Ecco perché chi muore di Covid è sempre più giovane

Se in Italia la situazione Covid va lentamente migliorando, si abbassa l'età media dei nuovi casi positivi, di chi finisce in ospedale e dei decessi: ecco quali possono essere le spiegazioni

Ecco perché chi muore di Covid è sempre più giovane

Alcune notizie sono positive, altre un po' meno: se i nuovi contagi sono in calo un po' su tutte le Regioni e negli ospedali si riducono, lentamente, i posti letto occupati, è anche vero che si abbassa l'età media dei nuovi positivi, dei pazienti ricoverati e di quelli che non ce la fanno.

Ecco i nuovi dati settimanali

"Il dato un po' più significativo è che questa settimana in tutte le regioni e province autonome abbiamo una decrescita" nell'incidenza di Covid-19, ha dichiarato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante la conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia Iss-ministero Salute. I contagi "negli Over 80 decrescono rapidamente. E decrescono più rapidamente delle altre classi di età - 70/79 e 60/69 - che continuano a decrescere ma gli ultraottantenni sono 'leader' di decrescita. E questo è un effetto della vaccinazione e del fatto che questa fascia di età è stato uno dei primi target che si sta raggiungendo nella copertura vaccinale", riporta Adnkronos. Però, accanto a questi numeri, il monitoraggio settimanale sottolinea come l'età media dei ricoveri sia scesa da 66 a 65 anni e quella dei contagi da 42 a 41 anni. E l'età media dei deceduti, che fino a giugno del 2020 era di 86 anni, adesso è scesa a 76. Anche la curva della mortalità, sebbene molto lentamente, comincia a calare.

Perché il virus colpisce un target più giovane

"C'è una decrescita dell'età mediana della diagnosi. Le persone che contraggono l'infezione continuano ad avere un'età mediana più bassa. La scorsa settimana era di 42 anni, questa settimana di 41. E la stessa cosa vale per il ricovero. Passiamo dei 66 anni della scorsa settimana ai 65 di questa", continua Brusaferro, che non si è soffermato a spiegare perché questo accade. Ma, per quel che sappiamo, le motivazioni possono essere almeno tre: la prima è che la vaccinazione copre con percentuali altissime i pazienti che l'hanno ricevuta, motivo per il quale le categorie più a rischio si ammalano molto di meno ed il virus colpisce maggiormente chi ancora non è stato vaccinato; le varianti hanno un ruolo fondamentale perché sono più contagiose del virus originale e colpiscono anche le fasce d'età più giovani, tant'è che anche se "c'è una decrescita" dell'incidenza di Covid-19 "un po' in tutte le fasce d'età", c'è "una leggera ricrescita nella fascia più giovane 0-9 anni. Anche se dobbiamo poi verificare bene i dati dell'ultima settimana", afferma Brusaferro. E poi c'è il discorso legato alle patologie: chi finisce in ospedale se la cava nella stragrande maggioranza dei casi ma tra gli obesi e le categorie a rischio ci sono anche tanti giovani sotto i 50 anni.

Il ruolo dei vaccini

Con la vaccinazione di massa si eliminerà il problema anche per le fasce d'età al di sotto dei 50 anni che, al momento, dovranno comunque aspettare il loro turno: da lunedì, infatti, si procederà alla prenotazione anche per gli over 50 come ha già annunciato il Commissario per l'emergenza Figliuolo. Intanto, però, i vaccini somministrati a chi ha più di 60 anni stanno dando un aiuto fondamentale: rispetto alla settimana scorsa, l'occupazione nei reparti ordinari è calata al 29% rispetto al 32% e le terapie intensive vedono un'occupazione media del 27% contro il 30% della settimana precedente. "In numeri assoluti - ha detto Brusaferro- si è passati da 2.748 a 2.423 ricoverati nelle terapie intensive, secondo dati al 5 maggio e per le aree mediche da 20.312 a 18.176 ricoverati. Questi sono segnali positivi per quanto riguarda soprattuto la resilienza", ha sottolineato, aggiungendo che "le percentuali ci consentono di vedere con chiarezza come sta crescendo rapidamente la copertura" vaccinale anti-Covid "un po' in tutte le fasce d'età. Ormai questa copertura sfiora quasi il 90% negli over 90 e over 80. E sono dati risalenti a due giorni fa".

Attenzione all'indice Rt

Anche se l'indice Rt è in leggera crescita, "questo significa che l'epidemia non sta ripartendo", tranquillizza Brusaferro. Il valore è di 0,89 ma si mantiene sempre sotto l'1, campanello d'allarme qualora si superasse quella soglia. "La curva in Italia è in decrescita: la decrescita in sé è sempre lenta ma il dato significativo è che in tutte le regioni si registra la decrescita", sottolinea. Distanziamento e mascherine: soltanto così, in attesa del proprio turno di vaccinazione, si possono salvaguardare e salvare i più giovani, anche quelli non a rischio.

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