La prima cena dopo il lockdown ha il sapore della libertà vigilata

"Chissà se i clienti torneranno". Quando nei giorni scorsi ho contattato le decine di chef che sono sulla mia rubrica per sapere da loro come si avvicinavano alla riapertura, che proprio in quelle ore sarebbe diventata ufficiale, molti di loro sono ruzzolati in questo angoscioso oroscopo

«Chissà se i clienti torneranno». Quando nei giorni scorsi ho contattato le decine di chef che sono sulla mia rubrica per sapere da loro come si avvicinavano alla riapertura, che proprio in quelle ore sarebbe diventata ufficiale, molti di loro sono ruzzolati in questo angoscioso oroscopo. Il mantra è più o meno questo: sì, d'accordo, io mi adeguo alle regole, distanzio i tavoli, alcuni li metto in magazzino, dimezzo o quasi i coperti, compro mascherine, guanti, gel igienizzanti, lascio qualche dipendente in cassa integrazione, archivio i menu tradizionali e li stampo su fogli usa-e-getta, piazzo il plexiglas alla cassa, mando a memoria i dispositivi di tre o quattro decreti, imparo a muovermi nel mio locale come fosse una pista da ballo, faccio tutto questo. Ma poi: se non viene nessuno? Ecco: se nessuno vorrà nelle prossime settimane o mesi andare a mangiare fuori? Nessuno di noi sa come andrà davvero questa grande storia triste, nessuno sa fare l'oroscopo a questo settore fatidico per il made in Italy, nessuno è (g)astrologo.

Proviamo a leggere nella testa e nel cuore degli italiani e immaginiamo che la gran parte di loro sarà attratta da due forze uguali e contrarie: da un lato la voglia matta di tornare alla normalità, a schizzarsi la cravatta di sugo, di uscire con la compagna o con la comitiva di amici, di mangiare la pizza marinara dopo decine di fallimentari prove casalinghe. Dall'altra la paura del contagio, il timore che l'esperienza si rivelerà frustrante, la poca voglia di sottomettersi a troppe regole in quello che è sempre stato il territorio del godimento, la preoccupazione di non bere troppo per non rendere irrealizzabile quella filiera di gesti che soli possono darci diritto alla libertà condizionata. E poi, usciamo tutti da questa esperienza più poveri, molte persone non hanno lavorato in queste lugubri settimane di confinamento, hanno meno soldi da spendere. Sicuri che vorranno farlo per una «carbonara», fosse pure fatta molto meglio di quella della moglie?

Da ieri possiamo vedere gli amici, e anche se il commovente Dpcm in carica continua a chiederci di non assembrarci in cene numerose, crediamo che molti di noi preferiranno una spaghettata in casa, o al massimo un delivery, con gli amici che non vedono da febbraio, per fare un po' come gli pare, senza mascherine e plexiglas. Che poi: che vino ci abbini al plexiglas?

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