Chi decide cosa è vero? Gli ‘scheletri’ dei fact-checker

Dichiarano indipendenza, ma hanno legami con gli enti che dovrebbero controllare. O che li finanziano. Cosa non torna dei siti di fact-checking

 Chi decide cosa è vero? Gli ‘scheletri’ dei fact-checker

Indipendenti da politica e istituzioni, scandagliano le notizie, verificano le fonti ed emettono il verdetto: vero o falso. E quando sbagliano, si correggono. Questa la policy dei più noti siti di fact-checking. In lotta perenne contro l’infodemia agiscono da implacabili fustigatori del male della disinformazione in nome della verità. Dai cacciatori di bufale ci si aspetterebbe totale indipendenza, distanza abissale da possibili conflitti d’interessi o da legami anche lontani con organizzazioni, enti pubblici o privati di cui si potrebbero trovare a verificare le affermazioni.

I più influenti siti italiani di fact-checking, Facta e Pagella Politica, sono entrambi testate giornalistiche registrate presso il Tribunale di Milano e fanno parte della stessa società, la The Fact-Checking Factory (TFCF) Srl. La TFCF nasce nel 2013 come Pagella Politica Srls (il cambio di denominazione è del dicembre 2020) da dieci soci (Pietro Curatolo, De Bernardin, Federica Fusi, Giorgio Gagnor, Amerigo Lombardi, Alexios Mantzarlis, Flavia Mi, Andrea Saviolo, Silvia Sommariva e Carlo Starace) con “l’obiettivo di monitorare le dichiarazioni dei principali esponenti politici italiani, al fine di valutarne la veridicità attraverso numeri e fatti”. Il sito, però, nato per “inserire una dose di oggettività nella dialettica politica italiana” è già online dal 3 ottobre 2012. Nel 2020 si aggiunge Facta, una sorta di spin-off di Pagella Politica che “allarga il suo campo di indagine a tutte le forme di disinformazione, qualsiasi sia il loro argomento”. Con un focus dedicato a Covid e vaccini (che aderisce a CoronaVirusFacts Alliance, un progetto per stanare le fake news sul virus finanziato da Facebook, Google e Whatsapp) e uno slogan inequivocabile: “Scegli a chi non credere”. Tra i finanziatori nel 2020: Facebook (all’interno del Third-Party Fact-checking Program), alcuni bandi promossi dall’International Fact-checking Network, l’agenzia di stampa Agi, l’emittente pubblica Rai e la Commissione europea.

Stessa proprietà, con sede a Reggio Emilia, stessi soci e stessa policy. Sul sito di Facta e Pagella Politica si legge: “Nessuno dei fondatori o dei membri dello staff fa parte di partiti e/o movimenti politici e non essere attivi in politica - in partiti, movimenti o gruppi di pressione - è uno dei requisiti fondamentali per lavorare o collaborare con Pagella Politica (stessa cosa per Facta, ndr)”. Bene. Quanto serve per allontanare anche il minimo sospetto che dietro alla lotta contro la disinformazione si celino forme di propaganda politica o di censura per veicolare verità di parte.

“L’indipendenza - sottolinea a ilGiornale.it Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’università Cattolica di Milano e membro della task force governativa contro le fake news - è l’essenza stessa della democrazia dell’informazione. L’autonomia e l’asetticità nei giudizi dovrebbero essere il primo requisito di un’informazione libera. Se l’informazione è prodotta da soggetti che fanno attività consulenziali o svolgono delle attività retribuite da parte di istituzioni o aziende delle quali poi parlano nei loro articoli, è evidente che c’è un condizionamento. D’altra parte anche nella deontologia giornalistica c’è il tema della commistione pubblicità e informazione, ma lì è più smascherabile: i giornalisti che fanno pubblicità vengono sanzionati dai Consigli di disciplina. A livello macro, nella dimensione della rete, dove ci sono tantissimi non giornalisti svincolati dalla deontologia giornalistica, questo tema del conflitto di interessi rischia di produrre degli effetti devastanti”.

E qui, a giudicare dai curriculum dei soci fondatori, i “soggetti che fanno attività consulenziali o svolgono delle attività retribuite da parte di istituzioni o aziende” sono parecchi. Da collaborazioni presenti e passate con enti internazionali dal profilo politico a consulenze governative retribuite, fino a ruoli operativi e decisionali in organi chiamati a decidere su stanziamenti di fondi. Gli scheletri dei fact-checker abbondano. Tutti consultabili su LinkedIn.

Silvia Sommariva è ricercatrice in carica dell’Oms (sul suo caso c’è anche un’interrogazione parlamentare del deputato del Carroccio Claudio Borghi) e consulente in monitoraggio dei social media all’Unicef, dove lavora anche un’altra socia: Flavia Mi. Giorgio Gagnor, dopo “un'esperienza in una banca d'affari”, ha lavorato “nel mondo della consulenza strategica tra Milano e Parigi”. Ora si è fermato in Lussemburgo dove è manager di Ferrero. Carlo Storace, bocconiano, anche lui con trascorsi all’Onu è passato da una società tedesca di consulenza strategica alla MSC (Mediterranean Shipping Company) di Charleston, per approdare all'International Renewable Energy Agency (IRENA) di Abu Dhabi. Daniele De Bernardin, oltre a essere anche analista politico presso Openpolis, da luglio 2020 si è aggiudicato un contratto da 60mila euro annui come consulente del dipartimento della transizione digitale della presidenza del Consiglio. Anche Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica, vanta un legame ‘governativo’. Fa parte della task force contro le fake news istituita un anno fa dall’allora sottosegretario all’Editoria Andrea Martella.

