Ghali sceglie la polemica anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina, ma tutti lo bocciano. Pur non essendo lui il protagonista della Cerimonia di apertura, ma solo uno degli ospiti di un evento straordinario che celebra lo sport, il trapper ha cercato di attirare l’attenzione.
Con proclami che poi hanno trovato sfogo in un brano con uscita calibrata. Un comportamento opposto rispetto al momento di tregua e di coesione invocato anche dal Papa.
Ghali le ha interpretate in altro modo. Ma il gioco stavolta era scoperto. «È davvero una vergogna che Ghali abbia pensato di sfruttare commercialmente la sua partecipazione alla cerimonia olimpica di questa sera», ha dichiarato il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi.
Voleva avere i riflettori e li ha avuti e così ecco che il nuovo singolo, pubblicato a sorpresa nella notte tra giovedì e venerdì a poche ore dalla Cerimonia di apertura, ha ottenuto un’ampia eco mediatica. Si chiama «Basta» e l’assenza di una copertina o anche di un minimo battage suggerisce che Ghali abbia approfittato della situazione di esposizione mediatica a seguito della polemica. «Basta, basta, free tutti i maranza», canta il trapper nel suo pezzo, uno slogan facile di rapida presa. Questa canzone era stata anticipata nel tour Gran Teatro insieme ad altri due brani inediti ed erano accompagnati dalla scritta «Finora ho soffocato le mie radici, ora basta».
Ma non è stato l’unico a dire basta. «Chi fa polemica vuol dire che non ha capito niente delle Olimpiadi: le Olimpiadi sono un momento di pace, di condivisione, di gioia, per cui se qualcuno non è contento rinunci e così siamo amici come prima», ha dichiarato il governatore lombardio Attilio Fontana. Il senso delle parole del presidente è lo stesso di quelle del ministro del Turismo, Daniela Santanchè: «Non parlo di polemiche perché oggi è una giornata di gioia, di orgoglio, di appartenenza e di italianità, chi fa polemiche se ne vada a casa». Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, invece, ha sottolineato che in un momento come questo «dedichiamo troppo tempo alle polemiche». Al fianco del trapper si è schierato invece Giovanni Barbera, membro della Direzione di Rifondazione Comunista, «il post di Ghali non è solo uno sfogo artistico, è un atto d’accusa politico che scoperchia il pentolone della propaganda di regime».