Ribaltata la sentenza del Tar: la Sea Watch 4 torna sotto sequestro

La nave dell'Ong tedesca dovrà rimanere ferma a Trapani: secondo i giudici amministrativi gli attivisti devono adeguare le condizioni della Sea Watch 4 alle normative vigenti

Ribaltata la sentenza del Tar: la Sea Watch 4 torna sotto sequestro

Attualmente è ancora a Trapani e probabilmente resterà lì ancora per diverse settimane: oggi infatti il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha messo nuovamente sotto sequestro la Sea Watch 4, la nave dell'Ong tedesca Sea Watch.

La sentenza, depositata nelle scorse ore, ha ribaltato quella stabilita dal Tar. La vicenda è nel settembre 2020, quando la nuova nave battente bandiera tedesca a seguito di un controllo della Guardia Costiera è stata raggiunta da un fermo amministrativo. La Sea Watch 4 è rimasta ancorata per diversi mesi a Palermo, fino al marzo scorso quando il Tar aveva invece disposto la sospensione del sequestro.

E infatti la nave ha potuto riprendere il largo. Il 4 maggio scorso il mezzo dell'Ong tedesca ha portato a Trapani 456 migranti, dando vita quindi a uno dei più importanti sbarchi degli ultimi mesi in territorio italiano.

Appena ieri su Twitter gli attivisti scrivevano di aspettare la fine della quarantena per l'equipaggio, disposta dopo lo sbarco, per ripartire. Ma non sarà così: “In assenza di specifiche prescrizioni sulle caratteristiche tecniche delle unità di salvataggio – si legge nella sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa – il servizio di pattugliamento, ricerca e soccorso in mare deve avvenire in condizioni di sicurezza per le stesse persone soccorse, per l'equipaggio (riguardo, tra l'altro, alla sufficienza dei servizi igienici e ad adeguate turnazioni del personale), per la navigazione, per l'ambiente, condizioni che allo stato non sono riscontrabili a bordo”.

In poche parole, prima di ripartire la Sea Watch 4 deve mettersi a norma. Questo per l'incolumità di tutte le persone a bordo, compresi i migranti raggiunti nel Mediterraneo centrale durante le missioni dinnanzi le coste libiche. Oppure, in alternativa, l'Ong dovrebbe procedere alla rimodulazione del suo servizio in base alle attuali condizioni strutturali della nave.

A presentare il ricorso contro la decisione del Tar dello scorso marzo, era stato il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sui social per adesso non sono stati rilevati commenti ufficiali da parte degli attivisti. L'unica dichiarazione in tal senso è arrivata da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch: “Ne prendiamo atto – ha dichiarato su La Stampa nelle scorse ore – fermo restando che per noi la partita vera si gioca a livello della Corte europea. Rileviamo comunque come prosegua l’accanimento della Guardia costiera nei confronti delle Ong”.

Il fermo applicato sulla Sea Watch 4 non è certamente il primo a riguardare una nave Ong. Al contrario, dal 2019 in poi sono diversi i mezzi raggiunti dai sequestri amministrativi. A dispetto di quanto narrato soprattutto dal centrosinistra, è dopo la fine dell'era Salvini al Viminale che si è arrivati a un aumento del numero dei fermi verso navi cosiddette umanitarie. Attualmente sotto sequestro c'è anche la nave spagnola Open Arms, ancorata dal 21 aprile a Pozzallo.

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