Le condanne lievi per Charlie Hebdo ci fanno perdere la guerra dell'odio

Il problema è sempre lo stesso. La Francia, al pari dell'Italia e di tutti gli altri Paesi europei, continua a condurre una guerra adottando i codici di pace

Le condanne lievi per Charlie Hebdo ci fanno perdere la guerra dell'odio

Il problema è sempre lo stesso. La Francia, al pari dell'Italia e di tutti gli altri Paesi europei, continua a condurre una guerra adottando i codici di pace. E allora il risultato non può che essere quello di Parigi. Ovvero un processo farsa al termine del quale sei degli undici imputati per le stragi del gennaio 2015 alla redazione di Charlie Hebdo e al minimarket ebraico Hyper Cacher non vengono condannati per terrorismo, ma per associazione per delinquere. Invece di venir considerati membri di gruppi criminali pronti a seminar morte e paura vengono giudicati alla stregua di una banda di ladri o truffatori.

Il risultato lo conosciamo. Entro pochi anni saranno fuori di galera pronti a tornar in azione tra le file di qualche nuovo gruppuscolo jihadista. In questo modo è chiaro né la Francia, né gli altri Paesi europei potranno aver la meglio sul nemico. Come insegna la lotta condotta in Italia all'epoca delle Brigate Rosse il terrorismo si sconfigge adottando leggi speciali e affidandone l'applicazione a magistrati competenti arrivati a quell'incarico dopo aver maturato esperienza e competenza in quel tipo d'indagini. In quegli anni persino un'Italia mite e mansueta come quella della Democrazia Cristiana approvò la legge Reale. Nonostante le accese polemiche della sinistra e il tentativo di cassarla attraverso un referendum popolare, quella legge restò in vigore grazie al voto popolare che nel 1978 respinse con il 76 per cento la richiesta d'abrogazione. E provvedimenti ancor più duri vennero introdotti nel 1980 grazie alla legge Cossiga. E alle norme s'affiancò l'attività del Nucleo speciale antiterrorismo guidato con pugno di ferro dal generale Alberto Dalla Chiesa. Un nucleo capace sia di condurre indagini autonome, sia di tradurre in operatività le indicazioni dei magistrati. Quelle leggi e quel nucleo furono decisivi per sconfiggere le Brigate Rosse. Ad oggi nessun Paese europeo sta però applicando quel modello per combattere l'ancor più pericoloso e più internazionalizzato fenomeno jihadista. E così la mancanza di leggi adeguate rende impossibile l'incarcerazione di chi pur non partecipando direttamente alle azioni criminali ne rappresenta l'indispensabile cornice.

Ma per attualizzare la lezione italiana degli anni '70 è indispensabile pensare a cornici assai più vaste. Il terrorismo rosso, fatti salvi i legame con l'Olp e qualche connessione parigina, restò un fenomeno italiano. Il terrorismo jihadista - come insegnano Al Qaida e l'Isis - è un fenomeno con una dimensione essenzialmente mondiale a cui si affianca quella invisibile e virtuale sviluppata nella Rete. Per questo l'Europa, invece di pensare alla dimensione delle vongole, farebbe meglio a studiare l'introduzione di un quadro giuridico per l'antiterrorismo applicabile su tutto il suo territorio. Un territorio senza più confini dove, come abbiamo visto, cellule e lupi solitari si spostano agevolmente dal Belgio alla Francia, dalla Germania all'Italia, dalla Repubblica Ceca a Vienna. E vista la disponibilità con cui accettiamo le più disparate sentenze della Corte europea varrebbe forse la pena pensare anche a una «task force» di magistrati europei pronta, in futuro, ad applicare in tutta l'Unione un codice anti-terrorismo pensato e approvato in quel di Bruxelles. Certo affidare la lotta al terrorismo ad un Europa che nel 2015 impiegò mesi per garantire una risposta coordinata all'invasione dei migranti e che nel 2020 non ha neppure immaginato di offrire una risposta comune all'emergenza Covid può sembrare un azzardo. Ma esperienze come il processo di Parigi o la lotta ai volontari europei dell'Isis ci dimostrano quanto limitata e inadeguata sia ormai la risposta dei singoli Stati ad un terrorismo jihadista trasformatosi da oltre trent'anni in una piovra multinazionale.