Comandante dei carabinieri di Bergamo: "Dirompente quella fila di bare..."

Paolo Storoni, comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, in un'intervista all'Ansa ripercorre i drammatici momenti del trasferimento notturno delle salme verso altre città. "Serva per far riflettere chi non rispetta le regole"

L'immagine dei camion dell'esercito che, di notte, trasportavano via da Bergamo le bare di decine di persone decedute per il Coronavirus che non sono riuscite nemmeno ad avere un ultimo conforto dai propri cari, non la dimenticheremo mai.

Certamente, chi si è trovato in prima persona a fronteggiare un'emergenza del genere, ha vissuto suo malgardo un'esperienza che lascia il segno per tutta la vita. È quanto accaduto al colonnello Paolo Storoni, comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, che invita tutti i cittadini ad una profonda riflessione.

"Rispettate le regole"

"Come carabiniere e come cittadino mi auguro che quella immagine di camion militari in fila per le vie di Bergamo, certamente dirompente, serva per fare riflettere le persone che oggi si muovono in modo eccessivo e che non rispettano le prescrizioni emanate dalle autorità cittadine e sanitarie". Senza giri di parole, è questo il pensiero che il comandante ha rilasciato durante un colloquio telefonico con l'Ansa.

È lui che, in stretta collaborazione con l'esercito, ha fornito una decina di camion militari e diversi uomini gestendo e coordinando un intervento di straordinaria delicatezza nel pieno dell'emergenza da Covid-19. Il trasporto delle salme da Bergamo ad altre province italiane si è tristemente reso necessario perché nei cimiteri del comune lombardo non c'era più posto.

Cimiteri senza posti

"Sicuramente - riflette il comandante - quelle foto dimostrano una delle tante sfaccettature di questa emergenza. Mi auguro che sia utile". All'operazione di mercoledì notte, ha sottolineato Storoni, le forze armate hanno lavorato in modo sinergico sia per il trasporto logistico che per l'individuazione dei siti in cui fare arrivare le bare. "Purtroppo, il numero elevato di decessi - sottolinea ancora - ha comportato un numero elevato di salme che, chiaramente, le strutture cimiteriali non riuscivano a gestire".

Un supporto concreto, in sostanza, alle strutture civili in difficoltà per via della crisi sanitaria ma anche un aiuto alle famiglie, che in questo modo hanno risparmiato un costo (quello per il trasporto) che sarebbe stato molto oneroso.

"Noi, carabinieri ed esercito - conclude - ci siamo messi a disposizione. Perché, quando le strutture civili sono in crisi, lo Stato interviene con le forze armate e con lo strumento militare per dare vicinanza al disagio ed alle sofferenze della popolazione. E l'operazione di mercoledì lo ha dimostrato sicuramente".

La notte più buia, forse, è passata. La speranza è che, con l'avvicinarsi del periodo pasquale, possa esserci una resurrezione per Bergamo, la Lombardia e l'Italia intera.

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