Amerigo Lombardi ha collezionato stage alla Commissione europea e all'ambasciata Italiana a Zagabria, ha lavorato per una fondazione politica a Bruxelles e all'ufficio Ilo (un’organizzazione dell’Onu che promuove i diritti umani) di Budapest. Ora è rientrato in Italia e si occupa di “politiche sociali e politiche del lavoro”. Andrea Saviolo, dopo un passaggio alla Nato e all’ambasciata italiana di Sarajevo, lavora presso la Direzione generale per i negoziati di vicinato e allargamento della Commissione europea. In pratica, collabora alla stesura della pianificazione del bilancio comunitario e ai negoziati con gli Stati membri e il Parlamento europeo. Anche Pietro Curatolo, come Saviolo e Lombardi, ha lavorato per la Commissione europea, promotrice del bando di finanziamento Horizon 2020 (grant agreement n. 825469). Vinto dal progetto europeo SOMA di cui fa parte anche la società proprietaria di Pagella Politica e Facta, beneficiaria di un contributo di quasi 180 mila euro.

Infine Alexios Mantzarlis, dopo un passaggio all’Undp (Onu), ha lavorato al The Poynter institute come direttore dell’International Fact-Checking Network. Un ente che puntando a costituire una sorta di rete globale dei fact-checker ne certifica l’attendibilità. Sia Pagella Politica che Facta l’hanno ottenuta, insieme a una serie di finanziamenti stanziati dallo stesso Ifcn. Mantzarlis, a scanso di equivoci, ha dichiarato il conflitto di interessi, assicurando di svolgere per il sito italiano di debunking un ruolo di mera consulenza informale. Un conflitto risolto nel 2021, quando è diventato policy advisor per Google (tra i finanziatori del Ifcn per cui lavorava prima).

Lo stesso colosso del tech che proprio il 2 aprile scorso in occasione della Giornata internazionale del fact checking, ha stanziato 25 milioni di euro per il Fondo europeo per i media e l’informazione che promuove ricercatori, fact-checker, organizzazioni no profit e altre realtà in prima linea per combattere la disinformazione. A valutare e selezionare i progetti sarà l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO), un progetto della Commissione europea istituito lo scorso anno e di cui la stessa Pagella Politica è già partner. Legami, nomi che ritornano, progetti, finanziamenti, ruoli che si sovrappongono, legittimi, ma che sollevano qualche domanda altrettanto legittima. La dichiarata indipendenza da “politica, movimenti o gruppi di pressione” come ne uscirebbe da un’operazione di fact-checking auto applicata?

Un fact-checker firmatario all’Ifcn Code of Principles, il codice etico del network internazionale (a cui in Italia aderiscono solo Pagella Politica, Facta e Open) “è tenuto - ci spiega David Nebiolo di Agcom - a precisi impegni in materia di imparzialità”: “trasparenza”, “indipendenza dell’organizzazione di fact-checking e dei membri dello staff sia da partiti politici sia da organizzazioni potenzialmente attive in campagne di advocacy su specifici temi di interesse pubblico” e “correction policy onesta e aperta”. Requisiti rigidi che, se violati, comporterebbero la fuoriuscita dalla rete dei fact-checker.

Non solo. “La mancata adesione al Codice - sottolinea Nebiolo - non consente ai fact-checker di partecipare a numerosi programmi di finanziamento destinati ai soli firmatari del Codice e di prendere parte a programmi specifici di collaborazione con le piattaforme online, quali il Third-Party Fact-Checking Program di Facebook”. Un duro colpo per gli eventuali “trasgressori” di quell’indipendenza inattaccabile richiesta a chi decide cosa è vero. Che “difficilmente - aggiunge il responsabile dell’ufficio stampa dell’Agcom - supererebbe di nuovo la procedura di valutazione a cui deve sottoporsi per confermare la sua adesione al Codice”. Poi, però se, come riportato sopra, uno dei soci della testata da valutare è anche il direttore dell’ente che certifica (Alexios Mantzarlis era direttore dell’International Fact-Checking Network quando Pagella Politica ha ottenuto la prima certificazione nel 2017), qualche dubbio resta.

Alla richiesta di una spiegazione in merito, ci risponde via mail Giovanni Zagni. “Nessun socio di TFCF SRL, - scrive il direttore di Pagella Politica - la società proprietaria delle testate Pagella Politica e Facta.news, oggi lavora o fa consulenza per il governo italiano o per l’Oms. Tra i nove soci, una lavora per l’Unicef – l’organizzazione internazionale e non Unicef Italia, che è una Ong con statuto e funzioni diverse – e un altro presso la Commissione europea. Ci tengo a sottolineare che i soci di TFCF non hanno alcuna influenza sull’attività della redazione o sulla scrittura degli articoli – ad esclusione mia, che sono socio di minoranza oltre che direttore”. Sarà. Ma da quanto emerso dal fact-checking di cui sopra, per citare i loro slogan, verrebbe da chiedersi: “Vero”, “Pinocchio andante” o “panzana pazzesca?” Certo, ora “scegliere a chi non credere” potrebbe non essere così semplice.

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