Ecco i numeri che smascherano le ipocrisie della sinistra sulle Ong

C'è un filo conduttore che lega l'operato sulle Ong tra Matteo Salvini e Luciana Lamorgese. Ecco i dati del confronto nell'operato dei due ministri

Ecco i numeri che smascherano le ipocrisie della sinistra sulle Ong

Sull’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini pendono dei procedimenti legati al caso Gregoretti e Open Arms. Si tratta di due questioni che hanno a che fare con le politiche attivate dal leader del Carroccio in fatto di immigrazione. In particolare, la linea del Viminale durante la “gestione” Salvini era quella di chiudere i porti alle navi con migranti a bordo senza prima avere un accordo con l’Ue in merito alla loro redistribuzione. Il suo successore, Luciana Lamorgese, con il governo Conte II ha attuato davvero una differente strategia?

Come ha agito Lamorgese con le Ong

Come si è comportato l’attuale ministro dell’Interno Luciana Lamorgese succedendo a Matteo Salvini? Andiamo a vedere.

C’è un primo caso emblematico che risale ad ottobre 2019 con Ocean Viking. Dopo dieci giorni di attesa in zona Sar libica con 104 persone a bordo, l’Ong di Sos Mediterranée ha lanciato un appello con la richiesta di poter avere un porto sicuro. Al contrario di tutte le altre volte dove al massimo, al terzo giorno, l’Ocean Viking è riuscita a far sbarcare i suoi migranti, questa volta ha atteso a lungo. Tracciando un bilancio delle vicende che si sono susseguite nei porti italiani è emerso che è cambiata la tattica ma non il fine. Se Matteo Salvini ha fatto ricorso alla misura del sequestro, la Lamorgese nel periodo analizzato,ha applicato quella del fermo amministrativo. La primavera seguente all’insediamento del nuovo ministro, è stata caratterizzata dall’applicazione di una serie di provvedimenti di fermo. Tra maggio e giugno dal Viminale è partita l’autorizzazione di tale misura nei confronti di Alan Kurdi e la Aita Mari. Stesso provvedimento per Sea Watch3 e Ocean Viking a luglio e a settembre per la Sea Watch4 e di nuovo per la Alan Kurdi. Ad ottobre il turno per la Louise Michel.

La continuità tra il governo Conte I e il Conte II

Il passaggio di consegne al Viminale, avvenuto nel settembre 2019, non ha quindi cambiato di molto le carte in tavola. Anche con Luciana Lamorgese le attività delle Ong sono state limitate. Tanto che diversi attivisti nel corso dei mesi successivi all'insediamento del Conte II hanno criticato la maggioranza giallorossa. Il ministro Lamorgese ha però in qualche modo provato a raffreddare gli animi. La riforma dei decreti sicurezza voluti da Salvini, arrivata nell'ottobre 2020, è andata in questa direzione: dare una parvenza di discontinuità tra il suo operato e quello del predecessore. Discontinuità che però, nei fatti, è molto più ridimensionata di quanto la ricostruzione politica e mediatica di questi mesi ha portato a pensare.

È stata la stessa Luciana Lamorgese, nel corso della sua audizione sul caso Gregoretti rilasciata nell'udienza del 19 febbraio scorso, a parlare di continuità: “C'è una continuità di azione fra casi Diciotti, Gregoretti e Ocean Viking”, si legge nella sua risposta data al Gip di Catania Nunzio Sarpietro, il quale aveva chiesto l'eventuale esistenza di differenze tra i tre casi in questione. Non solo. Sempre nel corso dell'audizione del 19 febbraio, l'attuale ministro dell'Interno ha dichiarato che “a volte le navi Ong si fermano anche tre o quattro giorni – si legge – per recuperare il più possibile quelli che sono in difficoltà”. Un'affermazione che sembrerebbe coincidere con quelle, pronunciate ad esempio da Luigi Di Maio nell'aprile 2017, secondo cui le Ong lavorano come “taxi del mare”.

Il caso Gregoretti e Open Arms

Il 26 luglio 2019 alla nave Gregoretti, ferma in rada nelle coste orientali della Sicilia con a bordo 140 migranti recuperati pochi giorni prima a largo della Libia, viene comunicata l’impossibilità di far sbarcare gli stranieri sulla terraferma . La decisione è arrivata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’intento del capo del Viminale era quello di assegnare un porto sicuro solo dopo aver ricevuto rassicurazioni da parte dell’Ue sulla redistribuzione dei migranti. Arrivate le rassicurazioni richieste, il 31 luglio la nave ha avuto l’ok per far sbarcare i migranti nel porto di Augusta. Poco dopo la procura di Siracusa ha aperto un fascicolo d’inchiesta dove Matteo Salvini è risultato indagato per abuso di ufficio e sequestro di persona. Da qui si è avviato l’iter che ha portato al procedimento nei confronti del leader della Lega che è tutt’ora in corso. Stesso copione con il caso Open Arms. Tra il primo e il 10 agosto del 2019 la nave Ong battente bandiera spagnola aveva recuperato in tre diverse operazioni a largo della Libia 161 migranti avvicinandosi a Lampedusa. Nessuna notizia su dove far sbarcare gli stranieri. Malta aveva vietato l’ingresso nel proprio porto e in Italia, sempre Matteo Salvini, ne aveva vietato pure l’ingresso dichiarandosi pronto a sequestrare il mezzo in caso di violazione delle sue disposizioni. In quel frangente è intervenuta la procura di Agrigento con un’ispezione a bordo della nave e ne ha disposto il sequestro. Fatti sbarcare i migranti si è aperta anche in questo caso un’indagine nei confronti di Matteo Salvini per abuso di ufficio e sequestro di persona. Poi l’avvio del procedimento che tutt’ora è in corso.

Le accuse contro Salvini

Il blocco degli sbarchi dalle navi con migranti a bordo e il divieto di ingresso imposto ai mezzi delle Ong, hanno attirato contro l'ex ministro dell'Interno una vera e propria campagna di critiche. Le azioni delle procure sui casi Gregoretti e Open Arms hanno rappresentato in tal senso soltanto la punta di un iceberg. Salvini è stato accusato, non solo dalle Ong ma dal centro – sinistra e da una parte dei media, di aver portato avanti una politica contraria a volte ai principi umanitari. Questo soprattutto perché il leader del carroccio da ministro dell'Interno ha più volte fatto attendere in mare le navi delle Ong. Un comportamento che, secondo i suoi detrattori, avrebbe creato dei pericoli per i migranti.

Dal canto suo Matteo Salvini si è sempre difeso sottolineando che “mai nessuno, durante questi presunti sequestri, si è fatto male – come si legge in una dichiarazione resa a margine di una delle udienze sul caso Gregoretti – abbiamo fatto ciò che gli italiani ci chiedevano”. Tuttavia, prima e dopo la sua esperienza al Viminale, Salvini si è guadagnato la fama di principale esponente anti Ong. Si è aperto così un braccio di ferro che l'allora ministro dell'Interno ha portato avanti anche sul fronte politico, specialmente dopo l'approvazione, da parte della maggioranza a sostegno del governo Conte I, dei decreti sicurezza. In base a quelle norme, sono infatti scattati i divieti di ingresso in acque italiane delle navi Ong, più volte poi sequestrate dalle autorità giudiziarie. Ad ogni modo la vera differenza tra la visione di Matteo Salvini e Luciana Lamorgese, sta più nella forma che nella sostanza. Questo è bastato però per mettere sulla graticola soltanto il primo, con tanto di processi giudiziari e politici ancora pienamente in corso.

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