Donatella Ferranti, tornata al Palazzaccio nel 2018 dopo una parentesi come segretario generale del Csm. Sulla pronuncia che cambia il quesito del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione tra pubblici ministeri e giudici ed istituisce due Csm per le rispettive carriere e l'Alta Corte disciplinare, approvato il 18 novembre dalla Cassazione, c'è l'impronta digitale di chi ha partecipato a questo sistema di potere e porte girevoli che il centrodestra vuole cambiare. Altro che 'indipendenza della magistratura.

Nonostante l'ammissione della richiesta referendaria dei partiti di maggioranza e minoranza l'Ufficio centrale della Cassazione (di fatto smentendo sé stesso e il Quirinale) ha accettato di riformulare il quesito che aveva approvato aggiungendo - su indicazione del comitato di 15 giuristi guidati dall'avvocato Carlo Guglielmi - gli articoli della Costituzione che la riforma modifica.

Il quesito dovrebbe cambiare così: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?.

Se in caso di referendum abrogativo la formulazione del quesito è fondamentale, perché è autoapplicativo (il testo del quesito "diventa" legge) nel caso del referendum confermativo c'è solo un "Sì" o un "No" a una legge del Parlamento che non muta. Perché allora questo sgarbo al Colle? La decisione della Cassazione apre in teoria anche al rischio che il quesito possa ulteriormente cambiare se nuovi comitati referendari dovessero presentare altre 500mila firme, alla faccia della più genuina interpretazione della legge 352 del 1970, dato che nel momento in cui il Parlamento ha indetto il referendum abrogativo, chiesto da almeno un decimo degli eletti, è chiaro il promotore del quesito. Chi presenta le firme dopo questa indizione non può aspirare al rango di promotore. Secondo la Cassazione le cose non starebbero così, perché ogni comitato che raccoglie le 500mila firme necessarie merita la stessa dignità (e potrà incassare un euro a firma, cosa non da poco).

Il Quirinale adesso dovrà dunque annullare il Dpr del 13 gennaio scorso e modificare il quesito referendarioo basta un Dpr "integrativo"? Slitta la data del 22 e 23 marzo? La palla passa a Palazzo Chigi (e a ruota al presidente della Repubblica), che potrebbe semplicemente cambiare il quesito lasciando invariata la data. Su questo i giuristi sono divisi: "Stabilito che occorre rimodulare il quesito, non c'è dubbio che slitti la data delle votazioni, perché quella data è incorporata nel decreto - dice il costituzionalista Michele Ainis - altrimenti quest'ultimo comitato potrebbe sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta". "A mio avviso questa questione è autonoma rispetto alla data - replica Stefano Ceccanti, costituzionalista di area Pd che sostiene il Sì - è lo stesso referendum già regolarmente indetto".

Anche se il governo si riunisse domani e il capo dello Stato firmasse il nuovo decreto, la data del voto dovrebbe cadere non prima del 29 marzo, domenica delle Palme. O al più tardi dopo Pasqua.

I comitati del "No" sono convinti che più tempo passa, più gli indecisi decideranno di bocciare la riforma. Un auspicio che trova poche conferme, se non una certezza: non è impedendo agli italiani di esprimersi con questi cavilli che la gente avrà più fiducia nella giustizia. Caso mai sarà vero il contrario.

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