Che ipocrisia il Montanelli "pacificato"

Il quotidiano di Eugenio Scalfari - fondato negli stessi anni di piombo e del piombo del Giornale, ma su barricate opposte - ha annunciato che fra pochi giorni cambierà la firma nella rubrica delle lettere dei lettori.

Che ipocrisia il Montanelli "pacificato"

Riprendiamo qui la battuta, perché leggerla ieri su Repubblica ci ha fatto scendere una lacrima. Non di commozione, di sangue. Il quotidiano di Eugenio Scalfari - fondato negli stessi anni di piombo e del piombo del Giornale, ma su barricate opposte - ha annunciato che fra pochi giorni cambierà la firma nella rubrica delle lettere dei lettori. Corrado Augias passa il testimone a Francesco Merlo. Il quale, ormai più repubblicano di tutte le firme di Repubblica, ringrazia, presenta il nuovo corso e commenta. Parlando di «Stanze» celebri nella storia del giornalismo nazionale, cita - e non potrebbe ignorarla - quella di Indro Montanelli. Ed ecco il passo falso. «Ho amato molto il Montanelli pacificato della Stanza, la rubrica che teneva sul Corriere dopo la stagione militante del Giornale», dice Merlo. «Pacificato». Che è un bellissimo sinonimo di «normalizzato». Per farlo - per pacificare, cioè normalizzare Montanelli - dovettero sparargli nelle gambe, dopo averlo costretto ad andarsene proprio dal Corriere che, nel '74, era ormai ostaggio delle fazioni più sindacalizzate, delle zarine, dei tromboni e degli Ottone. Una volta pacificato, a colpi di «fascista!» e di pallottole, ci credo che Montanelli divenne amabile. Altro che il Montanelli militante, quello scomodo, fastidioso, combattente. Meglio quello che se ne stava nella sua «Stanza», dove «era come entrare in camera sua, con il camino acceso, e ascoltarlo mentre ti raccontava il Novecento attraverso la sua vita». Questo sì, che è il vero giornalismo. Per Merlo. E per Repubblica.

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