Le cene a base di astice: così i militari incastrano agenti del carcere a Latina

Un ispettore (ora in pensione) provvedeva a consegnare i pizzini per conto dei capi malavitosi e organizzava scambi di cella, per permettere loro di incontrarsi

Le cene a base di astice: così i militari incastrano agenti del carcere a Latina

Dodici mila euro in sei mesi. Sarebbe stata questa la somma pagata in cambio di una permanenza di lusso nel carcere di Latina. Questa mattina, i carabinieri hanno dato esecuzione a 34 misure di custodia cautelare. In manette sono finiti i capi della malavita, facenti parte di due organizzazioni criminali e due agenti della polizia penitenziaria. Le ipotesi di reato sono spaccio, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, corruzione, falso ideologico e altri reati.

La maxi operazione di oggi è il risultato delle indagini iniziate nel 2017, che hanno portato alla luce due organizzazioni criminali, una interna e una esterna al carcere di Latina. Dall'interno, i capi della malavita organizzavano azioni criminali, che poi tramandavano all'esterno, dove i malviventi si dedicavano allo spaccio di droga. Secondo quanto riporta AdnKronos, le indagini sarebbero parite da una cena a base di astice consumata in carcere, che avrebbe insospettito i vertici della casa circondariale, spingendoli a segnalare la stranezza. Così, i carabinieri hanno avviato l'indagine, che ha visto coinvolti nei traffici illeciti anche due agenti penitenziari.

Dall'inchiesta è emerso che, per permettere ai capi della malavita di incontrarsi tra loro, gli agenti corrotti organizzavano scambi di cella. Inoltre, uno degli ispettori fungeva da "postino" per i criminali: sembra prestasse il cellulare ai detenuti, per permettere loro di impartire ordini all'organizzazione esterna al carcere, e consegnava pizzini per conto dei malavitosi. Non solo. Sembra, infatti, che uno degli agenti penitenziari fosse solito consumare droga con gli spacciatori, fuori dal carcere, e portasse hashish e cocaina all'interno della casa circondariale.

Tutti questi servizi sarebbero costati ai malavitosi 12mila euro in 6 mesi, intascati dall'ispettore accondiscendente, che aveva addirittura un proprio tariffario.